Vigarano
22 Settembre 2023
L'ex primo cittadino di Vigarano Mainarda sentita dal collegio del tribunale, a cui ha raccontato la propria versione dei fatti, respingendo ogni accusa che le viene attribuita

A processo per corruzione. L’ex sindaco Paron si difende: “Non ho mai preso tangenti”

di Davide Soattin | 3 min

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Non ho mai preso tangenti“. Si è difesa così, respingendo le accuse che le vengono mosse, Barbara Paron, ex sindaco di Vigarano Mainarda ed ex presidente della Provincia di Ferrara, sentita ieri (giovedì 21 settembre) in aula, durante l’udienza del processo in cui è imputata per corruzione perché  avrebbe intascato una tangente tra i 5 e i 10mila euro per evitare all’impresa che gestiva l’impianto di biogas di Ca’ Bianchina di pagare il rifacimento di via Frattina.

Durante il proprio esame, l’ex primo cittadino vigaranese ha risposto a tutte le domande del pm Ciro Alberto Savino, affermando di non aver mai preso da nessuno del denaro in contanti e chiarendo, in un secondo momento, i rapporti intrattenuti con Parid Cara, l’imprenditore che era stato inizialmente accusato essere il presunto corruttore e che nei mesi scorsi aveva scelto, assistito dagli avvocati Giuliano Onorati e Lorenzo Valgimigli, di patteggiare una condanna a un anno e nove mesi di reclusione (pena sospesa e beneficio della non menzione) e al pagamento di un risarcimento da 90mila euro, oltre a 30mila euro per il danno d’immagine a favore del Comune di Vigarano.

Paron, dettagliando il proprio legame con Cara, ha raccontato che sì lo conosceva, ma che il rapporto tra i due non era di amicizia e nemmeno di indifferenza, affermando di tenere con lui quei contatti che solitamente un sindaco tiene anche con altre persone che vivono e che lavorano nel territorio. “Finalmente ho potuto raccontare a tutti la mia verità” ha concluso l’ex presidente della Provincia, che per la prima volta ha parlato al collegio del tribunale (presidente Piera Tassoni con a latere i giudici Marco Peraro e Carlotta Franceschetti) dopo essere stata ascoltata in precedenza da solo pm, durante le indagini preliminari.

Durante l’udienza di ieri è stata sentita anche Lorenza Benati, moglie di Parid Cara, altra imputata nel processo con l’accusa di favoreggiamento. Secondo il castello accusatorio, infatti, sarebbe stato scritto da lei l’appunto ritrovato tra le carte sequestrate che riportava la dicitura interpretata come Dolce x Paron x € 5… trovare una soluzione… no speculazione elettorale”. Ma, a tal proposito, nel corso della propria testimonianza, la donna ha smentito qualsiasi suo coinvolgimento, affermando che quella sul foglietto non era la sua calligrafia, come poi confermato dal consulente grafologo della difesa, anche lui sentito ieri insieme a quello nominato dalla Procura, che invece ha sottolineato che a compilare il quadernone al centro dell’inchiesta sarebbe stata proprio la mano di Benati.

Non è la prima volta che Benati si dichiara estranea ai fatti, attribuendo quella scritta a una dipendente della ditta del marito, che l’aveva però precedentemente disconosciuta. Dipendente che sarà sentita come testimone durante la prossima udienza, fissata per il 30 novembre, quando l’avvocato Denis Lovison – che difende Paron – finirà l’esame della sua assistita.

Secondo la ricostruzione della procura, che poggia anche sulla denuncia che presentò l’ex compagno di Paron che si è detto testimone oculare della consegna di una busta contenente soldi dall’imprenditore all’ex sindaca, verso fine maggio 2016 l’allora prima cittadina di Vigarano si sarebbe fatta pagare una tangente concedendo all’impresa di posticipare i lavori di manutenzione sia ordinaria che straordinaria e poi di consolidamento della malandata via Frattina: lavori che erano una condizione per l’autorizzazione all’esercizio dell’impianto.

Alla fine vennero eseguiti in parte dal Comune senza però che l’amministrazione si rivalesse successivamente sull’impresa. E qui per la procura ci sarebbe un altro indizio a carico di Paron: accentrò su di se la pratica amministrativa per fare in modo che l’imprenditore non pagasse. In questo modo Cara avrebbe risparmiato un esborso stimato dalla Procura in ben 292.500 euro, 90mila euro dei quali per la sola manutenzione.

 

 

 

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