La rettrice dell’Università di Ferrara Laura Ramaciotti ha incontrato in Rettorato Ilenia Gemiti e Vittorio Facincani, i due dottorandi Unife saliti sul podio della finale nazionale di FameLab Italia 2026, il talent show internazionale dedicato alla comunicazione della scienza, per congratularsi con loro per il risultato ottenuto e per il percorso compiuto nella competizione.
Ilenia Gemiti, dottoranda del Dipartimento di Neuroscienze e Riabilitazione, si è aggiudicata il primo posto e rappresenterà l’Italia alla finale internazionale del 5 dicembre a Katowice, in Polonia. Vittorio Facincani, dottorando del Dipartimento di Studi Umanistici, ha conquistato invece il terzo gradino del podio.
La finale nazionale si è svolta il 3 ottobre al Teatro del Pavone di Perugia e ha riunito ricercatrici e ricercatori chiamati a raccontare il proprio lavoro scientifico in appena tre minuti, con chiarezza, rigore ed efficacia comunicativa.
«Comunicare la scienza è una delle responsabilità dell’Università, soprattutto in un momento in cui siamo esposti a una quantità crescente di informazioni, non sempre corrette o verificate. Per questo siamo particolarmente orgogliosi che giovani ricercatrici e ricercatori come voi scelgano di mettersi in gioco in iniziative come FameLab, capaci di rendere la ricerca comprensibile e accessibile senza rinunciare al rigore scientifico. È un modo per restituire ai cittadini il valore del lavoro che si svolge nel nostro Ateneo e, allo stesso tempo, per rafforzare il dialogo tra Università e società. Crediamo molto in questo confronto e vogliamo continuare ad alimentarlo, contribuendo a una cultura dell’informazione più consapevole e fondata sulla conoscenza» afferma la Rettrice Unife, Laura Ramaciotti.
All’incontro, presenti anche i professori Giacomo Dimarco, prorettore alla Ricerca, ed Enrico Bracci, prorettore alla Terza Missione.
Ilenia Gemiti, dottoranda in Neuroscienze Traslazionali e Neurotecnologie del Dipartimento di Neuroscienze e Riabilitazione di Unife, ha affrontato un tema particolarmente complesso: la valutazione dello stato di coscienza nei pazienti non comunicativi, che non sono in grado di muoversi o parlare.
Al centro del suo intervento il Pci, Indice di Complessità Perturbazionale, un parametro che permette di studiare la complessità della risposta del cervello a una stimolazione magnetica transcranica e che trova applicazione nella ricerca sugli stati di coscienza.
«È stata un’esperienza straordinaria, fin dalla selezione locale a Ferrara, e non si sarebbe potuta concludere in modo migliore – ha detto -. Tra i partecipanti si è creata fin da subito una splendida sintonia, rafforzata anche dalla masterclass, un momento prezioso che ci ha spinti oltre la nostra comfort zone. Certo, affrontare la Finale Internazionale genera un po’ di ansia, soprattutto nella ricerca di un argomento che sappia davvero catturare ed emozionare il pubblico. Spero davvero che l’Università di Ferrara continui a sostenere questa iniziativa: è un percorso che arricchisce enormemente».
La vittoria porterà ora Gemiti alla finale internazionale di FameLab, in programma il 5 dicembre 2026 a Katowice, in Polonia, nell’ambito del Silesian Science Festival. Per lei, anche un premio di 1.000 euro.
Sul terzo gradino del podio è salito Vittorio Facincani, dottorando in Scienze Umane presso il Dipartimento di Studi Umanistici di Unife. Il suo intervento ha trasformato una ricerca archeologica in un vero e proprio true crime iniziato 40 mila anni fa, raccontando come gli archeologi riescano a ricostruire le tecniche di caccia dei primi Homo sapiens arrivati in Europa attraverso le tracce lasciate dalle punte in pietra sulle ossa delle prede e gli studi di archeologia sperimentale.
«FameLab è stata l’occasione per esplorare un interesse che sentivo da un po’ di tempo, la divulgazione. Da Ferrara fino a Perugia, in occasione della masterclass e della successiva finale nazionale, il percorso è stato scandito da momenti di condivisione e scambio. Ho avuto la possibilità di conoscere persone brillanti, appassionate e generose. Grazie a Unife e a Psiquadro che hanno reso possibile tutto questo. Parlare di ricerca, archeologia e preistoria davanti a così tante persone, su un palco di teatro, è stata un’esperienza che rifarei subito ma intanto ne custodisco con cura emozioni e ricordi».
Con il primo e il terzo posto nazionale, i due dottorandi portano sul podio di FameLab due ambiti di ricerca molto diversi – dalle neuroscienze all’archeologia – accomunati dalla capacità di tradurre temi scientifici complessi in racconti accessibili e coinvolgenti per il pubblico.
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