Sant’Agostino. Due condanne e un rinvio a giudizio per uccisione di animale. Un uccisione che poteva essere forse risparmiata o quantomeno avvenire in modo diverso, meno cruento. La vittima è una capretta, un “ovino”, per rimanere in linguaggio giuridico. La colpa è stata quella di sconfinare, lo scorso anno, in un podere privato.
Il proprietario del terreno ha fatto alcune ricerche per cercare di risalire al padrone dell’animale, ma senza esito. Così, si è recato in municipio dall’assessore competente. Questi, dopo aver svolto a sua volta vane indagini, ha dato il via alle pratiche per la soppressione.
A questo punto interviene il terzo uomo. Il cacciatore. Quello incaricato di premere il grilletto.
L’esito della storia, la morte della capretta, è scontato. Non altrettanto si può dire di quello processuale, che dopo l’esposto alla procura nato da una denuncia anonima, ha visto tenersi ieri in tribunale l’udienza per uccisione di animali con i tre protagonisti, assessore, cacciatore e agricoltore, davanti al gup Silvia Marini.
Assessore e agricoltori sono stati condannati in rito abbreviato a due mesi. Il cacciatore, invece, difeso dall’avvocato Pasquale Longobucco, ha scelto il dibattimento, convinto della propria innocenza. “L’arma usata – spiega il suo legale – non era una pistola come invece riporta il capo di imputazione, bensì un attrezzo apposito utilizzato per abbattere gli animali”.
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