Comacchio
15 Ottobre 2026
Un dossier pubblicato su Dynastia.eu ricostruisce il percorso delle petizioni europee e il quadro normativo sulle spiagge. Al centro anche Comacchio e la necessità di aggiornare i dati sull’arenile effettivamente disponibile e concedibile

Concessioni balneari, Bonazza: “Prima delle gare va dimostrata la scarsità”

di Redazione | 3 min

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Comacchio. Prima di procedere con le gare per le concessioni balneari, occorre accertare e documentare la scarsità della risorsa demaniale. È la posizione sostenuta da Coralba Bonazza, consulente patrimoniale, fondatrice di Dynastia Consulting, in un dossier pubblicato su Dynastia.eu, dedicato all’applicazione dell’articolo 12 della direttiva europea 2006/123/Ce, alla tutela delle aree Natura 2000 e al caso di Comacchio.

Il documento ripercorre il percorso avviato nel 2025 con la petizione europea n. 0191/2025, relativa al rapporto tra concessioni balneari e aree protette, la risposta della Commissione europea del 12 giugno 2025 e una nuova petizione presentata nel 2026. Al centro dell’iniziativa c’è il criterio con cui deve essere accertata la scarsità della risorsa naturale e le conseguenze di un’eventuale mancata dimostrazione.

«Per anni il dibattito è stato concentrato quasi esclusivamente sul momento finale, cioè sulle gare – afferma Bonazza – ma l’articolo 12 della direttiva servizi parte da un presupposto preciso: il numero delle autorizzazioni deve essere limitato a causa della scarsità della risorsa. Prima di discutere della procedura, bisogna quindi dimostrare che quella scarsità esista davvero».

La Commissione europea, nella risposta alla prima petizione, aveva escluso che la semplice presenza di vincoli ambientali potesse giustificare una deroga generalizzata alla direttiva servizi, ribadendo al contempo che l’articolo 12 si applica quando il numero delle autorizzazioni disponibili è limitato dalla scarsità delle aree demaniali interessate.

La nuova petizione punta quindi a ottenere chiarimenti sui criteri di valutazione. «La questione oggi è diversa – prosegue Bonazza – non chiediamo una deroga per Natura 2000. Chiediamo all’Unione europea di chiarire come si misura la scarsità, quali aree devono essere considerate realmente disponibili, come vanno trattati erosione, vincoli ambientali, aree non concedibili, spiagge libere, concessioni recuperabili e domanda effettiva degli operatori».

Il dossier richiama anche la sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea nella causa C-348/22, relativa al Comune di Ginosa, e l’ordinanza C-574/25 del 10 luglio 2026. Secondo la ricostruzione proposta, questi riferimenti richiamano la necessità di valutare la disponibilità della risorsa in relazione alle condizioni concrete del territorio, senza presumere una scarsità generalizzata o, al contrario, un’abbondanza dell’intero litorale italiano.

Il caso Comacchio

Una parte del documento è dedicata alla situazione comacchiese. Il Piano dell’Arenile comunale riportava una consistenza complessiva di 21.917 metri di arenile, ripartiti tra aree naturali, private, attrezzate, demaniali concessionate e demaniali libere. Si tratta, tuttavia, di dati storici che, secondo Bonazza, non sarebbero sufficienti a descrivere la situazione attuale.

«Non sto sostenendo che oggi a Comacchio la risorsa sia certamente scarsa o non scarsa – precisa Bonazza – sto chiedendo quale sia la fotografia reale del 2026. Quanto arenile è realmente disponibile? Quanto è eroso? Quanto è vincolato? Quanto deve restare libero? Quanto è effettivamente accessibile e concedibile?».

Il dossier affronta anche le possibili conseguenze amministrative e contabili delle decisioni assunte dai Comuni, sottolineando la necessità di distinguere tra il rischio legato all’inerzia e quello derivante da provvedimenti adottati senza un’istruttoria completa.

«Accelerare non significa decidere senza dati. Se la scarsità è un presupposto giuridico, quel presupposto deve essere documentato. Non può diventare un automatismo».

La petizione chiede alle istituzioni europee di chiarire quale ambito territoriale debba essere utilizzato per misurare la scarsità, se occorra considerare l’intera costa o soltanto le aree concretamente utilizzabili, come valutare le zone protette, erose o non concedibili e quale rilievo attribuire alle concessioni decadute o recuperabili. Tra i quesiti anche il rapporto tra risorsa disponibile e domanda effettiva degli operatori, oltre alle conseguenze giuridiche di un eventuale accertamento di non scarsità.

La sintesi proposta da Bonazza segue una sequenza precisa: prima i dati, poi l’accertamento della scarsità, quindi il diritto applicabile e infine le decisioni. «Non il contrario», conclude.

Il dossier completo è consultabile su Dynastia.eu, nella sezione “Dossier e istituzioni”, con i collegamenti alle fonti europee, alle pronunce della Corte di giustizia, alle petizioni e agli altri documenti citati.

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