Si era barricato in un capannone di via Sgarbata con la bombola del gas aperta, quattro bottiglie incendiarie – di cui due riempite con chiodi – e la minaccia di farsi saltare in aria come ripicca dopo un litigio con la propria compagna, tenendo col fiato sospeso vigili del fuoco e carabinieri, riusciti a entrare nello stabile solamente dopo circa undici ore di trattative no-stop, grazie al lavoro dei negoziatori.
Ora, per quel fatto risalente alla nottata tra domenica 11 e lunedì 12 giugno, è indagato un ferrarese di 53 anni per due violazioni della legge sulle armi e resistenza a pubblico ufficiale, dal momento che, una volta fatta irruzione nell’edificio, aveva tentato di tener lontani i militari dell’Arma, facendo partire una ‘fiammata‘ dalla bombola, utilizzata come lanciafiamme, fortunatamente senza fare feriti.
A tal proposito, nella giornata di ieri, lunedì 17 luglio, il pm Stefano Longhi – titolare del fascicolo di indagine – ha conferito l’incarico allo psichiatra Roberto Zanfini del Centro di Salute Mentale di Ravenna per effettuare sull’uomo una consulenza psichiatrica, che ha come obiettivo quello di indagare se al momento del fatto il 53enne era capace di intendere e di volere e se tutt’oggi sia un soggetto pericoloso per l’incolumità delle persone che lo circondano.
Dal canto loro, gli avvocati Gian Luigi Pieraccini e Francesco Mantovani, che difendono l’uomo, inizialmente ricoverato e piantonato all’ospedale Sant’Anna di Cona e oggi agli arresti domiciliari, hanno nominato come consulente di parte lo psichiatra Luciano Finotti.
Gli esiti della consulenza sono attesi entro sessanta giorni.
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