
La casa di via Pambianco 28 teatro della disgrazia
Codigoro. Sparò al figlio invalido in un impeto di follia e corse in caserma a costituirsi. Era il 16 ottobre 2007. Alle 14,30 di quel tragico giorno Vincenzo Fabbri, dipendente dell’Asl Ferrara di 59 anni si trovava nel salotto di casa sua, in via Pambianco 28. La moglie era al lavoro e lui si trovava da solo con il figlio, 29 anni, disoccupato e affetto da problemi psichiatrici. Dopo l’ennesima discussione con quel figlio la cui condizione lo faceva soffrire (era comunque in cura presso il centro psichiatrico dell’Asl di Codigoro), il padre al culmine di uno stato di esasperazione emotiva afferrò una pistola ed esplose un colpo contro il 29enne.
Resosi conto di quello che aveva fatto corse dai carabinieri e confessò loro quanto successo, consegnando ai militari il revolver calibro 38 special utilizzato per il folle gesto.
I carabinieri trovarono nell’abitazione di Fabbri il corpo agonizzante del figlio, disteso al suolo in un lago di sangue, con una vistosa ferita alla testa causata dall’esplosione ravvicinata di un colpo di pistola. Il giovane venne trasportato all’ospedale S. Anna di Ferrara, dove fu sottoposto ad un intervento chirurgico d’urgenza. Morì dopo un paio di giorni.
Per quel fatto Vincenzo Fabbri venne condannato in primo grado a 10 anni di reclusione per omicidio volontario aggravato dalla relazione di parentela. In Appello la pena scese a 6 anni e 4 mesi di carcere. Ieri la Cassazione ha confermato la pronuncia di secondo grado, rigettando il ricorso presentato dagli avvocati del geometra di Codigoro i quali avevano contestato carenze nella motivazione dei giudici di Bologna.
Il 59enne, che si trovava agli arresti domiciliari, è tornato quindi in carcere in attesa dei tempi tecnici che dovrebbero portarlo alla liberazione anticipata (fino ad oggi ha già scontato 3 anni, 1 mese e 1 giorno) e successivamente all’affidamento in prova.
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