di Tommaso Piacentini
L’agricoltura è donna. Il 2026 è stato proclamato dalle Nazioni Unite e dalla Fao come Anno Internazionale delle Donne Agricoltrici, un riconoscimento volto a celebrare il ruolo che la donna storicamente ricopre nella coltivazione della terra e a ricordare la funzione emancipatrice che il lavoro agricolo svolge, nella direzione di una maggiore parità.
A questo proposito, giovedì 22 ottobre la Commissione Consiliare Pari Opportunità ha dedicato un’informativa al tema delle donne in agricoltura, ricordando il ruolo delle cosiddette “donne rurali” tra storia, lavoro e innovazione.
Una storia che parla di donne del presente, ma con uno sguardo anche alle donne del passato, come ha spiegato Jennifer Felloni, vicepresidente Cia Confederazione Agricoltori Italiani: “Oggi le imprenditrici sono competenti e capaci di innovare, di dare un indirizzo alle proprie aziende. Queste sono le donne rurali di oggi e di ieri, protagoniste non solo della produzione del cibo, ma anche della tutela del territorio o come importante presidio delle aree interne”.
“Fino a una decina di anni fa – ha proseguito Felloni – le donne rurali conducevano aziende multifunzionali, come fattorie didattiche e agriturismi. Oggi invece sono sempre più presenti anche alla guida di aziende tradizionali, un segno dei tempi che cambiano in un settore che rimane ancora a prevalenza maschile”.
La storia, come emerso dall’intervento dalla professoressa Maria Gabriella Marchetti – componente dell’Osservatorio Politiche di Genere del Dipartimento Pari Opportunità –, insegna che l’agricoltura senza le donne non sarebbe esistita: dal Neolitico con i primi esperimenti di agricoltura stanziale a opera delle donne, fino all’età moderna in cui si occupavano delle fasi critiche dell’agricoltura, seppur senza alcun riconoscimento sociale. Lo otterranno solamente con l’Italia unita, quando le mondine nelle risaie di tutta la penisola avranno la possibilità di ottenere un reddito diretto e si faranno portavoce della prima esperienza di coscienza di classe. E oggi? Nel presente la donna rurale ha ottenuto importanti riconoscimenti, come quello di “Imprenditrice agricola” ottenuto grazie alla Legge di Orientamento del 2001, ma qualcosa ancora rimane legato al passato: “Ci sono barriere importanti alla parità, come il gender gap fondiario, gender gap digitale e il gender service gap” ha dichiarato Marchetti, mentre ancora siamo lontani dalla piena emancipazione della donna nel campo lavorativo.
“Nonostante la crescita del numero di aziende guidate da donne – ha spiegato Felloni –, l’imprenditoria femminile è spesso frenata da responsabilità familiari e sociali, che continuano a gravare soprattutto sulle donne: molte, infatti, si occupano non solo della famiglia e dei figli minori, ma anche degli anziani. Il lavoro di cura diventa così un onere che rischia di limitare lo sviluppo delle loro aziende”.
Un problema che è sentito anche da vicino: “Soprattutto nelle aree interne, come il ferrarese, sarebbe fondamentale poter contare su una rete di servizi, dagli asili nido ai servizi assistenziali di prossimità, capaci di consentire alle donne di prendersi cura delle persone care senza dover rinunciare al proprio lavoro e alle proprie aspirazioni personali”.
Anche in agricoltura, insomma, come in tanti altri settori del mondo del lavoro, la parità di genere sembra ancora essere un’utopia. Agricoltura che è anche fonte di autodeterminazione: “Per me l’agricoltura non è soltanto una produzione, è un’identità, una responsabilità e futuro” ha dichiarato Monia Dalla Libera, presidente di Agrimercato Ferrara Coldiretti, che ha ricordato anche l’importanza del mercato contadino come punto di incontro “tra produttori e consumatori” che rafforza “il legame tra agricoltura e territorio”.
Una forma di autodeterminazione anche per donne straniere. La manodopera straniera, secondo gli elenchi anagrafici Inps del 2025, è pari al 44,2% del totale, il 17,9% del quale è composto da donne. Come ha sottolineato il consigliere Enrico Segala (Pd): “Un lavoro che ha tanto a che fare con donne e giovani provenienti da altri Paesi. Queste donne che sono arrivate in Italia, a volte trovano l’unica risposta nel lavoro stagionale che voi offrite, la prima risposta che queste donne trovano nel cercare di autodeterminarsi nel nostro Paese”.
Nell’agricoltura di oggi, un ruolo importante è svolto anche dalle scienziate che stanno scrivendo la storia agraria del futuro, come ha spiegato Stefania Grossi, vicepresidente di Confagricoltura. Un esempio fornito da Grossi è quello delle tecniche di evoluzione assistita (Tea), una forma non ogm di intervenire sulle piante migliorandone i genomi, per proteggerle da cambiamenti climatici e parassiti, sviluppata e impiegata da donne.
“Parlare delle donne in agricoltura è fondamentale non solo come excursus storico per capire le radici della nostra storia, ma anche per parlare della trasformazione del loro ruolo – ha dichiarato l’assessora alle Pari Opportunità, Angela Travagli -. La svolta importante di oggi è che il 30% di aziende agricole sono gestite da donne. Credo che dal punto di vista socio-economico sia doveroso fare un accenno da parte mia al momento storico che stiamo vivendo, dal punto di vista di tutte le criticità del settore agricolo, in particolare in questi momenti con la crisi energetica, il fermo trasporti e il caro carburanti. Un momento di grande difficoltà e per cui esprimiamo vicinanza”.
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