C’è chi alla pensione pensa soprattutto a rallentare e chi, invece, non vede l’ora di rimettersi a studiare. Guido Barbujani, genetista di fama internazionale, a lungo professore all’Università di Ferrara, sembra appartenere decisamente alla seconda categoria. E la sua elezioni a socio corrispondente dell’Accademia Nazionale dei Lincei, una delle più prestigiose istituzioni scientifiche italiane, rappresenta una nuova e stimolante occasione per coltivare quella curiosità che lo accompagna da una vita.
Nel suo racconto si percepiscono la soddisfazione e l’emozione per il riconoscimento, ma soprattutto l’entusiasmo di chi, dopo decenni trascorsi a interrogarsi sull’evoluzione umana, continua a considerare la conoscenza un territorio inesauribile da esplorare. “È un onore entrare in un contesto così prestigioso”, confessa. Ma ciò che sembra affascinarlo maggiormente è la prospettiva di confrontarsi con studiosi provenienti dagli ambiti più disparati.
Per capire il valore di questo ingresso, Barbujani comincia da lontano. Precisamente dal 1603, quando Federico Cesi fondò un’accademia che, a differenza delle numerosi istituzioni letterarie dell’epoca, aveva deciso di dedicarsi allo studio della natura. Una scelta insolita, destinata a lasciare il segno nella storia della scienza.
“L’iniziativa ebbe subito successo e Galileo Galilei diventò uno dei suoi membri”, ricorda il genetista, ripercorrendo la storia dell’istituzione che scelse come simbolo la lince, animale con “una vista particolarmente acuta”. L’Accademia pubblicò anche “Il Saggiatore” di Galileo e contribuì alla realizzazione del “Tesoro messicano”, un’opera dedicata alla flora, alla fauna e alle conoscenze naturalistiche del Nuovo Mondo.
Una storia tutt’altro che lineare, segnata da interruzioni, rifondazioni e scontri con il potere politico. Barbujani ricorda il periodo fascista, quando agli accademici venne imposto il giuramento di fedeltà al regime e diversi intellettuali, tra cui Benedetto Croce, si rifiutarono di prestarlo. Albert Einstein, socio, lasciò invece l’istituzione dopo le leggi razziali, per rientrarvi nel dopoguerra.
Oggi l’Accademia, presieduta dal filologo Roberto Antonelli, riunisce esponenti di primo piano della cultura e della ricerca, tra cui il premio Nobel per la Fisica Giorgio Parisi. “Essere ammessi in un ambiente del genere è un onore”, sottolinea Barbujani. E poi c’è un dettaglio che lo diverte: ritrovarsi, idealmente, nello stesso elenco di Galileo.
Dietro il riconoscimento, però, ci sono anche persone e legami che riportano direttamente a Ferrara. “Ho studiato qui con Italo Barrai, una figura centrale della genetica italiana”, ricorda. Il professore, scomparso durante la pandemia, ha avuto un ruolo fondamentale nella sua formazione, trasmettendogli un’impronta scientifica che Barbujani ha poi portato con sé nelle successive esperienze di ricerca.
Dopo un lungo periodo negli Stati Uniti, alla Stony Brook University di New York, e un’esperienza a Padova, il genetista è tornato a Ferrara nel 1996. Proprio da alcuni colleghi padovani è arrivato il sostegno alla sua candidatura ai Lincei. Tra questi, Gianantonio Danieli, al quale Barbujani è particolarmente legato.
“Quando ero tornato dagli Stati Uniti avevo i miei progetti di ricerca, mentre a Padova ci si aspettava che lavorassi in ambito medico. Danieli si è speso per me”. Per Barbujani sapere che siano state proprio queste persone a sostenere l’ingresso nell’Accademia rende il riconoscimento ancora più significativo: “Per me vale il doppio”.
Ma cosa cambia, concretamente, nella vita di un accademico dei Lincei? Per Barbujani, prima di tutto, la possibilità di frequentare persone interessanti. L’istituzione organizza convegni, promuove iniziative culturali, sostiene la ricerca e offre occasioni di confronto tra discipline anche molto distanti. Le riunioni si svolgono periodicamente, a Roma o a distanza, e possono essere accompagnate da incontri dedicati a vari argomenti, dall’intelligenza artificiale allo studio degli antichi papiri.
