Cronaca
24 Novembre 2010
Uccise il ‘patrigno’ e cercò di ammazzare la convivente di lui. Accolto il vizio parziale di mente

Condannato a 10 anni per la mattanza di Casumaro

di Marco Zavagli | 3 min

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Il coltello usato per l'omicidio

Casumaro. “Venite, ho ucciso mio padre”. Aveva definito così la sua vittima quando chiamò i carabinieri della stazione di Casumaro. Non un padre biologico, ma forse un padre adottivo, una figura di riferimento contro la quale aveva appena scatenato la sua furia omicida. E che in quel momento stava disteso in un lago di sangue di fronte a lui. Nella casa all’interno della quale l’aveva amorevolmente ospitato per anni.

Per i fatti di quella tragica notte del novembre 2009, quando uccise il “padre putativo” Ivan Benuzzi e cercò di uccidere la convivente di lui, Batista Santi Esteban Lesther Yrankis è stato condannato alla pena di 10 anni e 8 mesi. Il gip Monica Bighetti ha accolto la richiesta del pm Filippo Di Benedetto e la risultanze psichiatriche dei periti, che accertarono un vizio parziale di mente al momento della mattanza.

Sono le 23 di un venerdì di inverno quando Batista Santi Esteban Lesther Yrankis, cubano di 33 anni, afferra uno dei due coltelli che trova in cucina, lungo 22 centimetri, e si dirige verso la camera da letto dove sta riposando il coinquilino, Ivan Benuzzi, autotrasportatore bolognese di 54.

Qui si scaglia contro di lui e lo colpisce con una coltellata. Le urla fanno accorrere la compagna di Benuzzi, anche lei cubana, 46 anni. Esteban si accorge di lei e la insegue brandendo la lama insanguinata in mano. La donna riesce a guadagnare l’uscita della casa al civico 216 di via Bondenese e si rifugia dai vicini.

Nella foto, Batista Santi Esteban Lesther Yrankis

Nel frattempo Esteban torna indietro a finire il lavoro che aveva lasciato in sospeso. Benuzzi, ferito gravemente, era riuscito a trascinarsi fino vicino all’ingresso. Qui lo trova il suo carnefice. Che lo finisce con altre pugnalate (in tutto almeno 5), di cui una letale alla gola.

Terminata la mattanza prende il telefono a chiama il 112 (poco dopo anche la donna che era riuscita a fuggire chiamerà i carabinieri). Sul posto arrivano i militari della stazione di Casumaro e subito dopo quelli della Compagnia di Cento, che raccoglieranno i primi indizi sotto la direzione del comandante Mattia Eliseo Virgillo.

Quando entrano in casa gli uomini dell’Arma lo chiamano per nome (riferito al telefono dalla connazionale). Lui è in bagno. Si sta lavando le mani del sangue di suo “padre”.

L’uomo viene portato in caserma a Cento e qui interrogato tutta la notte dal pm Filippo di Benedetto. Ammette subito l’omicidio e riconduce il suo gesto a problemi psichici di cui soffre da tempo.

Il 33enne, che lavorava come parrucchiere nel bolognese, aveva conosciuto la vittima nel 2001 a Cuba, dove lavorava come ballerino in un villaggio turistico. Dopo quel viaggio, che Benuzzi aveva compiuto con la prima moglie dalla quale si era poi separato, lui li aveva raggiunti l’anno seguente in Italia e, dietro loro invito, aveva iniziato a vivere con la coppia.

Da qualche anno il 54enne aveva trovato una nuova compagna, Emma, anche lei cubana, casalinga, e tutti e tre – dopo un periodo a Collecchio, in provincia di Parma – erano andati a vivere a Casumaro nella stessa casa.

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