di Federica Pezzoli
E’ un ritorno in tanti sensi lo spettacolo “Bestiario Idrico” – in scena fino a domenica 11 ottobre – con il quale Marco Paolini ha aperto la stagione di prosa 2026/2027 del Teatro Comunale Claudio Abbado di Ferrara.
“È un po’ che manco” ha affermato venerdì sera entrando in scena “l’ultima volta a Ferrara è stata sul prato del Parco Bassani il 18 maggio del 2023”: dato il titolo del lavoro, il riferimento al concerto del Boss e all’alluvione in Romagna è chiaro e così, da vero protagonista del teatro civile e di narrazione, Paolini ci ha già in pugno.
E davvero l’ultima volta sulle tavole del palco del Teatro Comunale è stata nel maggio 2023 con il suo “Sani! Teatro fra parentesi”, che ruotava intorno al concetto di crisi come fase di passaggio e come bivio, ma anche come occasione. Il tutto all’interno di una riflessione più ampia che l’autore sta portando avanti e che riguarda la “Fabbrica del Mondo”, per riprendere l’azzeccatissimo nome del progetto che lo stesso Paolini ha portato sugli schermi con il filosofo della scienza e divulgatore Telmo Pievani.
Questo ultimo lavoro però è anche un ritorno all’interno del percorso artistico dell’attore e narratore bellunese: tra i suoi primi spettacoli ci sono infatti “Bestiario Veneto” e “Bestiario Italiano”, storie raccontate – come qui – attraverso la geografia. Come i salmoni che cita nello spettacolo, anche Marco Paolini è ritornato a casa, tra Veneto e Friuli, ma ha cambiato prospettiva e dalle montagne ha rivolto lo sguardo alle valli e ai fiumi e a tutto il sistema delle opere idrauliche che ci permettono di sopravvivere in un “territorio in terapia intensiva, perché è attaccato alle macchine che lo tengono in vita”. Sì perché Veneto, Friuli, ma anche l’Emilia Romagna, senza tutto il sistema idrico artificiale che le tiene all’asciutto non potrebbero sopravvivere. Eppure noi non lo vediamo più, non ce ne occupiamo più.
“Bestiario Idrico” è una “storia sedimentale” che parte dalla domanda “Esiste un collegamento tra acqua e politica?” cercando di dare risposte semplici – attenzione: non semplicistiche – come “in un libro della scuola media”. Per farlo ci guida attraverso un viaggio surreale da Bassano all’Himalaya, dal golfo di Venezia a quello del Bengala, tra storie di acquaroli dei consorzi, cinesi che fanno ferrate e danno consigli su come costruire dighe, ghiacciai che cantano, anguille seducenti che non sanno se migrare ai Sargassi o restarsene nel lago Auronzo, raccontandoci di falde acquifere, risorgive, pozzi bevitori e fiumi che diventano alberi alla rovescia.
La narrazione è potenziata dalla splendida voce di Patrizia Laquidara e dagli elementi scenici essenziali di Mirko Artuso, che creano per la parola di Marco Paolini l’atmosfera di una storia capace di creare mondi, come solo le storie per bambini sanno fare.
“Bestiario Idrico” rientra insomma di diritto nel filone principale dell’opera artistica di Marco Paolini, che passa per “Il Milione” e “Gli album”: un teatro fatto di parola, geografia emozionale e pensiero critico. Il pubblico riconosce le (auto)citazioni e la mano del grande artigiano della parola scritta e recitata e, dopo quasi due ore di spettacolo, applaude. Chissà se ha recepito il monito di Noè, ‘inventore’ del vino e massimo esperto di alluvioni e catastrofi naturali: è necessario diventare “cittadini-contadini” e tornare a “coltivare acqua”.
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