Cronaca
3 Luglio 2023
La versione dei proprietari del locale: "Una parola come quella che ci hanno accusato di aver pronunciato non è nel nostro Dna. È quanto di più lontano da noi, non l'abbiamo mai detto e mai pensato"

Presunto insulto omofobo in pizzeria. La titolare: “Calunnia all’ennesima potenza, vicenda strumentalizzata”

di Davide Soattin | 3 min

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(immagine di archivio)

Una “calunnia all’ennesima potenza“. È così che una delle titolari della pizzeria del centro storico, contattata da Estense.com per fornire la propria versione dei fatti, commenta la vicenda del presunto insulto omofobo che da dietro il bancone del locale sarebbe partito nei confronti di un giovane studente universitario ferrarese, come da lui stesso denunciato sul proprio profilo Facebook.

Stando al racconto di chi gestisce l’attività, il ragazzo – che si trovava in compagnia di altre due amiche – sarebbe entrato dentro al negozio e avrebbe deciso di consumare due tranci di pizza. Dopo aver ordinato le fette alle commesse e averle pagate, i clienti si sarebbero però accorti che qualcosa durante l’ordinazione non era andato per il verso giusto. Invece che due infatti, per una semplice incomprensione, i tranci che gli erano stati serviti sarebbero stati tre.

“Il ragazzo – spiega la titolare – ha comunque detto all’amica che quella in più l’avrebbe mangiata lui e così è stato, mentre noi, da dietro il bancone, abbiamo seguito la vicenda in silenzio, senza intrometterci. Dopo essere uscito e aver finito il pezzo di pizza, lui è rientrato – aggiunge la donna – e ha iniziato a fare alcune battute, dicendoci «vi salvate solo perché la pizza è buonissima» e inizialmente pensavo ci stesse facendo un complimento. Poi però ha deciso di proseguire, continuando a passare davanti alla porta del locale, dove c’era gente che doveva entrare, e gli ho domandato se mi stesse dicendo qualcosa che non stavo capendo. Se ci fosse qualcosa che non andava, mi era venuto quel dubbio”.

E prosegue: “In quel momento è entrato nel locale e mi ha detto di sì. E allora gli ho chiesto dove avessi sbagliato. Gli ho spiegato che la fetta di pizza in più non potevo riprenderla indietro per motivi igienici, dal momento che l’aveva già toccata. Da lì è nata tutta una sorta di polemica, di paternale. Ma è successo tutto dopo. Prima ha mangiato la pizza, poi è rientrato e nel mentre fermava i clienti e a loro diceva di non entrare perché li avremmo trattati male. Siamo così intervenuti a dirgli che stava esagerando e che, se avesse voluto continuare a polemizzare, sarebbe anche potuto andare via, ma non ci è mai passato per la testa di urlargli un insulto omofobo, a nessuno di noi”.

Nemmeno al padre, amministratore delegato del locale, che – secondo il racconto della presunta vittima – avrebbe urlato “esci dal locale, finocchio”: “Mio padre ha sentito tutto e gli ha detto “adesso, per favore, se devi avere questo atteggiamento, ti allontani e ci fai un favore”. Siamo persone che non hanno niente a che fare con l’omofobia. Anzi, siamo lontani anni luce da quei pensieri. Abbiamo clienti gay, amici gay e ho anche amiche che hanno figli gay. Punto. Una parola come quella che ci hanno accusato di aver pronunciato non è nel nostro Dna. È quanto di più lontano da noi, non l’abbiamo mai detto e mai pensato. Ci siamo trovati in una vicenda strumentalizzata, in una calunnia all’ennesima potenza e ci riserveremo di intraprendere azioni legali”.

 

 

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