di Tommaso Piacentini
Fino a qui tutto bene. Il titolo del decimo congresso provinciale di Arci Ferrara, tenutosi ieri (sabato 24 ottobre) al Chiostro Piccolo di San Paolo, è una citazione alla celebre scena de “L’odio” di Mathieu Kassovitz in cui si racconta che un uomo, precipitando da un palazzo di cinquanta piani, ripete questa frase nella caduta da un piano all’altro: “Fino a qui tutto bene”.
Durante l’assemblea, la presidente uscente Francesca Audino ha passato il testimone a Mattia Antico.
È una società che precipita, come l’ha descritta nel proprio discorso Audino, ma il problema non è la caduta, è l’atterraggio: “Le immagini e le parole del film tornano a parlarci con forza, mentre le proteste di giovani e giovanissimi attraversano tante piazze trovando in risposta violenza da parte delle forze dell’ordine e la repressione del dissenso da parte del Governo, che sceglie di concentrarsi sulla vetrina rotta piuttosto che sulle cause di questa rabbia”.
“La caduta oggi è economica, sociale, ambientale e democratica“, una caduta il cui problema consiste anche nella “nostra capacità o incapacità di riconoscerla e di agire di conseguenza”, nella “possibilità di continuare a ripeterci che tutto sommato va ancora bene”.
“Mentre continuiamo a ripetercelo – ha proseguito Audino – la distanza tra la società che vorremmo e quella che vogliamo diventa sempre più grande. Viviamo in un mondo in cui la forza è tornata strumento ordinario di risoluzione dei conflitti, dove la corsa alla difesa e al riarmo è cieca di fronte ai tagli e alla mancanza strutturale di risorse per sanità, istruzione, welfare e servizi pubblici”.
Guerre genocidarie, crisi ambientale e un clima crescente di violenza è il quadro tanto sconfortante quanto realistico di un mondo che prosegue nella sua caduta libera dal cinquantesimo piano: “Chiunque può diventare il nuovo nemico da combattere e su cui focalizzare, o meglio, spostare l’attenzione: il Nucleo Anti Maranza annunciato dal nostro sindaco ne è un esempio”.
In questa realtà “solo gli strumenti dell’associazionismo e del mutualismo, la cultura, l’educazione e la partecipazione sono fondamentali per tenerci insieme come comunità”, ha ricordato Audino, puntando il dito contro chi cerca di annacquare questo collante, con il solvente delle chiusure forzate e dei provvedimenti di sfratto. Cita alcuni esempi l’ex presidente di Arci: il centro sociale La Resistenza, l’associazione Cittadini del Mondo, Csv Ferrara e il circolo Arci Bolognesi.
“La sicurezza si costruisce anche con la possibilità di partecipare alla vita collettiva” ha concluso Audino, rinnovando l’impegno di Arci a “tornare a parlare con i territori”, nella consapevolezza che “non possiamo essere soltanto spettatori di una caduta: dobbiamo provare a comprenderla, a individuare responsabilità e costruire insieme gli strumenti per contrastarla e immaginare un atterraggio diverso”.
Un atterraggio diverso quello immaginato anche dai rappresentanti delle istituzioni che sono intervenuti durante i lavori del congresso, come i consiglieri regionali Marcella Zappaterra e Paolo Calvano, il consigliere comunale Fabio Anselmo, il segretario provinciale del Pd Nicola Minarelli, il coordinatore di Sinistra Italiana Sergio Golinelli, il sindaco di Portomaggiore Dario Bernardi e la direttrice di Legacoop estense Chiara Bertelli, tutti accomunati da uno stesso leit motiv: il disagio giovanile non va criminalizzato, mentre, come ha dichiarato il consigliere Calvano, “associazioni come Arci sono le realtà che ci aiutano a stare con i piedi per terra“.
È poi seguito il discorso di insediamento del nuovo presidente di Arci Ferrara, Mattia Antico: “È innegabile, Arci mi ha cambiato la vita. In questi mesi è cresciuto forte un sentimento da non disperdere, la voglia di tornare a essere una squadra. È su questo che vorrei che la nostra Arci insistesse”.
“Arci per me è il rifugio politico – ha dichiarato Antico -. Ho iniziato a scendere in piazza tra i 13 e i 15 anni, avevo una maglietta di Che Guevara e credevo bastasse questo per fare la rivoluzione. Non avevo una vera casa politica, il sentirmi parte di qualcosa me l’ha dato l’Arci anni dopo, prima con la radio, poi con il servizio civile e infine come membro del comitato”.
Un rifugio politico che deve tornare a essere comunità: “Ora la vera sfida è provare a essere comunità. Il Comitato non è un indirizzo, una via, ma sono le persone di questo congresso, i circoli che si impegnano per creare spazi di incontro. La prima cosa che vi prometto è che torneremo a fare queste cose insieme, perché se c’è una cosa che in questi abbiamo imparato anche grazie al percorso nazionale è che ogni circolo può dare valore al nostro rifugio politico”.
“Non ho in tasca la soluzione alla chiusura degli spazi né all’immobilità della politica quando si parla di cultura, però ho voglia di voglia di cercarla insieme, ho voglia di cercarla insieme, di continuare a dare valore quello che facciamo ogni giorno”.
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