Attualità
30 Ottobre 2026
Un tappeto di frasi calpestate in piazza: “Ci hanno detto che con i cartelli stiamo occupando il suolo pubblico. Ci camminiamo sopra per dimostrare il contrario”

In 500 allo sciopero contro guerre e carovita: “La violenza è di chi non ci ascolta”

di Redazione | 4 min

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di Tommaso Piacentini

“Senza scuola non c’è futuro”, “I giovani hanno paura del futuro ed è colpa vostra”, “Non mangiamo mica munizioni, sfamate il nostro futuro”. Venerdì 30 ottobre, in piazza Cattedrale, un fazzoletto di sanpietrini è stato ricoperto da queste e centinaia di altre frasi scritte su altrettanti fogli bianchi. Intorno, circa cinquecento tra ragazzi e lavoratori scesi a manifestare per lo sciopero generale contro il carovita e la guerra.

Poi una scena inaspettata: alcuni di loro cominciano a camminare sopra ai fogli, calpestandoli. Un gesto apparentemente contraddittorio, poi alcuni ragazzi ci spiegano: “Ci hanno detto che con i cartelli stiamo occupando il suolo pubblico, così ci camminiamo sopra per dimostrare il contrario. La piazza è di tutti”. Qualcuno prende altri fogli bianchi e li appallottola: simulano una partita di bocce su quella pista improvvisata, fatta di grida d’allarme su un futuro a tinte fosche, e cercano di scacciare quelle paure con un colpo secco insieme allo spauracchio dell’occupazione abusiva.

“Oggi come tutte le città italiane scendiamo in piazza aderendo allo sciopero generale” ha dichiarato un rappresentante di Fgc Ferrara, sigla aderente alla manifestazione insieme a tante realtà cittadine, dai collettivi studenteschi, a Usb, Transfem e Out!. “Tutte le realtà si attivano per portare in piazza le vertenze che ormai da settimane popolano l’Italia, contro il carovita, contro l’economia di guerra e contro queste politiche antipopolari che il Governo e ormai tutti i partiti portano avanti da decenni”.

Le richieste di giovani e lavoratori sono quelle che si ripetono da settimane nelle piazze di tutta Italia: “Chiediamo una serie di politiche che finalmente vadano a favore di noi studenti e lavoratori, siamo stanchi di politiche antipopolari. Gli studenti portano in piazza le loro richieste ma il Governo è totalmente incapace di rispondere e l’unica cosa che sa fare è manganellarli e poi urlare alla violenza quando due vetrine vengono rotte. La vera violenza è quella che il Governo porta avanti di non ascolto verso le richieste della propria popolazione”.

Poi è partito il corteo. Sfilando in viale Cavour, tra i cori e gli slogan, svettavano tra la folla diversi cartelli contro il carovita (“Ci hanno detto di stringere la cinghia, peccato che la cinghia costi troppo”) e l’ormai celebre “Bismillah c’est le tenebre”, la frase diventata virale nelle proteste studentesche francesi e volta a satireggiare il tentativo di un agente di polizia in borghese di infiltrarsi nelle chat dei giovani delle banlieue.

“Quando parliamo di caro vita – è intervenuta una rappresentante di Transfem –, non parliamo soltanto di numeri, di percentuali, di statistiche. Parliamo di persone che rinunciano a curarsi perché non possono permetterselo. Di studenti che non possono permettersi una casa. Di lavoratori che, pur lavorando, non riescono ad arrivare alla fine del mese. Di persone costrette a scegliere tra pagare una bolletta e fare la spesa. Di chi si ritrova a dipendere dalla famiglia, da un partner per poter semplicemente andare avanti”.

“Scioperiamo, perché il nostro tempo non è una merce. Perché i nostri corpi non sono strumenti da spremere fino all’esaurimento. Scioperiamo perché il costo della crisi non può continuare a essere scaricato su chi la crisi la subisce già ogni giorno”.

Poi è intervenuta una rappresentante di Link Studenti Indipendenti Ferrara: “Oggi chiamiamo in causa tutte le persone come noi, che si alzano la mattina, lavorano e studiano, e che quando provano ad aprire la televisione o i social per avere una pausa dal logorio di un sistema che vuole spremerci fino alla morte, leggono solo brutte notizie: da una nuova guerra ad un aumento dei prezzi del gas e dell’energia, ad un taglio al programma di welfare. A queste persone vogliamo chiedere con la massima sincerità: come fate a girarvi dall’altra parte?”

“Qualunque sia la vostra risposta, è certo che questa volta la propaganda abbia funzionato: vi hanno convinti che la vostra sorte rimarrà intoccabile, ma noi abbiamo imparato che i privilegi non vanno mai dati per scontati e che non sono mai così illimitati come danno da vendere”.

Infine, il corteo è ritornato in piazza Cattedrale. I fogli “calpestati” sono stati raccolti, il boccino è stato accostato: nell’aria si diffondono le note di “Bella ciao” e i giovani cominciano a cantare e ballare sui sanpietrini. La violenza qui non ha casa.

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