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Domenica 11 gennaio, si è concluso l’evento “Dal Mozzicone al Dono”, promosso da Plastic Free Onlus in collaborazione con Avis Comunale Ferrara e Avis Provinciale Ferrara e Hera

Il ministro Costa
Comacchio. Il Parco del Delta del Po sarà un parco nazionale e non più interregionale come era stato deciso un anno fa. È stato un annuncio a sorpresa quello del ministro dell’Ambiente Sergio Costa durante il suo intervento al nono congresso nazionale di Federparchi – Europarc Italia che si sta tenendo in questi giorni a Roma.
È un cambio di prospettiva molto marcato – che probabilmente farà molto piacere alle associazioni ambientaliste, molto polemiche un anno fa – perché nel giro di un anno quello che doveva essere un parco unificato interregionale da costituire sulla base delle intese tra le Regioni Emilia Romagna e Veneto, sembra destinato a divenire a breve un parco nazionale.
Solo dieci giorni fa, secondo quanto riportano le agenzie, lo stesso ministro aveva annunciato due nuovi parchi nazionali, quelli di Matese e Portofino, limitandosi poi a dire che il governo era al lavoro per “armonizzare il Delta del Po”. Sembrava insomma esserci una continuità, anche perché da un anno andavano avanti i lavori e gli incontri per accelerare la costituzione del parco unico.
Armonizzazione che invece si traduce in un cambio netto di programma, che non può che spiazzare il presidente del Parco del Delta del Po, ovvero Marco Fabbri, sindaco di Comacchio, che ha appreso la novità solo perché partecipava al convegno. “Per il Delta del Po è un assoluto elemento di novità rispetto alla legge di stabilità 2017 che ha previsto la creazione d’intesa tra le Regioni Emilia Romagna e Veneto di un Parco unico, a saldo zero per la finanza pubblica statale, ovvero finanziato completamente dalle due Regioni e dagli Enti Locali e dunque interregionale e non nazionale. In questi mesi – prosegue Fabbri – abbiamo lavorato intensamente con il supporto del consigliere Marcella Zappaterra delegata Mab incontrando associazioni di categoria, sindacati, associazioni venatorie, agricoltori, associazioni ambientaliste e tutti gli stakeholders interessati. Il 27 giugno scorso alla presenza mia, della consigliera Zappaterra e del presidente della comunità dei sindaci Mauro Venturi, abbiamo illustrato la bozza di intesa da sottoporre alla Regione Veneto e agli stakeholders dei due territori coinvolti, con il chiaro intento di accelerare la discussione tra le due Regioni e chiudere la partita del parco unico dopo decenni di attesa”.
Anche il presidente della Regione Stefano Bonaccini era intervenuto alla conferenza stampa con un contributo video in cui affermava la necessità di definire tempistiche e obiettivi precisi per la realizzazione del nuovo Parco Interregionale, individuando una sola governance, entro la fine del nostro mandato, per la ‘Camargue d’Italia’, come l’aveva definito l’allora ministro Dario Franceschini. Però niente era emerso sulla volontà di far cambiare totalmente prospettiva al Delta del Po, perché un passaggio da un tipo di parco all’altro cambia anche la regolamentazione giuridica. E sarà probabilmente una gatta da pelare dal punto di vista politico, perché se per l’Emilia Romagna non è un problema in sé, la Regione Veneto, a guida Lega, si è più volte espressa in maniera fortemente contraria all’istituzione di un parco nazionale.
“La mia nomina a presidente risale al settembre 2017 ed era legata all’opportunità e alla fiducia concessami dalla Comunità del Parco di definire un mandato di scopo di breve durata, per altro gratuito e finalizzato alla creazione del Parco Interregionale del Delta del Po. In questo anno di attività abbiamo prodotto una base di lavoro importante e avviato una discussione con tutti i soggetti che vivono e amano questo luogo. Ieri – rivela – abbiamo appreso di questo cambio di rotta per passare da un Parco Interregionale ad uno Nazionale. Non voglio entrare nel merito della scelta, ma dato che il mio mandato era legato ad un altro obiettivo considero la mia esperienza alla guida del Parco conclusa e rimetterò alla Comunità del Parco ogni decisione e considerazione. Mi auguro che si possa arrivare, a prescindere dalla forma giuridica, alla costituzione di un Parco Unico”.
Per Fabbri “è giusto che il Governo del Cambiamento assuma le proprie determinazioni”, ma ammonisce sulla necessità di un “percorso di partecipazione, condivisione e confronto attento come quello avviato per l’interregionale nei mesi scorsi. Una imposizione dall’alto, a mio avviso – conclude Fabbri – non verrebbe compresa dalle comunità. Un Parco Nazionale introduce infatti elementi nuovi rispetto ad un Parco Interregionale o regionale, basti pensare alla governance diversa e ad alcuni nuovi divieti come il divieto di caccia”.
A Fabbri si aggiunge anche Marcella Zappaterra, che “considerato il lungo percorso richiamato anche dal presidente del Parco Marco Fabbri”, auspica che “prima di procedere il ministro convochi le due Regioni e i territori interessati. Riteniamo un obiettivo strategico quello del Parco Unico, siamo disponibili a ragionare su come farlo, ma non accettiamo imposizioni dall’alto che non tengano conto delle esigenze delle comunità”.
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