Aumentano le denunce di infortunio mortale in Emilia-Romagna, mentre nel Ferrarese crescono del 12% quelle relative agli infortuni complessivi. È quanto emerge dagli ultimi dati Inail aggiornati al 31 agosto 2026 e pubblicati il 9 ottobre, in occasione della 76esima Giornata nazionale per le vittime degli incidenti sul lavoro, celebrata domenica 11 ottobre. Una ricorrenza che anche a Ferrara ha visto la deposizione di una corona d’alloro ai piedi della lapide dedicata ai caduti sul lavoro in piazza Trento Trieste.
Secondo le rilevazioni dell’Istituto, nei primi otto mesi del 2026 in Emilia-Romagna sono state registrate 60 denunce di infortunio con esito mortale, sette in più rispetto alle 53 dello stesso periodo del 2025. L’aumento riguarda soprattutto gli incidenti avvenuti durante lo svolgimento dell’attività lavorativa: le denunce mortali in occasione di lavoro sono passate da 34 a 42, mentre quelle relative agli incidenti in itinere, verificatisi durante il tragitto tra casa e lavoro, sono diminuite da 19 a 18.
Nel Ferrarese il quadro presenta un andamento differente. Nei primi otto mesi del 2026 sono state presentate tre denunce di infortunio con esito mortale, contro le quattro dello stesso periodo dell’anno precedente. Nel 2025 erano state complessivamente cinque, rispetto alle nove del 2024. Si tratta di dati ancora provvisori, riferiti al luogo in cui si è verificato l’incidente e soggetti a successivi aggiornamenti e verifiche da parte dell’Inail.
Se le denunce mortali risultano in diminuzione, a preoccupare è però l’andamento degli infortuni complessivi. Tra gennaio e agosto 2026, in provincia di Ferrara, sono state presentate 3070 denunce, contro le 2740 dello stesso periodo del 2025. Un aumento di 330 casi, pari al 12%, superiore alla crescita media dell’Emilia-Romagna, attestata al 7,2%. Nel solo mese di agosto le denunce sono passate da 241 a 277, con un incremento del 14,9%. Le statistiche comprendono anche gli infortuni in itinere e quelli denunciati dagli studenti.
A livello nazionale, nei primi otto mesi del 2026, le denunce di infortunio con esito mortale avvenuto in occasione di lavoro, escludendo gli studenti, sono state 498, contro le 488 dello stesso periodo del 2025. Dieci casi in più, pari a un incremento del 2%.
Numeri che hanno accompagnato la commemorazione organizzata domenica mattina dall’Anmil di Ferrara, alla presenza del presidente provinciale Alberto Alberti, dell’assessora comunale alle Politiche del lavoro Angela Travagli e dei rappresentanti dell’Ispettorato del lavoro, della Medicina del lavoro, dell’Inail e della Prefettura e della Questura.
“Ogni anno ci ritroviamo la seconda domenica di ottobre ad affrontare un’analisi dell’esistente, tra quanto è stato fatto e quanto ancora è al centro delle nostre battaglie, che poi sono la battaglia di civiltà di un intero Paese”, ha dichiarato Alberti, richiamando l’attenzione sui numeri degli infortuni e sulle condizioni di lavoro.
Per il presidente provinciale dell’Anmil il problema della sicurezza non può essere separato dalle trasformazioni del mercato del lavoro e dalle condizioni economiche di lavoratrici e lavoratori. “Sentiamo con forza questa ricorrenza di rimettere in stretta correlazione la stabilità del sistema lavoro con la sua sicurezza”, ha sottolineato Alberti, indicando nella precarietà, nello stagnamento dei salari rispetto all’aumento del costo della vita, nella diffusione di nuove tipologie contrattuali e nei cambiamenti climatici alcuni dei fattori che richiedono risposte strutturali.
Particolare attenzione viene rivolta al lavoro irregolare, che secondo l’associazione nasconde una dimensione del fenomeno infortunistico ben più ampia di quella restituita dalle statistiche ufficiali. Il rischio, denuncia Alberti, è quello di un sistema nel quale sempre più persone, spinte dalla necessità economica, si trovano ad accettare condizioni lavorative che aumentano l’esposizione agli incidenti e, contemporaneamente, le escludono dalle forme di tutela previste dalla legge.
Il tema della sicurezza riguarda inoltre chi sopravvive a un infortunio, spesso con conseguenze permanenti sulla salute e sulla possibilità di continuare a lavorare. “Le testimonianze di vittime e superstiti dell’insicurezza del lavoro, che Anmil da anni porta nelle scuole, nelle aziende, nei cantieri e nei dibattiti – ha ricordato Alberti – raccontano oggi non solo la prevenzione e il post-infortunio, ma anche il prezzo che quotidianamente chi ha vissuto un incidente o una malattia professionale paga spesso senza un concreto supporto da parte dello Stato”.
Sul tema del reinserimento lavorativo si è soffermata anche l’assessora Travagli, che ha ricordato le vittime e le loro famiglie, sottolineando la necessità di non abbandonare le persone sopravvissute a gravi infortuni: “A queste persone dobbiamo garantire attenzione, dignità e concrete opportunità di reinserimento lavorativo”.
Tra le richieste avanzate dall’Anmil figurano l’introduzione nell’ordinamento italiano di un reato autonomo di omicidio sul lavoro, come previsto dalla proposta di legge C. 2849 presentata alla Camera il 19 marzo 2026, e l’istituzione di una Procura nazionale del lavoro. L’obiettivo, secondo l’associazione, è superare l’attuale frammentazione territoriale delle indagini, affidando il coordinamento delle inchieste in materia di sicurezza a magistrati specializzati.
La Giornata nazionale, giunta alla 76esima edizione, è stata celebrata in tutta Italia, con la manifestazione centrale a Longarone, in provincia di Belluno, a pochi giorni dal 63° anniversario della tragedia del Vajont. A Ferrara le commemorazioni sono iniziate con la messa nella Cattedrale di San Giorgio, seguita dalla cerimonia civile in piazza Trento Trieste, dove sono stati ricordati coloro che hanno perso la vita lavorando e le persone che convivono con le conseguenze di gravi infortuni.
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