
Lo striscione che fino al 2019 campeggiava sul municipio: “Ferrara condanna l’omofobia e la transfobia”
La lite per una pizzetta in più e per uno scontino in meno finisce a urla e al grido “esci dal locale finocchio”. Lo denuncia con nome e cognome su Facebook uno studente universitario ferrarese, che si sfoga sul social raccontando “un episodio veramente tremendo che mi è successo ieri (venerdì, ndr) in tarda mattinata in centro a Ferrara”.
Lui e due sue amiche, dopo aver fatto una passeggiata, entrano “in una nota e storica pizzeria al taglio del centro storico per mangiare due tranci di pizza”. Arrivati alla cassa – prosegue il racconto – “ci hanno fatto due scontrini per tre pizze, nonostante ne avessimo ordinate solamente due, perché la mia amica voleva pagare anche per me ma non si era accorta che io avevo già pagato la mia fetta”.
Il gruppo di amici si accorge dell’errore e lo fanno presente a chi è alla cassa, “per poi sentirci rispondere che ormai gli scontrini erano stati emessi e dovevamo prendere tre fette. Un po’ titubanti abbiamo deciso di farci consegnare la terza fetta, perché non avevamo nessuna intenzione di discutere”.
I tre escono per mangiare nei tavolini all’aperto e il ragazzo rientra poco dopo per prendere dei tovagliolini, facendo una battuta: “Vi salvate solo perché la vostra pizza è molto molto buona”.
A questo punto la titolare avrebbe iniziato a urlare, “prima chiedendomi di ripetere quello che avevo detto, poi accusandomi che volevo venire lì a farle la morale, che non avrei potuto dire niente se prima non avessi aperto anche io un locale e non l’avessi gestito per 30 anni, poi dicendomi che avrebbero perso dei soldi se ci avesse restituito 1,70€ della pizza, perché comunque lo scontrino era stato emesso”.
Il ragazzo prova a spiegare il senso della battuta: “volevo solo dire che la loro pizza era talmente buona che non ci facevamo problemi a mangiarne anche tre fette e che non era assolutamente mia intenzione fare una scenata per una cosa del genere”.
Alla fine, “un altro dei titolari, un uomo stavolta, è uscito dalla cucina iniziando anche lui a urlarmi contro e a venire sempre più vicino, uscendo anche dal retro banco, gridando che ero un «piantapippe» e che me ne dovevo andare. «Esci dal locale, vattene di qui. “Esci dal locale, finocchio». Queste sono state le ultime parole che ho sentito prima di andarmene, umiliato, con la pizza nella mano, tremante”.
La vittima dell’insulto si è rivolto al Centro Antidiscriminazione di Arcigay per avere supporto legale.
“Posso solo dire che questo episodio non è l’unico e ahimè nemmeno il più grave che ci è stato denunciato nell’arco dei 12 mesi di apertura del servizio rivolto alle vittime di omofobia e transfobia” afferma la responsabile del Cad, Manuela Macario.
“Aggressioni verbali e fisiche, insulti omofobi, per i quali abbiamo in corso procedimenti legali, si sono tristemente moltiplicati nella nostra città” continua Macario, che descrive il giovane come “un ragazzo solare e positivo che mi raccontava di come si fosse sentito umiliato da quella frase sparata a bruciapelo, senza motivo e giustificazione. E mi ha detto che avrebbe voluto rendere pubblica questa vicenda perché vorrebbe che non si ripetesse più. Perché teme per le conseguenze che potrebbe avere una violenza del genere su persone più fragili”.
“Lo ammiro – conclude Macario – per il coraggio di esporsi in prima persona e di denunciare. Come Cad faremo tutto quello che è nel nostro mandato fare”.
La redazione ha provato a contattare telefonicamente il locale per una replica o per poter fornire la propria versione dei fatti, ma la chiamata non ha ricevuto risposta.
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