Comacchio
17 Ottobre 2026
Torna in aula il procedimento per la morte del 36enne veronese Mirko Balzanelli. L'ammiraglio Vittorio Alessandro, consulente tecnico del pm: "Sarebbe stata necessaria un'informazione meno equivoca possibile"

Lidi, morì annegato nel canale di fossa. “Servivano cartelli semplici per segnalarlo”

di Davide Soattin | 3 min

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Lido degli Estensi. Quel tratto di mare era pericoloso e i bagnanti andavano avvisati. Non con comunicazioni equivoche, ma con cartelli semplici e chiari, facili da leggere per tutti. È quanto ha sostenuto l’ammiraglio Vittorio Alessandro, consulente della Procura, chiamato a testimoniare ieri, venerdì 16 ottobre, al processo per la morte di Mirko Balzanelli, il turista veronese di 36 anni annegato nel pomeriggio del 20 agosto 2020 al Lido degli Estensi, davanti ai Bagni Oro e Italia

Per l’ammiraglio, le caratteristiche di quel litorale imponevano un’informazione “nelle forme meno equivoche possibile” sul rischio. Un’attenzione che però sarebbe mancata.

Quel giorno infatti, secondo la ricostruzione avanzata dalla Procura di Ferrara, il turista 36enne sarebbe sprofondato in un canale di fossa che, stando alle accuse, non era stato adeguatamente segnalato ai bagnanti. Dopo essere entrato in acqua, il giovane avrebbe iniziato a sbracciarsi, prima di scomparire. Solo in serata, dopo ore di ricerche da parte di Guardia Costiera e Vigili del Fuoco, il mare aveva restituito il corpo sulla battigia, a circa 150 metri dal punto in cui era sparito.

“Il canale di fossa si muove e non si può indicare in modo stabile l’esatta ubicazione del pericolo“, ha proseguito Alessandro, spiegando perché fosse necessaria un’adeguata segnaletica. “Si parla di bandiera bianca e rossa, e in quella regionale anche gialla per il vento, ma creano confusione. Le bandiere non sono indicazioni pertinenti. Sono relative ad altri pericoli e non al canale di fossa. Devo essere sicuro di comunicare alle persone in spiaggia le cose che devono fare e non fare. Quella sensibilità necessaria però non c’è stata, già a monte quando sono state scritte le ordinanze della Capitaneria e della Regione”, ha sottolineato.

Ma chi avrebbe dovuto collocare quei cartelli sulla spiaggia? Per il consulente non ci sono dubbi: “L’attività di segnalazione è onere a carico dei concessionari“.

A processo ci sono un 52enne della provincia di Rovigo e un 40enne della provincia di Milano, rispettivamente responsabile organizzativo del servizio di salvamento e facente funzioni in loco. L’accusa per entrambi è di cooperazione colposa in omicidio colposo, per condotte segnate da negligenza, imprudenza e imperizia.

Il sostituto procuratore Andrea Maggioni contesta la violazione delle disposizioni del Piano Collettivo di Salvamento per la stagione 2020, dell’ordinanza balneare regionale n.1/2019 – che disponeva l’obbligo di segnalare all’autorità marittima gli interventi di soccorso effettuati – e dell’ordinanza 16/2018 dell’Ufficio Circondariale Marittimo di Porto Garibaldi, che imponeva ai concessionari di comunicare gli incidenti accaduti.

 Secondo gli inquirenti, i due avrebbero inoltre omesso di sovrintendere alle operazioni di salvataggio di Balzanelli, non essendo né presenti sul luogo dell’annegamento né reperibili, come invece avrebbero dovuto. E avrebbero omesso di adottare tutti gli accorgimenti necessari – dal posizionamento di boe a una specifica cartellonistica di pericolo – per segnalare ai bagnanti la presenza del canale di fossa in cui è finita la vittima. Una mancanza a cui avrebbero posto rimedio solo due giorni dopo la morte del giovane.

 

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