Salute
31 Ottobre 2026
Le nuove linee guida europee portano semaglutide nella cura di cuore e reni per profili precisi. Gli studi però indicano che il momento più delicato arriva quando la terapia si interrompe: cosa sapere, quali segnali non trascurare e quando rivolgersi al medico

Obesità, oltre il peso: i farmaci GLP-1 proteggono cuore e reni, ma la sfida è lo stop. I consigli di Serenis Nutrizione

di Redazione | 10 min

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Guardare all’obesità oltre il numero sulla bilancia: è la direzione presa dalla medicina negli ultimi mesi, ed è anche il tema del convegno “Obesità: oltre il peso, stili di vita e terapie innovative” che la Società Medico Chirurgica di Ferrara ha in programma sabato 31 ottobre all’Ospedale di Cona. Il contesto è quello di un anno di svolta. Il 3 ottobre 2025 l’Italia è diventata il primo paese al mondo a riconoscere per legge l’obesità come malattia cronica, progressiva e recidivante (legge n. 149/2025). A fine agosto 2026 la Società europea di cardiologia (ESC) e l’Associazione renale europea (ERA) hanno pubblicato le prime linee guida dedicate al legame tra malattie del cuore e malattia renale cronica. E a fine settembre il congresso europeo sul diabete (EASD), a Milano, ha presentato nuovi dati sui farmaci agonisti del recettore GLP-1, la famiglia di cui fa parte semaglutide.

Restano però due domande di cui si parla poco: a chi servono davvero questi farmaci, e cosa succede quando si smette di prenderli? Le risposte arrivano dagli studi e dal commento di Roberta Zelaschi, medico specialista in scienza dell’alimentazione e dietologa attiva nel percorso di gestione del peso di Serenis Nutrizione.

Prima dei farmaci, due esami per i reni

La prima raccomandazione delle nuove linee guida ESC/ERA riguarda la prevenzione. A chi riceve una nuova diagnosi di malattia cardiovascolare viene consigliato di controllare anche la funzione dei reni con due esami semplici: uno del sangue, da cui si calcola quanto bene i reni filtrano (la velocità di filtrazione glomerulare stimata, o eGFR), e uno delle urine, che misura quanta albumina, una proteina, si perde (il rapporto albumina/creatinina, o uACR). Secondo la Società europea di cardiologia, in Europa circa 100 milioni di persone hanno una malattia renale cronica, e tutte hanno un rischio più alto di problemi al cuore.

A chi è rivolta la raccomandazione su semaglutide

Non a tutte le persone con obesità. La raccomandazione riguarda chi ha insieme diabete di tipo 2, malattia renale cronica e albuminuria, cioè una perdita di albumina con le urine che segnala un danno ai reni: in questi casi semaglutide è indicata insieme a un altro farmaco, finerenone, per rallentare il peggioramento dei reni e ridurre il rischio cardiovascolare. Le linee guida prendono poi in considerazione i GLP-1 per chi ha malattia renale cronica, obesità e scompenso cardiaco a frazione di eiezione preservata, una forma in cui il cuore si contrae normalmente ma è più rigido e fatica a riempirsi di sangue.

Alla base ci sono due grandi studi. Nello studio FLOW, su 3.533 persone con diabete di tipo 2 e malattia renale cronica, semaglutide 1 mg a settimana ha ridotto del 24% il rischio di un peggioramento serio dei reni e del 18% quello di infarto non fatale, ictus non fatale o morte cardiovascolare, rallentando anche la perdita di funzione renale nel tempo. Nello studio SELECT, su oltre 17.600 persone con sovrappeso o obesità e malattia cardiovascolare senza diabete, semaglutide 2,4 mg ha ridotto del 20% infarti, ictus e morti cardiovascolari, e in un’analisi successiva del 22% gli esiti renali. Al congresso si è parlato anche della versione in compressa: nello studio OASIS 4, su 307 adulti, semaglutide 25 mg ha portato a un calo medio del peso del 13,6% in 64 settimane contro il 2,2% del placebo, e del 16,6% tra chi ha seguito la terapia come previsto, secondo i dati diffusi dall’azienda promotrice.

Il legame tra peso, reni e cuore è più stretto di quanto si pensi. Secondo una revisione pubblicata su Kidney International, l’obesità quasi raddoppia il rischio di malattia renale, e nei paesi industrializzati circa il 25% dei casi nelle donne e il 14% negli uomini sarebbe legato a sovrappeso e obesità. La maggior parte delle persone con scompenso a frazione di eiezione preservata vive con un peso in eccesso, e nello studio STEP-HFpEF semaglutide 2,4 mg ha migliorato sintomi, attività quotidiane e capacità di fare esercizio. Lo studio SMART, infine, ha osservato in persone con obesità e malattia renale ma senza diabete una riduzione del 52% della perdita di albumina in 24 settimane: un risultato preliminare, che richiede studi più lunghi prima di cambiare le raccomandazioni.

