Mer 25 Gen 2023 - 1511 visite
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Calamai: “Unificazione delle aziende sanitarie? Siamo pronti. Stop ai ragionamenti per compartimenti stagni”

A Salute Focus l'intervento della direttrice generale. Pronto soccorso: “Avranno meno pressione se ci sarà una corretta gestione del paziente sul territorio”. E sulle retribuzioni: “Nel pubblico devono essere più appetibili”

Bilancio del 2022 e progetti per il 2023, come si sta ridisegnando la sanità sul territorio? Il tema è stato al centro dell’ultimo appuntamento con Salute Focus Ferrara (format di approfondimento a cura dell’Azienda Usl di Ferrara, condotto da Alexandra Boeru) con Monica Calamai, direttrice generale Ausl Ferrara e commissaria straordinaria Azienda Ospedaliero-Universitaria S. Anna, che ha riferito di passi in avanti sul tema dell’unificazione delle due aziende: “Non stiamo più ragionando a compartimenti stagni”.

Dal potenziamento della telemedicina agli infermieri di famiglia e di comunità, figure strategiche per il territorio, passando per gli investimenti in infrastrutture e tecnologie, le eccellenze come il Rizzoli ad Argenta o la Pma al Delta, il bilancio di genere ma anche le criticità da affrontare come la partita delle risorse umane, la riorganizzazione della rete dei Pronto Soccorso, i tempi di attesa, fino all’unificazione delle due aziende sanitarie.

La parola chiave è territorio

“Ritroviamo il concetto di territorio nella missione 5 e 6 del Pnrr e nella parte di progettualità e programmazione sanitaria del DM 77, elaborato per il ministero da Agenas, per ridisegnarli in modo sostanziale e definitivo, con ingenti investimenti strutturali, incluso l’inserimento di nuove figure. L’obiettivo – ha spiegato Monica Calamai – è quello di creare una rete territoriale essenziale e centrale all’interno dell’organizzazione sanitaria per dare risposte ai cittadini, senza mai perdere la connessione con la rete ospedaliera”.

L’infermiere di famiglia e di comunità

“Nel 2020 abbiamo attivato un percorso formativo per rendere qualificati gli infermieri di famiglia e di comunità, figura strategica e sicuramente un elemento di importante raccordo con i cittadini e la comunità. Da dicembre 2021, ha ricordato Calamai, è stato possibile inserire i primi infermieri di comunità all’interno della nostra realtà provinciale, che ad oggi ammontano a 24. Siamo partiti dalle zone interne, più disagiate, dove ne sono previsti due per ogni sede. Tra febbraio ed aprile contiamo di inserirne altri 15 in diverse postazioni. Le prestazioni che sono state fatte finora sono migliaia (presi in carico 2.200 pazienti ed effettuato 52.752 interventi).”

“La figura dell’infermiere di famiglia, come quella del medico di medicina generale, è di grande rilevanza sia per quanto riguarda le aree metropolitane, sia per quelle interne, o di montagna, o insulari, dove vi è una rarefazione dei servizi. L’infermiere della comunità, ha poi messo in luce la direttrice, fa anche prestazioni di rete, pertanto rappresenta una figura strategica, un sensore all’interno della comunità per individuare i bisogni del singolo individuo, senza dimenticare la partita fondamentale della prevenzione. Stiamo lavorando inoltre anche su altre figure strategiche, come lo psicologo e l’assistente sociale di comunità”.

Il potenziamento della telemedicina

“La telemedicina è stata fondamentale. La pandemia – ricorda Monica Calamai – ci ha permesso di strutturarci molto bene anche grazie ad una normativa che prima non c’era e che è stata resa attuale sia a livello nazionale che regionale, quindi tutte le prestazioni che sono effettuate in telemedicina, sono assolutamente comparabili, poiché hanno la tracciabilità e ‘refertabilità’ di una visita fatta in ambulatorio. In particolare, abbiamo attivato la televisita diabetologica, cardiologica e neurologica. Stiamo attivando tutto questo anche per quanto riguarda altre specialità, inserendo elementi come l’health meeting, che vede gruppi di lavoro multidisciplinari di professionisti che insieme ragionano e discutono su casi clinici specifici. Abbiamo avviato anche altri strumenti di telemedicina, come i tele-monitoriaggi, dalle visite del fondo dell’occhio, alla parte dell’elettrocardiogramma in remoto nelle case di comunità, la radiologia tele-refertata ma anche a domicilio nelle Cra e nelle Rsa. A breve partiremo con la telemedicina, sia per quanto riguarda la componente di salute mentale, ma anche cardiologica, all’interno delle carceri.”