“A me è sempre piaciuto fare cose a cavallo tra materie diverse. Qui ci sono esponenti di tutti i rami della cultura, è un ambiente estremamente stimolante”. Una prospettiva che arriva in un momento preciso della sua vita: Barbujani è andato in pensione un anno fa e, libero da molti degli obblighi accademici che ne scandivano le giornate, intravede la possibilità di dedicare ancora più tempo ai propri interessi. “La cosa più preziosa per me sarà frequentare persone di alto livello”.
Il discorso torna inevitabilmente all’Università di Ferrara, dove Barbujani ha trascorso una parte fondamentale della propria carriera e della propria vita. Un ateneo che ha visto trasformarsi profondamente. “Quando sono tornato a Ferrara gli studenti erano circa seimila, oggi parliamo di 28mila. È stato un cambiamento enorme, con aspetti positivi e negativi”.
Quello che rimpiange è il rapporto diretto tra studenti e professori. “Quando preparavo la tesi con Barai ero continuamente nel suo studio, c’era un rapporto molto personale. Oggi l’università ha perso questa caratteristica”. E se le tecnologie hanno permesso di affrontare situazioni straordinarie come la pandemia, la progressiva diffusione della didattica a distanza non lo convince del tutto. “I corsi online sono un ripiego quando viene meno quell’interazione personale che per la mia esperienza è stata decisiva”.
Non si tratta solo di nostalgia. Barbujani riconosce che gli strumenti a disposizione degli studenti sono oggi straordinariamente più avanzati e che chiunque può seguire anche le lezioni delle università più prestigiose del mondo. E ricorda come già la piccola Ferrara dei suoi anni di formazione fosse inserita in una rete internazionale di ricerca: “Barrai aveva rapporti con genetisti di tutto il mondo, arrivavamo studiosi dall’America a Ferrara e dottorandi persino dal Nepal”. Una dimensione internazionale che conviveva, allora, con un ambiente universitario più raccolto e familiare.
Più severo è invece il giudizio sulle condizioni offerte oggi ai giovani ricercatori. “Le possibilità ci sono, ma le loro carriere sono ostacolate perché il governo non investe”. Barbujani non mette in discussione il valore delle esperienze all’estero, anzi: “Tre anni fuori sono formativi, io stesso l’ho fatto. Il problema nasce quando i giovani ci restano all’estero, perché partire diventa una necessità e tornare una possibilità sempre più remota”.
E aggiunge: “Se una stanza a Ferrara costa 500 euro di media e lo stipendio di un ricercatore è di 1400, appena si presenta un’opportunità di lavoro le menti migliori vengono attratte dall’estero”.
Poi arriva una considerazione: “Siamo molto impegnati a pensare all’immigrazione, ma all’università il problema è l’emigrazione”. Il paradosso, osserva, è quello di un Paese che investe risorse nella formazione di giovani studiosi e finisce poi per vedere le loro competenze valorizzate altrove.
E dopo una vita trascorsa a studiare la nostra specie, che cosa continua a sorprendere un genetista? Barbujani sorride idealmente davanti a una domanda che potrebbe aprire un’altra lunga conversazione. Sul piano strettamente scientifico, lo stupisce ancora la quantità di materiale presente nel nostro Dna che non svolgerebbe alcuna funzione. Ma la sorpresa più grande riguarda forse il comportamento umano e i limiti della capacità della scienza di convincere.
“Puoi dimostrare che i vaccini sono preziosi, ma le convinzioni delle persone sono molto forti. Gli argomenti razionali non sono sufficienti a convincere tutti”. Una constatazione maturata in anni di ricerca, lavoro ed esperienze. “Volevo trovare le chiavi per interpretare il mondo intorno a me, ma molta gente rifiuta questa chiave di lettura e si lega ad atteggiamenti antiscientifici molto pericolosi. Basti pensare alla negazione del cambiamento climatico in atto”.
È forse anche qui che si ritrova il senso di questa nuova avventura. Per Barbujani la scienza non è soltanto un patrimonio di conoscenze acquisite, ma un esercizio continuo di confronto, domande e dubbi. E L’ingresso ai Lincei, più che un punto di arriva, sembra così un’altra occasione per continuare a cercare risposte.