Sicurezza: il pancreas e i sintomi da non trascurare

Tra le preoccupazioni più frequenti c’è quella per il pancreas. All’EASD è stato presentato uno studio basato sui registri sanitari di Danimarca, Svezia e Norvegia (registro EMA, EU PAS 37258): tra le persone con diabete di tipo 2, chi aveva iniziato semaglutide non ha avuto un rischio di tumore al pancreas più alto rispetto a chi aveva iniziato altri farmaci per il diabete. «Il dato è rassicurante, ma va interpretato con prudenza: è un primo dato osservazionale, che dovrà essere confermato da studi con un periodo di osservazione più lungo», commenta Zelaschi. «Per chi è già in terapia, non è un motivo per sospendere o modificare il farmaco senza parlarne con il medico».

«In assenza di sintomi suggestivi o di un rischio familiare particolare, non si raccomandano controlli specifici a livello pancreatico (amilasi e lipasi) solo perché si assume un analogo del GLP-1», spiega la dietologa. È invece il caso di rivolgersi al medico in presenza di dolori addominali persistenti o particolarmente intensi, di un dolore a barra che si irradia alla schiena, di ittero (la pelle che assume un colore giallastro), febbre o vomito, ripercorrendo la propria storia clinica: per esempio, eventuali episodi passati di trigliceridi alti o di calcoli biliari.

Non solo grasso: cosa si perde dimagrendo

Un’analisi dello studio STEP 1, su 140 persone con obesità senza diabete trattate con semaglutide 2,4 mg, ha misurato la composizione corporea con la densitometria (DXA), un esame a raggi X a bassissima dose che distingue grasso, muscoli e ossa. Dopo 68 settimane il peso era sceso in media del 15%: la massa grassa del 19,3%, il grasso viscerale, quello che si accumula attorno agli organi dell’addome, del 27,4%, e la massa magra del 9,7%. Circa il 40% dei chili persi era quindi massa magra. Il grasso è calato più in fretta, tanto che la quota di massa magra sul peso totale è salita di 3 punti, e la massa magra comprende anche acqua, organi, ossa e tessuto connettivo, non solo muscoli.

«È un segnale da monitorare», osserva Zelaschi, che invita a fare attenzione a porzioni eccessivamente ridotte, pasti saltati e scarso apporto di proteine, in particolare negli anziani, nelle persone fragili e in quelle molto sedentarie. «Nella pratica clinica, vale la pena monitorare non solo il peso, ma anche la composizione corporea mediante bioimpedenziometria», insieme alla forza e alla funzionalità fisica.

Quando si smette: il peso tende a tornare

L’estensione dello studio STEP 1 ha seguito per un anno 327 persone dopo la fine della terapia con semaglutide 2,4 mg. Dopo 68 settimane di trattamento il peso era sceso in media del 17,3%; un anno dopo lo stop ne erano stati recuperati 11,6 punti percentuali, con un calo finale del 5,6% rispetto all’inizio. Circa due terzi del peso perso era tornato, e anche pressione e glicemia, per la maggior parte dei parametri, erano risalite verso i valori di partenza. In quello studio, però, insieme al farmaco si interrompeva anche il programma sullo stile di vita.

Riprendere peso non è una questione di forza di volontà: dopo un dimagrimento il corpo attiva meccanismi biologici che spingono a recuperare i chili persi. L’accompagnamento, però, cambia la traiettoria. In uno studio danese pubblicato su eClinicalMedicine, chi aveva abbinato un altro GLP-1, la liraglutide, a un programma di esercizio seguito da professionisti ha mantenuto i risultati su peso e grasso anche un anno dopo la fine della terapia, a differenza di chi aveva assunto solo il farmaco. E una meta-analisi pubblicata su Obesity Reviews stima che continuare a ricevere supporto dopo un programma per il peso aiuti a conservare in media 3,2 kg in più nei circa 17 mesi successivi.

La fase della sospensione va quindi preparata e seguita nel tempo da un professionista, prima che il peso torni e non solo dopo: è l’approccio di un percorso per la gestione del peso come quello di Serenis Nutrizione, che accompagna la persona con continuità anche oltre la terapia.

«Il rischio di recupero ponderale si può ridurre, ma non è possibile garantire che non accada», sottolinea Zelaschi. «La sospensione della terapia farmacologica va concordata con il medico e preparata con una fase di cura a sé: piano alimentare e di attività fisica sostenibile, controlli programmati e criteri chiari per chiedere aiuto». Secondo la dottoressa non esiste una riduzione graduale della dose dimostrata come capace di prevenire il ritorno del peso, né una soglia universale che dica quando intervenire. Meglio concordare in anticipo un valore o una tendenza personalizzati, e contattare il professionista se il peso aumenta in modo progressivo rispetto al valore raggiunto, se tornano fame intensa e scarsa sazietà, se diventa sempre più difficile mantenere le abitudini alimentari, se l’attività fisica cala molto o se peggiorano glicemia e pressione. «Un rialzo isolato sulla bilancia non basta a valutare una ricaduta».

