La Coopcostruttori poteva essere salvata. Se non si fosse perdurato nell’atteggiamento ottimistico anche di fronte alla crisi, i normali meccanismi previsti dalla legge avrebbero potuto evitare il collasso. È un giudizio tranciante verso i vertici decisionali dell’ex colosso dell’edilizia argentana quello enucleato ieri in aula dai tre consulenti dell’accusa, Matteo Rossi, Gianluca Mattioli e Maurizio Palamidessi.
Tocca a Mattioli passare in rassegna tutte le certificazioni di bilancio dal ‘94 fino agli anni 2000. La lente di ingrandimento è puntata ancora una volta contro le “sentinelle” della crisi. le riserve tecniche. Di fronte alle riserve iscritte a bilancio, “le nostre conclusioni – spiega il consulente del pm – sulle certificazioni sono che il giudizio doveva essere avverso o impossibile da esprimere”.
E invece così non è stato, nonostante il memoriale di Dario Rossi sulle riunioni del ’97, “dove si trova scritto che “la società tende a ritenere come acquisite alcune riserve tecniche di importo non definito”. Nel ’98 – continua Mattioli – il realizzo dei valori iscritti a riserva tecnica non è quantificabile con ragionevole certezza: se le riserve tecniche sono messe a bilancio senza questa possibilità di quantificazione, vuol dire che è iscritta in violazione dei principi contabili”.
Metterle a bilancio permetteva in sostanza di fare un make up contabile. Questo perché, secondo l’accusa, “la continuità aziendale della cooperativa era dovuta al costante sostegno finanziario prestato dagli istituti di credito e dalle politiche di intervento degli amministratori”. “I bilanci – precisa Rossi – sono lo strumento che permette a una società in crisi di ottenere ulteriore credito da parte di fornitori e banche”.
In questo modo, però, “la presenza di relazioni di società di revisione – prosegue Mattioli – che mai sono arrivate a esprimere un giudizio avverso, ha posto il soggetto preposto alla vigilanza nelle condizioni di non segnalare le gravi situazioni di negatività. Nel memorandum di Dario Rossi si capisce come un giudizio avverso o l’impossibilità di esprimere un giudizio avrebbe messo in difficoltà anche l’organo di vigilanza, riducendo il collegio sindacale al ruolo di pura elencazione di osservanze alle disposizioni di legge”.
Anche nel 2002, “nonostante la preoccupazione in sede di bilancio, il collegio sindacale ritenne di intervenire. Così la situazione finanziaria è peggiorata e ha raggiunto livelli difficilmente sostenibili”.
Nel pomeriggio, al termine dell’esame, è stato lo stesso presidente del tribunale collegiale Francesco Caruso a rivolgere delle domande ai consulenti. La crisi avrebbe potuto avere modi di risoluzione alternativi se si fosse presa coscienza di una situazione di vera e propria crisi? “Si sarebbe potuto intervenire – risponde Rossi – con i meccanismi previsti in questi casi che possono portare anche al salvataggio dell’azienda. Il perdurare di questo atteggiamento ottimistico ha portato invece al dissesto finale”.
A margine dell’udienza parla ai giornalisti anche Lorenzo Valgimigli, difensore di Renzo Ricci Maccarini, l’ex vicepresidente. “Nessuna novità – dice con riferimento alle parole dei consulenti -, sono state riproposte le conclusioni delle indagini della procura. Sulle riserve tecniche si procede in modo assiomatico: si dice che per definizione sono incerte nei tempi e nelle entità e quindi non rispettava il criterio della ragionevole certezza. Mi sembra un ragionamento che non tiene conto della fondatezza delle singole questioni”.
Francesco Licitra, consulente di Giovanni Donigaglia, ha invece “l’impressione che i consulenti abbiano lavorato con la tecnica dello zapping, passando dalle conclusioni della guardia di finanza, a quelle del collegio sindacali ad altre ancora, ma le loro personali conclusioni non le ho capite. La fonte cui fare riferimento sono i libri contabili e che sia incerta la data di riscossione di una riserva tecnica è insita nella natura della riserva stessa”.
Sempre ieri è stato acquisito con riserva il filmato dell’assemblea dei soci del ’99, nella quale Dario Rossi parla del bilancio appena concluso. Alla prossima udienza dovrà intervenire la persona che filmò personalmente la riunione per “certificare” il documento visivo. È stato infine nominato il perito del tribunale per esaminare la contabilità della cooperativa, nella persona di Claudio Gandolfo.
Le parti civili hanno nominato invece come proprio consulente il ragionier Ivano Vecchi (“per avere un apporto – giustifica l’avvocato Carmelo Marcello – si un tecnico in questa fase così importante”). Il controesame dei tre consulenti del pm si terrà invece il 9 dicembre.
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