Sia Fipsas, la Federazione Italiana Pesca Sportiva e Attività Subacquee, che il Consorzio della Bonifica Renana saranno parte civile nel processo contro i quattro pescatori di frodo, tutti di origini rumene e residenti a Fusignano, arrestati in flagranza dai carabinieri nei giorni scorsi.
La costituzione è stata accettata ieri pomeriggio (martedì 7 marzo) dal giudice Carlotta Franceschetti, davanti a cui i quattro – che ieri hanno scelto il rito abbreviato – sono chiamati a rispondere del reato di furto aggravato in concorso.
Si tratta di Alexandra Marinel Coman (35 anni), Costantin-Catalin Cretu (21 anni), Tulian Stan (30 anni) e Mihai-Gabriel Dumitru (30 anni), messi in manette ad Argenta, in località “Valle Santa“, dai Carabinieri forestali durante le prime ore della notte di giovedì mentre erano intenti a raccogliere i pesci che avevano precedentemente ucciso o stordito.
I bracconieri si erano introdotti nell’area distruggendo e rendendo inservibile parte della recinzione.
Dopo gli arresti, i militari dell’Arma avevano immediatamente ributtato in acqua i pesci ancora vivi, circa 300 chili, mentre gli altri 200 chili, già morti e non più idonei al consumo alimentare, sono stati sequestrati e destinati alla distruzione.
Durante i giorni scorsi, attraverso il loro legale difensore, l’avvocato Enrico Ferri del foro di Ravenna, i quattro hanno avanzato una proposta di risarcimento danni per rimettere la querela, che al momento non è stata ritenuta congrua dalla parte offesa. Se ne saprà di più durante la prossima udienza, fissata per il 2 maggio.
Ad assistere pro-bono sia il Consorzio della Bonifica Renana che Fipsas è lo studio legale Storari-Cintio che, per quanto accaduto, sosterrà i due enti anche nella richiesta di applicare ai bracconieri, tramite una nuova denuncia, l’articolo 733 bis del codice penale. Quello per cui, chi distrugge un habitat all’interno di un sito protetto o comunque lo deteriora compromettendone lo stato di conservazione, è punito con l’arresto fino a 18 mesi e con l’ammenda non inferiore a 3.000 euro.
Dell’intenzione ne dà conto, fuori dall’aula, anche Marco Falciano, presidente dell’Upe, i cui volontari – affiliati a Fipsas – hanno dato per primi l’allarme della presenza dei quattro pescatori di frodo nell’Argentano: “Hanno beccato quattro anguille pescando con l’elettricità. Cercheremo di sostenere che l’anguilla è una specie protetta, che l’area è sottoposta al vincolo di tutela e che catturare fauna ittica protetta con mezzi che sono altamente invasivi come l’elettricità crea un danno all’habitat e alla conservazione della specie e per questo chiederemo che venga applicato il 773 bis”.
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