Le abitudini da costruire durante la terapia

Nel 2025 quattro società scientifiche statunitensi (American College of Lifestyle Medicine, American Society for Nutrition, Obesity Medicine Association e The Obesity Society) hanno pubblicato sull’American Journal of Clinical Nutrition otto priorità nutrizionali per chi segue una terapia con GLP-1: tra queste, una valutazione dell’alimentazione all’inizio della cura, un apporto adeguato di proteine insieme all’allenamento di forza, l’attenzione a evitare carenze di vitamine e minerali e un accompagnamento prima, durante e dopo il dimagrimento. Le strategie per mantenere il peso dopo lo stop sono indicate tra i temi su cui serve più ricerca.

Nella pratica, le abitudini su cui lavorare secondo Zelaschi sono due: un adeguato apporto di proteine, «distribuendo le fonti durante i vari pasti nell’arco della giornata, scegliendo alimenti graditi e pratici tra cui pesce, uova, carni magre, legumi e latticini», con eventuali supplementi a base di aminoacidi se non si riesce a coprire il fabbisogno, e la pratica di «esercizi di forza con regolarità, semplici e progressivi, adattati alla propria condizione e alle proprie capacità fisiche, eventualmente sotto la guida di un professionista».

Trattare l’obesità come malattia cronica, conclude la dietologa, «significa non considerare la sospensione della terapia farmacologica come la fine della cura»: vuol dire considerare la distribuzione del tessuto adiposo, le complicanze, la funzione fisica e il benessere psicologico, e «predisporre un programma di mantenimento e follow-up anche se il farmaco viene interrotto». Oltre il peso, appunto.

Fonti

  • Damman K., Herrington W. et al. 2026 ESC Guidelines for the management of cardiovascular disease and chronic kidney disease, in collaboration with the European Renal Association (ERA). European Heart Journal, 2026. DOI: 10.1093/eurheartj/ehag098

  • European Society of Cardiology. New ESC Guidelines recommend all patients with heart disease are tested for kidney disease. Comunicato stampa, 28 agosto 2026

  • Perkovic V. et al. Effects of Semaglutide on Chronic Kidney Disease Outcomes in Patients with Type 2 Diabetes (FLOW). New England Journal of Medicine, 2024

  • Lincoff A.M. et al. Semaglutide and Cardiovascular Outcomes in Obesity without Diabetes (SELECT). New England Journal of Medicine, 2023

  • Colhoun H.M. et al. Long-term kidney outcomes of semaglutide in obesity and cardiovascular disease in the SELECT trial. Nature Medicine, 2024

  • Wharton S. et al. Oral Semaglutide at a Dose of 25 mg in Adults with Overweight or Obesity (OASIS 4). New England Journal of Medicine, 2025;393(11):1077-1087. DOI: 10.1056/NEJMoa2500969

  • Wang Y. et al. Association between obesity and kidney disease: a systematic review and meta-analysis. Kidney International, 2008;73(1):19-33. DOI: 10.1038/sj.ki.5002586

  • Kosiborod M.N. et al. Semaglutide in Patients with Heart Failure with Preserved Ejection Fraction and Obesity (STEP-HFpEF). New England Journal of Medicine, 2023. DOI: 10.1056/NEJMoa2306963

  • Apperloo E.M. et al. Semaglutide in patients with overweight or obesity and chronic kidney disease without diabetes: a randomized double-blind placebo-controlled clinical trial (SMART). Nature Medicine, 2024. DOI: 10.1038/s41591-024-03327-6

  • Studio NN9535-4447, Epidemiological assessment of the risk for pancreatic cancer associated with the use of semaglutide in patients with type 2 diabetes, a cohort study based on Nordic registry data (EU PAS 37258, NCT04572165), presentato all’EASD 2026 di Milano

  • Wilding J.P.H. et al. Impact of semaglutide on body composition in adults with overweight or obesity: exploratory analysis of the STEP 1 study. Journal of the Endocrine Society, 2021 (abstract ENDO 2021)

  • Wilding J.P.H. et al. Weight regain and cardiometabolic effects after withdrawal of semaglutide: the STEP 1 trial extension. Diabetes, Obesity and Metabolism, 2022;24(8). DOI: 10.1111/dom.14725

  • Jensen S.B.K. et al. Healthy weight loss maintenance with exercise, GLP-1 receptor agonist, or both combined followed by one year without treatment: a post-treatment analysis of a randomised placebo-controlled trial. eClinicalMedicine, 2024;69:102475

  • Ross Middleton K.M., Patidar S.M., Perri M.G. The impact of extended care on the long-term maintenance of weight loss: a systematic review and meta-analysis. Obesity Reviews, 2012;13(6):509-517. DOI: 10.1111/j.1467-789X.2011.00972.x

  • Mozaffarian D. et al. Nutritional priorities to support GLP-1 therapy for obesity: a joint Advisory. American Journal of Clinical Nutrition, 2025;122(1):344-367. DOI: 10.1016/j.ajcnut.2025.04.023

  • Legge 3 ottobre 2025, n. 149, Disposizioni per la prevenzione e la cura dell’obesità

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