Economia e Lavoro
24 Ottobre 2026
Ieri lo sciopero regionale nell'ambito della vertenza nazionale ha toccato anche Ferrara. Annullato il concerto dell'Orchestra della Toscana. Artosi (Slc Cgil): "Chiediamo un riconoscimento economico e professionale dignitoso"

Lavoratori dello spettacolo in presidio al Comunale: “Salari fermi e due rinnovi a rischio”

di Elena Coatti | 4 min

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Decine di lavoratrici e lavoratori dello spettacolo si sono ritrovati nella serata di venerdì 23 ottobre davanti alle porte del Teatro Comunale di Ferrara per protestare contro il mancato rinnovo del contratto collettivo nazionale.

Un presidio durante il quale sono stati distribuiti volantini a cittadini e passanti per spiegare le ragioni dello sciopero regionale che ha portato anche all’annullamento del concerto dell’Orchestra della Toscana, previsto alle 20.30. L’appuntamento sarà recuperato, in una data ancora da definire, nell’ambito della Stagione concertistica 2027/2028 di Ferrara Musica.

La mobilitazione si inserisce in una vertenza di carattere nazionale. Al centro della protesta ci sono il recupero del potere d’acquisto perso negli ultimi anni, il riconoscimento delle professionalità e il rinnovo di contratti rimasti fermi nonostante l’aumento del costo della vita.

“Lo sciopero è a livello nazionale. In Emilia-Romagna abbiamo scelto di fare questa giornata, per cui anche negli altri teatri della regione si stanno svolgendo iniziative di sciopero”, spiega Fabio Artosi, segretario della Slc Cgil Ferrara, presente al presidio.

Il nodo principale riguarda un contratto scaduto nel 2021 e da allora mai rinnovato. “Stiamo protestando perché c’è un mancato rinnovo di un contratto che è scaduto nel 2021. Per tutto il periodo che va da allora a oggi questi lavoratori non hanno mai avuto adeguamenti salariali”, sottolinea Artosi. Una situazione che, secondo il sindacato, ha progressivamente impoverito le retribuzioni, soprattutto alla luce dell’inflazione registrata negli ultimi anni.

“Stavamo chiedendo un adeguamento che potesse coprire almeno una parte dell’inflazione che c’è stata nel corso di questi anni”, prosegue il segretario. Ma è proprio sulla durata e sulla decorrenza del nuovo contratto che si è consumata la distanza tra le organizzazioni sindacali e la controparte datoriale.

“Di fronte alle nostre richieste, che erano quelle di chiudere il contratto nel 2026 e poi ripartire con uno successivo, l’Agis, che segue la trattativa a livello nazionale per i vari teatri, ci dice di no: si parte dal 2027 e il contratto deve scadere nel 2029”.

Una proposta che i sindacati giudicano inaccettabile. “Questo significa che, trattandosi di un contratto con una vigenza triennale, i lavoratori del teatro perderebbero consecutivamente due rinnovi contrattuali”, osserva Artosi. Il risultato, denuncia, sarebbe una perdita economica significativa: “Parliamo di centinaia e centinaia di euro che non vanno a coprire quello che è il costo della vita e quello che è successo in questi anni con i tassi di inflazione che tutti conosciamo”.

Secondo quanto denunciato dalle organizzazioni sindacali alla vigilia dello sciopero, l’ultima revisione contrattuale risale al 2018 e l’inflazione accumulata durante il periodo di mancato rinnovo ha raggiunto il 23%. La proposta economica della controparte prevede invece un aumento del 18% distribuito su tre anni, a partire dal 2027, senza il riconoscimento degli arretrati. Condizioni considerate insufficienti per compensare la perdita di potere d’acquisto subita dai lavoratori.

Artosi tiene però a precisare un aspetto della mobilitazione, per evitare che la protesta venga interpretata come una contestazione nei confronti della realtà teatrale ferrarese. “Non lo stiamo facendo contro il Teatro Comunale di Ferrara. È una rivendicazione nazionale, perché è la parte datoriale che non sta riconoscendo nessun tipo di richiesta da parte nostra”.

La vertenza, del resto, non riguarda soltanto gli stipendi. Tra gli obiettivi delle organizzazioni sindacali c’è anche una riorganizzazione complessiva del sistema contrattuale dello spettacolo dal vivo, oggi caratterizzato da una molteplicità di figure professionali e tipologie di impiego.

“Si voleva fare un contratto unico anche per unificare, perché il mondo dello spettacolo è molto frastagliato”, spiega ancora Artosi. “Ci sono le cooperative dello spettacolo, ci sono i teatri di tradizione, ci sono i teatri stabili. Si voleva provare a fare un contratto unico, mettendo insieme tutta una serie di figure professionali, anche nuove, che stanno venendo avanti”.

Un aggiornamento ritenuto necessario anche alla luce dei cambiamenti che hanno attraversato il settore, a partire dall’introduzione di nuove tecnologie e dall’emergere di professionalità che richiedono un inquadramento adeguato. “Si voleva provare a inserire tutta una serie di situazioni nuove, ma dall’altra parte c’è stato il rifiuto netto di riconoscere anche una nuova formulazione”, aggiunge il sindacalista.

La richiesta è dunque quella di intervenire non soltanto sulle retribuzioni, ma anche sull’identità professionale di chi lavora dietro e dentro le quinte dei teatri. “Bisogna dare una nuova identità anche a questi lavoratori, che hanno bisogno di avere un riconoscimento dignitoso sia economico sia a livello di professionalità”, conclude Artosi.

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