Si è parlato di “sparizione”. Quella di don Domenico Bedin, che improvvisamente ha lasciato parrocchia di Sant’Agostino e Associazione Viale K per ritirarsi in un convento. La voce circola da un paio di settimane. Precisamente da quando lo stesso sacerdote, parlando durante l’omelia ai suoi parrocchiani, ha annunciato la sua “vacanza”.
Da quel giorno è stato un susseguirsi di voci e insinuazioni in città. E non solo in città. Tanto che il tam tam lanciato sulla rete e su Facebook da parte del Comitato Verità per Aldrovandi ha finito per riempire di mail la casella di posta elettronica del vescovo Paolo Rabitti.
Il timore che serpeggiava tra gli amici di don Domenico era legato al fatto che il prete potesse aver subito conseguenze per le sue esternazioni fatte lontano da Ferrara. Più precisamente a Roma, in sede di presentazione del libro “Aldro” di Francesca Boari, quando don Bedin raccontò particolari inediti sulla vicenda Aldrovandi con riferimento al vescovo della diocesi ferrarese (leggi l’articolo) svelati proprio da Estense.com.
Ecco quindi che la notizia del “periodo sabbatico” preso dal fondatore di Viale K ha fatto scatenare un consistente inoltro di mail da mezza Italia. Le lettere giunte alla nostra redazione portano firme da Roma, Cagliari, Belluno, Piacenza, Parma, Lecco, Torino e Ferrara. Firme diverse ma identico testo: “Eminenza, Lei come molti ha scelto all’inizio la comoda e facile verità ufficiale. Lei oggi dovrebbe chiedere perdono: a Federico, ai suoi genitori, alla città di Ferrara perché non dubito che le cose che ha affermato don Domenico siano vere. E sono gravi. Eminenza, lei oggi invece infligge una nuova ferita alla città di Ferrara. Sia uomo di Dio ed abbia l’umiltà di tornare sui suoi passi. Eminenza, un pastore cerca le sue pecore, non le allontana dal gregge. Eminenza, Sia magnanimo e perdoni don Domenico”.
Un testo che ovviamente dava per scontato che l’allontanamento di don Bedin fosse tutt’altro che volontario e, anzi, conseguisse a una sorta di punizione per le sue esternazioni. Dalla Diocesi arriva puntuale la smentita: “Don Domenico Bedin ha chiesto un periodo di raccoglimento. Non esiste direttiva alcuna in merito al caso Aldrovandi, in quanto don Domenico conosce cosa il vescovo in merito ha fatto e non ha fatto”.
E nel caso le parole dell’Arcivescovado non fossero sufficienti a tranquillizzare gli animi, la rassicurazione arriva dal diretto interessato, che scrive alla redazione dichiarando che “in nessun modo l’Arcivescovo Mons. Paolo Rabitti ha posto in essere alcunché per “allontanarmi” dalla parrocchia. Debbo al contrario ringraziarLo, perché già da vari mesi, mi aveva consentito di fruire di un periodo di raccoglimento-riposo, da me ripetutamente richiesto. Tale richiesta, peraltro, non aveva nulla a che vedere con il caso Aldrovandi”.
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