Dal Rizzoli alla Pma, le eccellenze sul territorio

Per quanto riguarda il Rizzoli ad Argenta, grazie soprattutto alla regione Emilia Romagna, nel 2021 è stato possibile elaborare il piano di progettazione, fino alla sua realizzazione ed applicazione nel 2022. “Siamo partiti con gli ambulatori per arrivare poi, nel mese di marzo, a fare i primi interventi. Abbiamo chiuso, ha messo in luce la dg Calamai, con un numero significativo di interventi (868 con il 43% persone residenti a Ferrara, 34% da altre province dell’Emilia Romagna e un 23% fuori regione)”. E ancora: “Abbiamo anche una sezione di riabilitazione interna all’ospedale, a cui strategicamente abbiamo agganciato la riabilitazione territoriale, assumendo tecnici di riabilitazione e facendo un primariato dedicato alla riabilitazione territoriale che sia di raccordo con le unità operative di riabilitazione che abbiamo negli ospedali. Stiamo parlando di Argenta e del Rizzoli ma anche Cona e tutte le altre articolazioni presenti sul territorio. Quest’anno è partita anche tutta la parte della ortopedia pediatrica.”

Un altro centro di eccellenza la cui attività va ricordata è senza dubbio quello per la Pma dell’Ospedale del Delta.

“I centri pubblici (Pma) non sono moltissimi, spesso si trovano dei centri privati convenzionati, accreditati, ma i pochi centri pubblici che ci sono hanno tempi di attesa lunghissimi che portano poi le persone a fare percorsi piuttosto faticosi oppure a fare ricorso a strutture private accreditate o addirittura andare all’estero” dichiara ancora la direttrice delle due aziende sanitarie del territorio. E aggiunge. “Il nostro è un centro di grande eccellenza, di cui abbiamo avuto più volte riscontro. Abbiamo chiuso l’anno molto positivamente perché abbiamo avuto anche la visita del Cnt (Centro Nazionale Trapianti), che ci ha autorizzato e accreditato un’ingente somma di denaro per integrare anche la figura dell’eterologa, aprendo ulteriormente le possibilità per le coppie di poter avere un’opportunità in più. Dovremmo partire anche su questo fra maggio e giugno 2023”.

Il Bilancio di genere

“La tematica del gender gap è una questione molto attuale – rimarca Monica Calamai – ed è l’obiettivo 5 su 17 dell’agenda 2020-2030. La legge sulla certificazione è una norma che riguarda tutte le aziende, interconnessa alla legge sulla trasparenza e sull’anticorruzione. La riflessione è che il bilancio di genere implica necessariamente un cambiamento importante di tutto un insieme di paradigmi all’interno del sistema aziendale. È uno stravolgimento di impostazione dal reclutamento del personale, alla composizione delle commissioni, alla rivisitazione complessiva di quelli che sono gli assetti”. E poi ancora: “Inoltre, stiamo concludendo anche il bilancio di genere dell’azienda ospedaliera universitaria, che dovrebbe uscire entro la prima settimana di febbraio, per andare verso un bilancio di genere unico. Tra le tante cose che abbiamo fatto abbiamo individuato il gender manager, quindi un coordinamento che renda operativa e aiuti la direzione aziendale nelle scelte di genere nella riorganizzazione aziendale vista dal punto di vista del genere”.

Le risorse umane, tra criticità e riorganizzazione

La partita delle risorse umane è duplice. “Abbiamo toccato con mano anche durante la pandemia una carenza di risorse disponibili, soprattutto in alcuni settori” afferma Calamai speigando: “Nella nostra regione e in tutta Italia ci sono delle aree che sono più critiche di altre, primo tra tutti il settore emergenza urgenza, l’area pediatrica, l’area dell’endoscopia digestiva.”

