Mer 2 Mar 2011 - 399 visite
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Il mestiere del diritto, il ‘dovere’ di leggere

Incontro pubblico a Unife sul libro ‘La manomissione delle parole’ di Gianrico Carofiglio. Interverrà l'autore

Federico D'Anneo e Andrea Pugiotto

“Se non si conosce la punteggiatura, si può essere giuristi?”. È la domanda che Federico D’Anneo, direttore della Scuola forense di Ferrara, porrà al magistrato e scrittore Gianrico Carofiglio, protagonista dell’incontro ‘Le parole dei giuristi’. La conferenza, che verterà sul libro di Carofiglio, ‘La manomissione delle parole’ (Rizzoli, 2010),  si terrà domani, giovedì 3 marzo, alle 17, presso l’Aula Magna del Dipartimento di Scienze Giuridiche, in corso Ercole I d’Este 37.
“’Manomissione’ – precisa Andrea Pugiotto, ordinario di Diritto costituzionale di Unife – è da intendersi in senso negativo, come corruzione del messaggio veicolato, ma anche positivamente, come istituto giuridico: ovvero quale restituzione di autenticità di significato alle parole”.
Alla base di questa iniziativa, aperta alla cittadinanza, ci sono alcuni dati che Tullio De Mauro ha raccolto nel suo libro ‘La cultura degli italiani’ (Laterza, 2010): 8 laureati su 100 non sanno scrivere (ne sono un esempio gli errori che costellano le prove scritte dell’esame di avvocato), 25 su 100 rischiano di regredire nell’uso della lingua, 21 su 100 non vanno oltre un livello minimo di comprensione nella lettura di un testo. All’origine di tale fenomeno, spiegano i linguisti, vi è il regresso nella pratica della lettura. Secondo l’Istat, il 55 per cento degli italiani non ha mai letto un libro. Tra i laureati (l’8 per cento della popolazione italiana, su una media europea che si aggira intorno al 20 per cento), uno su tre non possiede più di cento libri: quelli usati negli studi.
Un altro dato. Secondo l’ultima indagine comparativa internazionale sui livelli di alfabetizzazione della società adulta, l’Italia è al penultimo posto tra i paesi esaminati prima della Sierra Leone.
Alla luce di tali osservazioni, Pugiotto sottolinea: “questa iniziativa, che si inserisce in un percorso intrapreso da tempo dalla nostra facoltà, intende avvicinare il diritto, in modo non accademico, a tutta la cittadinanza. Ciò – spiega il professore – perché l’assenza di un’abitudine a leggere, non solo testi giuridici, da parte dei giovani avvocati, è solo l’aspetto di un fenomeno più generale, rappresentato dal declino culturale della società. Chi non legge – sostiene Pugiotto – non sa scrivere e, ancor meno, sa organizzare in modo chiaro il proprio pensiero. Questo incontro nasce perciò dalla primaria esigenza di diffondere la pratica della lettura tra cittadini e aspiranti avvocati. Ciò appunto perché “pensare” è il momento centrale della formazione dell’avvocato: la parola è  il suo strumento del mestiere”.

“Il diritto è linguaggio e il processo è fatto di parole – ribadisce D’Anneo –. Perciò se aumenta la cultura del giurista, aumenterà la chiarezza degli atti giuridici. Se avremo buoni giuristi, avremo quindi buoni cittadini: l’udienza è il luogo ove si parla e si ascolta, nel verbale si scrivono parole, nel verdetto il giudice “dice” la verità”.

L’incontro di giovedì prevede, dopo l’introduzione e i saluti di Giovanni De Cristofaro, direttore del Dipartimento di Scienze giuridiche, gli interventi del professor Pugiotto  e dell’avvocato D’Anneo.

L’incontro è organizzato dal Dipartimento di Scienze giuridiche dell’Università di Ferrara, in collaborazione con la Fondazione Forense Ferrarese, l’Ordine degli Avvocati di Ferrara e la Scuola Superiore dell’Avvocatura. Questa conferenza si inserisce inoltre nel ‘Progetto Libro – Libri per ragionare, libri per sopravvivere’, presentato un mese fa dalla Scuola superiore dell’Avvocatura, con l’obiettivo di promuovere la lettura nelle scuole forensi.

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