Cronaca
31 Ottobre 2026
L'autore e l'inviato del tg satirico sentiti come parte civile dopo alcuni video social pubblicati dalla ditta di Lido di Spina in risposta ai servizi tv: "Ci siamo sentiti offesi". L'avvocato Anselmo che difende l'azienda edile: "Noi fortemente danneggiati"

Striscia diffamata da Star Italia, in aula arrivano Antonio Ricci e Max Laudadio

di Davide Soattin | 4 min

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Sono l’anima e il volto di Striscia la Notizia: da una parte Antonio Ricci, 76 anni, autore e creatore del programma, dall’altra Max Laudadio, 55 anni, uno degli inviati storici. Ieri mattina (venerdì 30 ottobre) – davanti alla giudice Rosalba Cornacchia del tribunale di Ferrara – sono stati sentiti come parte civile nel processo per diffamazione aggravata che vede alla sbarra un 55ene e un 53enne, titolari della Star Italia, l’azienda di ristrutturazione bagni del Lido di Spina finita al centro di alcuni servizi del tg satirico di Canale 5.

La vicenda s’inserisce in uno scambio reciproco di denunce per diffamazione aggravata. La stessa Star Italia infatti, proprio a seguito della messa in onda di alcuni servizi realizzati dalla trasmissione Mediaset, aveva denunciato con la stessa accusa Antonio Ricci e Max Laudadio. I due risultano quindi oggi indagati in un altro procedimento strettamente connesso che nel 2023 aveva portato il gip Carlo Negri del tribunale di Ferrara a disporre il sequestro di nove servizi, poiché ritenuti lesivi della reputazione dell’azienda.

Secondo il quadro accusatorio ricostruito dal pm Ciro Alberto Savino della Procura di Ferrara, a maggio 2023, i titolari dell’azienda avrebbero offeso a più riprese, tramite Facebook, Instagram e TikTok, l’autore e l’inviato della trasmissione televisiva.

Nello specifico, li avrebbero accusati di aver pronunciato durante un servizio le frasi “così organizzo il morto” e “in culo ai froci“, al posto di quelle realmente dette – “è giornalismo il nostro” e “no, no, fuori è plastica” – così da delegittimare agli occhi del pubblico il programma, l’autore e l’inviato. Un modo, scrivono gli inquirenti, per lasciare intendere che intendessero falsificare le notizie per sabotare irreversibilmente l’attività di Star Italia e per dipingere l’inviato come omofobo.

I due avrebbero poi raffigurato Laudadio col volto di un pagliaccio, definendolo il “padrone” dell’associazione di consumatori Atecon, a loro dire una “scatola vuota creata da Striscia la Notizia per sostenere le condotte diffamatorie” in “un piano diabolico che si sta sciogliendo come neve al sole”. Così facendo, avrebbero fatto apparire una presunta avversione personale dell’inviato verso l’azienda, sostenendo che avesse forzato deliberatamente i contenuti dell’inchiesta col supporto organizzazioni di consumatori alle proprie dipendenze.

Infine, Laudadio sarebbe stato apostrofato con espressioni come “idiota, falso, non sei un uomo” e, al pari di Striscia, come “scorretti, immorali e promotori di campagne che incitano all’odio e alla malvagità sociale“.

Sentito in aula, Laudadio ha fornito la proprio versione dei fatti. “Quelle frasi non le ho mai dette e non ho nemmeno mai usato parole nei confronti degli omosessuali“, ha riferito. “È tutto documentale – ha poi proseguito – perché noi registriamo dal primo secondo in cui arriviamo e chiudiamo le telecamere quando saliamo in auto. Poi ovviamente c’è la roba che va in onda e quella che non ci va, ma non forzo mai niente. Qualsiasi girato lo teniamo in archivio“.

L’inviato ha anche ricordato che al primo incontro con i due imputati non c’era stata alcuna discussione: “Non ci sono state reazioni. Poi ho saputo che Star Italia aveva diffidato la messa in onda e l’ho ritenuto surreale, dal momento che avevo fatto l’intervista e mi erano state date delle risposte“.

Stesso tono da parte di Antonio Ricci. “Mi sono sentito offeso”, ha esordito. “Quando ho letto quei post, ho rivisto una situazione che già era capitata in passato, in cui la colpa viene data a chi va a scoprire le cose, in cui non esiste lo sbaglio, ma la colpa è di chi ha criticato. Un meccanismo in cui diventa importante negare l’autorevolezza e gettare fango su chi ti ha criticato perché solo così puoi crescere. È stato un insulto a Max e a me, oltre che alla trasmissione”, ha sottolineato, ribadendo di aver fatto con Laudadio le verifiche necessarie su quanto denunciato prima della messa in onda.

Sull’Atecon, definita dagli imputati una “scatola vuota“, Ricci ha precisato di conoscere il presidente “da tanto tempo“. “Non abbiamo bisogno di creare scatole vuote“, ha aggiunto. “A noi bastano le segnalazioni che ci arrivano, poi se coordinate dalle associazioni di consumatori tanto meglio”.

Quindi ha chiuso: “Tutti i giorni siamo sotto gli occhi della redazione più grande di Italia che sono i cittadini, che possono contestare il nostro operato e non mi offendo. Mi offendo se viene messo in dubbio il modo in cui agiamo o ci vengono messe in bocca parole omofobe che contribuiscono a gettare Striscia nel fango e non lo posso sopportare. Striscia non è una trasmissione presuntuosa”.

“I miei assistiti sono stati fortemente danneggiati dalle trasmissioni sequestrate da un giudice. Si vuole confondere la causa con gli effetti”, è il commento arrivato a fine udienza dall’avvocato Fabio Anselmo, legale difensore di Star Italia. In aula, durante la testimonianza di Laudadio, l’avvocato – insieme alla collega di studio Alessandra Pisa – aveva fatto notare che le segnalazioni arrivate alla redazione di Striscia la Notizia prima del servizio non erano 400, come sostenuto dal programma, ma 24.

Il procedimento tornerà in aula il 29 gennaio.

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