E ancora: “La pandemia ha fatto emergere carenze che c’erano anche prima, partendo dal momento in cui il personale medico, in particolare, ha cominciato a fare scelte diverse dal “pubblico”. Lavori come quelli del pronto soccorso sono molto usuranti, in condizioni di forte stress emotivo (basti guardare alle aggressioni di cui si torna a parlare). E Calamai aggiunge: “Non dobbiamo dimenticare la partita delle retribuzioni che andrebbero adeguate al resto dell’Europa e che sono meglio contestualizzate in strutture private rispetto al pubblico rendendole più appetibili rispetto al sistema pubblico dove la tensione è alta e le retribuzioni sono standardizzate. Fondamentale anche la programmazione delle specialità: inutile sfornare alcune specialità quando ne servono altre, come ad esempio quelle dell’emergenze urgenza”. E afferma: “A breve potremmo avere un problema sul personale degli altri profili del personale sanitario che potrebbe creare altre complessità”.

“Che cosa stiamo facendo ora? Per quanto riguarda la carenza sulla rete dell’emergenza urgenza, sui Ps, avevamo utilizzato soprattutto nel 2021 e parte del 2022 le cooperative. Ora ha proseguito Calamai, ci siamo riassestati e sia come Ausl che come Aosp, da mesi non abbiamo cooperative. A Cona, dove c’è la maggior complessità, stiamo intervenendo con attività aggiuntiva con medici di altri reparti ma con specialità coerenti con la presenza nel Ps”. “Ovviamente – prosegue la direttrice generale – continuiamo a fare concorsi, a voler assumere persone. Nei settori in cui i professionisti ci sono prendiamo tutte le figure disponibili e se guardiamo il raffronto del personale tra il 2019 e oggi, gli incrementi sono importanti. Non dobbiamo scordarci però che dobbiamo comunque riorganizzare gli assetti, per diminuire elementi di pressione negli ospedali e gestire di più sul territorio, dove oggi grazie a nuove tecnologie e terapie si possono portare attività che in passato non era possibile portare”.

La rete provinciale dei Pronto Soccorso

La rete Ps è stata oggetto di una delibera che ha già una parte di sua operatività. C’è un coordinamento provinciale con briefing giornalieri coordinati dai direttori sanitari e per la ricollocazione e la rivalutazione, non solo dei flussi ma dei pazienti che devono essere collocati per ricovero, coinvolgendo anche il privato accreditato.

“Questi percorsi con il territorio possono essere migliorati ulteriormente ma già producono dei risultati perché, ha spiegato Calamai, si ragiona in modo orizzontale partendo dal presupposto che il cittadino è sul territorio”.

Su Ferrara è stato attivato il primo ambulatorio a bassa complessità che ha dato i suoi frutti e per il quale si valuta l’apertura anche a Comacchio e a Bondeno come prevedono le indicazioni regionali.

“Abbiamo anche individuato la figura del “bed manager” per valutare i ricoveri, sugli ospedali di Lagosanto e di Cento è partito il “see and treat”, un percorso a gestione infermieristica con la presenza del medico per accelerare prestazioni di bassa complessità che partirà anche su Cona. Non è la soluzione univoca questa ma ci saranno ulteriori evoluzioni perché l’obiettivo è quello di semplificare la vita del cittadino ed indirizzarlo in modo giusto quando la sua problematica che potrebbe essere gestita sul territorio e non presso il PS”

La specialistica ambulatoriale e i tempi di attesa

“La partita dei tempi d’attesa è importante non solo per per un dovere etico ma anche per indicazioni cogenti e monitorate della regione. Per quanto riguarda le visite “classe B e D” (ovvero le prestazioni da eseguire entro 10 giorni, ndr) abbiamo recuperato molto”. Calamai poi spiega: “Abbiamo alcune criticità per l’endoscopia digestiva non troviamo i professionisti nemmeno presso i privati accreditati e criticità ci sono anche per la risonanza addome”. “L’unificazione su questo ci sta decisamente aiutando, abbiamo attivato l’ambulatorio allergologico a Cona e creato la rete di pediatria chirurgica su tutti i distretti. Abbiamo anche creato una unità operativa nuova che coordina a livello provinciale la gestione ambulatoriale ma è chiaro che non è questa la risposta, sui fronti più critici, che vorremmo dare”.

Sulla parte degli interventi chirurgici i tempi d’attesa vengono rispettati per oltre il 9% della chirurgia oncologica riferisce Calamai mentre le criticità ci sono sulla bassa complessità come ad esempio l’ernia inguinale o le emorroidi. “Su questo stiamo avviando un ragionamento di riorganizzazione – dichiara Calamai – per riuscire a smaltire questi volumi e dare delle risposte migliori al cittadini perché al momento siamo sotto al 50% delle risposte rispetto ai tempi d’attesa previsti”.

