Economia e Lavoro
30 Ottobre 2026
I dati mostrano una fragilità della provincia e dell’area interna. Male il dato sul reddito: ““Sofferenza demografica, economica e sociale”

L’Osservatorio Cisl: “Un abitante del basso ferrarese guadagna il 20% in meno rispetto a chi vive negli altri comuni”

di Redazione | 5 min

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di Tommaso Piacentini

La fragilità delle aree interne. Sono stati presentati, in Camera di Commercio di Ferrara e Ravenna, i dati e i risultati del primo Osservatorio Cisl Ferrara sull’area interna del Basso Ferrarese, l’osservatorio socio-economico volto a studiare e analizzare le interconnessioni logiche tra realtà sociale e tessuto economico per rendere l’area interna “intelligente”, attraverso la consapevolezza di problematiche, esigenze e priorità su cui basare delle proposte operative di intervento, anche grazie all’ausilio dell’intelligenza artificiale.

L’indagine, esposta dal professore Aurelio Bruzzo già afferente del Dem dell’Università di Ferrara, ha preso in considerazione diverse variabili basate su tre fattori principali – sociali, economici e demografici – lavorate sull’Indicatore di fragilità comunale elaborato dall’ufficio statistica della Regione nel 2023.

Dai dati è emerso che la provincia di Ferrara è più fragile del resto della regione in alcuni indicatori: la popolazione residente in provincia tra 2019 e 2023 è diminuita dell’1,7%, mentre il resto della Regione si ferma a -0,22%; il saldo naturale medio annuo, ossia la differenza tra il numero dei nati e i decessi, è negativa del 9,28% (meglio la Regione con -5,49%), a fronte di un avanzamento percentuale di ultra ottantenni sul totale dei residenti di circa il 9,5% (in Regione è dell’8,3%).

Altri punti di sofferenza sono costituiti dalla percentuale di laureati in età tra i 25 e 49 anni, che sono circa il 28,12% rispetto al 30,46% regionale, e il reddito imponibile per contribuente: se un abitante nella provincia di Ferrara percepisce un reddito di 23.549,27 euro annui, viene superato dai suoi corregionali che ne guadagnano 2mila in più, ossia 25.877,61.

Bene altri indicatori come la percentuale di popolazione residente di ultrasessantacinquenni in famiglie unipersonali (29,41% contro il 29,94% della Regione) e la percentuale di popolazione straniera dagli 0 ai 19 anni (16,91% contro il 16,28% della Regione).

In totale, quindi, sono 7 gli indicatori su 11 in cui la provincia di Ferrara risulta più fragile del resto della regione.

Un quadro di maggiori difficoltà è riportato dai dati sulle aree interne, con diverse criticità sia rispetto agli altri comuni rimanenti che rispetto alla stessa provincia di Ferrara. Gli indicatori peggiori sono quelli della variazione della popolazione residente, che conta una diminuzione del 3,79% (gli altri comuni sono al -2,08), del saldo naturale medio annuo (al -12,38% contro il -9,13% degli altri comuni), della percentuale di laureati (solo il 18,57%) e del reddito imponibile medio per contribuente, più basso di 4mila euro rispetto agli altri comuni (20.091,57 euro contro 24.421,91 euro, circa il 20% in meno) e di quasi 6mila rispetto agli emiliano-romagnoli.

Un segnale positivo delle aree interne, invece, è dato dalla percentuale di minori in famiglie monogenitoriali sul totale dei minori residenti in famiglia (15,05%), mentre meglio dei comuni rimanenti rimangono la percentuale di ultrasessantacinquenni in famiglie unipersonali (27,46% contro il 29,96%) e quella del ricambio medio della popolazione straniera (8,37%).

Nelle aree interne, dunque, gli indicatori che segnalano maggior fragilità salgono a 8 su 11.

Alla presentazione dei dati dell’Osservatorio hanno presenziato il presidente della Regione Emilia-Romagna Michele De Pascale, il responsabile di territorio della sede di Ferrara di Confindustria Emilia Area Centro Giacomo Pirazzoli, i consiglieri regionali Paolo Calvano e Marcella Zappaterra, la segretaria generale della Cigl Veronica Tagliati e Cinzia Bracci di Cds.

Grandi assenti, invece, i rappresentanti delle Amministrazioni locali: i sindaci dei Comuni interessati dall’indagine dell’Osservatorio non figurano nella platea, impegnati, come ha fatto notare con una punta di amarezza il segretario generale di Cisl Giuseppe Tagliavia, in una riunione della Provincia.

“Per ridurre i divari territoriali – è intervenuto De Pascale – non basta affidarsi al mercato, perché il mercato tende a concentrare investimenti e opportunità dove ci sono già le condizioni più favorevoli. Dobbiamo mettere in campo correttivi strutturali, riconoscendo gli svantaggi competitivi delle aree interne e prevedendo strumenti adeguati, anche sul piano fiscale. Chi investe nel basso ferrarese non può essere messo nelle stesse condizioni di chi investe in territori che hanno vantaggi logistici e produttivi molto diversi”.

La priorità, secondo il presidente, è “costruire una strategia di sviluppo che tenga insieme infrastrutture, connettività digitale, manifattura avanzata e ricerca. Perché non esiste benessere duraturo senza una quota significativa di manifattura e senza lavoro di qualità, con retribuzioni adeguate e diritti tutelati. Come Regione vogliamo fare la nostra parte, migliorando anche la capacità di pianificare gli investimenti e costruire una visione condivisa con le istituzioni e le parti sociali. Ma serve anche un cambio di approccio nazionale, che riconosca le specificità delle aree interne del Centro-Nord e estenda a queste le medesime risorse e i medesimi strumenti concreti previsti per il Sud Italia per sostenerne lo sviluppo”.

“Viviamo in una fase in cui i territori stanno cambiando rapidamente – ha dichiarato Tagliavia –: cambiano la struttura e la distribuzione della popolazione, cambiano i bisogni delle persone e delle famiglie, cambia il mercato del lavoro, cambiano le modalità con cui le persone si spostano e accedono ai servizi. Questi cambiamenti assumono caratteristiche particolari nelle aree interne, dove alle trasformazioni generali si aggiungono fenomeni particolarmente incisivi, come l’invecchiamento della popolazione, con dati al di sopra delle altre aree regionali”.

“Il basso ferrarese soffre di uno svantaggio strutturale, demografico, economico e sociale rispetto al resto della provincia di Ferrara e più in generale della regione. Non si tratta di una difficoltà temporanea, ma di un divario che tende a mantenersi nel tempo” ha spiegato Tagliavia, per poi giungere a una diagnosi conclusiva: “Il basso ferrarese non è semplicemente un territorio che perde abitanti, sta perdendo anche condizioni favorevoli all’evoluzione del proprio sistema economico e sociale. La conclusione politico-sindacale che facciamo è che non basta finanziare singoli progetti o mantenere i servizi esistenti, occorre una strategia capace di modificare le condizioni che inducono al declino: l’obiettivo è passare da politiche compensative a politiche strutturali”.

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