Attualità
6 Giugno 2023
Su sua richiesta, il fondatore di viale K ha risposto a tutte le domande del pm Andrea Maggioni. È tra i tredici indagati chiamati a rispondere per somme non rendicontate tra il 2018 e il 2020

Inchiesta accoglienza. Due ore di interrogatorio per don Bedin in Procura

di Davide Soattin | 2 min

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È stato sentito ieri (lunedì 5 giugno) su sua richiesta, negli uffici della Procura di Ferrara, don Domenico Bedin, uno dei tredici indagati nel secondo filone dell’inchiesta legata alle cooperative e alle associazioni che, attive nel progetto di accoglienza migranti tra il 2018 e il 2020, sono oggi chiamate a rispondere di somme non rendicontate.

Due ore di interrogatorio davanti al pm Andrea Maggioni – sostituto procuratore titolare del fascicolo – in cui il fondatore di Viale K ha risposto a tutte le domande che gli sono state fatte, riservandosi anche di produrre, in un secondo momento, la documentazione necessaria a confermare quanto ha dichiarato negli uffici di via Mentessi.

Nello specifico, don Bedin ha voluto ribadire la propria estraneità rispetto ai fatti che gli vengono addebitati e si è detto convinto di dimostrare la propria innocenza agli inquirenti.

Le associazioni e le cooperative chiamate in causa – lo ricordiamo – erano tutte affidatarie in forma di Ati (associazione temporanea di impresa) dei servizi di accoglienza dei richiedenti protezione internazionale. Per questo come parti offese risultano Prefettura e Asp di Ferrara, oltre a 13 migranti ospitati nelle strutture.

Quanto alle spese non rendicontate nel singolo caso, a don Bedin sono contestati quasi 180mila per il 2018, quasi 120 per il 2019 e circa 140mila per il 2020.

Difeso dall’avvocato Giampaolo Remondi, nei mesi scorsi, contattato da Estense.com, il sacerdote aveva affermato: “Abbiamo la coscienza a posto. La coscienza di chi ha agito sempre nella legalità e posso dire che siamo tranquilli, ma mettiamo in conto ulteriori fatiche e ulteriori spese in più che dobbiamo affrontare, e sicuramente un po’ di serenità in meno. Ora ci aspetta il dovere di fare chiarezza. E spero che questa chiarezza emerga il prima possibile perché, ripeto, a vedere i nomi delle persone coinvolte mi vengono i brividi. Mi chiedo se a Ferrara ci siano persone più dedicate agli altri di loro in maniera tanto disinteressata. Mi viene un sorriso amaro”.

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