Investimenti ed infrastrutture

“L’opportunità straordinaria che oggi abbiamo avuto è quella del Pnrr perché l’investimento complessivo per il nostro territorio è di 46 milioni – spiega ancora la Direttrice generale -. Investimenti che ci hanno consentito intanto di andare a consolidare alcune realtà, dalla casa di comunità di Copparo, che non aveva mai avuto una ristrutturazione importante, così come quella di Codigoro, dove andremo a realizzare un Osco in più ad indirizzo riabilitativo. E ancora tutta la casa di comunità di Portomaggiore, Bondeno che avrà il suo Osco con l’aggiudicazione dei lavori che è imminente, l’investimento ultra milionario che riguarderà la casa della comunità di San Rocco (cittadella sanitaria con un ospedale di comunità interno, con delle aree di degenza) e le Centrali Ospedali Territorio nelle case di Comunità di Argenta, Comacchio, Ferrara e Bondeno.

Ad Argenta ci sono 11 milioni di euro di investimenti per l’antisismica e poi, per ampliare ancora l’offerta sul territorio alcuni sindaci (Argenta, Voghiera, Terre del Reno) ci stanno mettendo a disposizione le strutture in cui dare vita ad altre piccole case della salute”.

E chiosa. “Il nostro territorio si va a mappare con delle presenze importanti dentro una riorganizzazione dove sia il territorio che gli ospedali non perdono valore ma lo acquistano perchè utilizzati correttamente”.

Non solo infrastrutture ma anche tecnologie, qui l’investimento è di 5 milioni di euro su Cona e il resto sulla parte territoriale, ai quali si aggiungono quasi 8 milioni per quanto riguarda la digitalizzazione che riguarderà l’intera provincia.

Unificazione delle aziende, a che punto siamo

“Sull’unificazione c’è una parte che il cittadino vede meno ma che è importante in una visione provinciale, ed è quella del servizio del bilancio delle due aziende, in parte avvenuta e in parte in corso – dichiara ancora la direttrice generale -. Questo consentirà di ottimizzare eliminando “duplicazioni” e potendo destinare ulteriori risorse alla sanità sul territorio. Certamente un effetto immediato e visibile per il cittadino sarà l’unificazione della rete dei cup e delle accoglienze o sui percorsi sanitari, non solo sull’emergenza urgenza, ma su tutti i percorsi assistenziali”.

“Oggi si vive molto a lungo, alcune patologie sono croniche, avere professionisti che costruiscono insieme il percorso del paziente, ha rimarcato la dg Ausl, non solo semplifica il modo di lavorare ma soprattutto semplifica e migliora la presa in carico del cittadino stesso”.

“Quanto ai tempi – afferma Calamai – noi siamo pronti. Abbiamo già discusso gli obiettivi del 2023 con tutti i professionisti insieme, non stiamo ragionando più a compartimenti stagni, è molto faticoso, ma è uno sforzo che vale la pena di fare.

La parte complessa dell’unificazione, oltre che la parte clinica, è la parte tecnica amministrativa e questa la stiamo chiudendo. C’è infine la parte che riguarda il livello ministeriale che deve dare il timbro alla regione. L’altro giorno l’Assessore Donini ha detto che quest’anno la partita si chiude. Noi siamo pronti, che sia ad inizio anno o alla fine, ha concluso Calamai, noi siamo comunque pronti”.

Il bilancio personale di questi ultimi due anni e mezzo

“La scelta della sanità pubblica per me è stata la scelta di una vita. Il momento pandemico è stato significativo, mi ha messo alla prova da un punto di vista professionale nell’andare ad organizzare la rete di gestione della pandemia, ed è stato bellissimo dal punto di vista del servizio che rendi alla popolazione. Questa unificazione è un percorso straordinario e devo dire unico, lo trovo sfidante ma sempre nell’ottica di dare un servizio ai cittadini. Credo che questa riforma complessiva che vede un territorio che prende corpo, che diventa vivo che ha un disegno suo e dà servizi ai cittadini, dentro anche una riorganizzazione degli ospedali sia una sfida importante senza perdere di vista l’innovazione. Quanto al futuro personale, mi piacerebbe occuparmi di formazione, di giovani e progettazione di idee, sempre con la finalità di costruire qualcosa di buono insieme”.

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