Bondeno
27 Ottobre 2026
L’11 ottobre 2025 ci fu l'inaugurazione, oggi il punto sullo studio e la digitalizzazione dei documenti

Compleanno “Casèt dal dialet”, ovvero lo “Scaffale del dialetto”

di Redazione | 3 min

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I cantieri per la realizzazione di nuovi ponti, a Bondeno, sono diventati un passaggio obbligato. D’altra parte, è risaputo che un territorio come quello matildeo, caratterizzato da terre strappate alle acque, è ricco di manufatti idraulici e ponti, che sono fondamentali per la comunità e l’economia del territorio

Bondeno. Il “Casèt dal dialet”, un anno dopo. La cerimonia di sabato mattina, alla biblioteca “L. Meletti”, è servita a presentare i risultati degli studi e i processi di catalogazione e digitalizzazione dei documenti raccolti nel progetto, che ha ricevuto anche un contributo a seguito di un bando regionale.

I ringraziamenti del sindaco di Bondeno, Simone Saletti, e dell’assessore ai servizi bibliotecari, Francesca Aria Poltronieri sono andati, innanzitutto, a colui che ha lavorato per costruire e realizzare l’archivio: Dugles Boccafogli. « Con Boccafogli ci lega una collaborazione di lunga data – ha ricordato Poltronieri –. Già prima della pandemia, eravamo entrati nelle scuole con un progetto sul dialetto, che ci fece sorridere, ma anche capire l’importanza di preservare le nostre tradizioni, specie per le future generazioni. La lingua vernacolare è un simbolo della nostra cultura e come tale va preservata e trasmessa, con i suoi vocaboli e le sue “zirudele”». Quello che ha spinto verso questo progetto è rendere la cultura dialettale un patrimonio per tutti.

«Ci sono vocaboli che difficilmente trovano un equivalente efficace in italiano – ricorda il sindaco di Bondeno, Simone Saletti –. Vorrei poi ricordare il valore della zirudela, che riesce a fotografare l’istante e arrivare alla nostra tradizione culturale. Edoardo Roncatti (uno dei donatori di opere premiati sabato mattina; ndr) da molti anni trasmette cultura, insegnando lingue straniere a molti cittadini, mentre Bruno Bergonzini ha il dono di regalare la sua narrazione della “zirudela”, con la sua musicalità, a tante iniziative conviviali che si svolgono nel bilancione del gruppo “La Volpe”».

I primi contributi dello “Scaffale” furono quelli donati dalle famiglie di Euno Borsatti (curatore di un vero e proprio dizionario sull’argomento), di Nerio Poletti e da parte di Luciana Guberti. Tra i nuovi donatori dello “Scaffale” del dialetto ci sono Bruno Bergonzini e Edoardo Roncatti. Le biblioteche, che custodiscono il patrimonio dialettale «non sono più quelle di un tempo, sono luoghi vivi, spesso ancora associate a luoghi chiusi. Restano invece al passo con i tempi. Sono luoghi di socializzazione, in cui spesso si incontrano gruppi di lettura o di uncinetto, accanto a studenti che stanno preparando i loro esami universitari – dice Anastasia Rizzoni della cooperativa Cidas –. Tuttavia, le biblioteche non hanno perso la loro vocazione di essere custodi di parole e di libri. In questa direzione si colloca il progetto che è stato candidato dal Comune di Bondeno. L’obiettivo condiviso con Dugles Boccafogli è quello di rendere disponibile il nostro patrimonio, anche per chi non è in grado fisicamente di venire nel nostro polo bibliotecario».

L’iniziativa della digitalizzazione del patrimonio culturale deriva dalla necessità di «evitare che il nostro dialetto possa sparire, e mi riferisco alle nuove generazioni. Vogliamo fare rivivere queste forme di trasmissione di una cultura e di una comunità». Il lavoro di digitalizzazione è arrivato alla dematerializzazione delle poesie scritte da Euno Borsatti e relative agli anni ’80. La scansione in alta definizione del materiale prosegue, ma entro l’anno il progetto prevede anche uno scambio intergenerazionale con i bambini delle scuole per l’infanzia. Il professor Gianpaolo Borghi, nel corso del convegno, ricorda le sue ripetute visite a Bondeno e i trascorsi progetti curati sul territorio: «Alcuni anni fa, il Centro Etnografico di Ferrara si occupò del vocabolario di “Neno” Borsatti, che fu un punto d’inizio importantissimo. Cui fece seguito quello di Mario Borgatti. L’amico Dugles ha lavorato in maniera magistrale, umile, con un punto di vista di inchiesta. Da un punto di vista procedurale – conclude Borghi – quello di Bondeno costituisce un modello».

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