Attualità
8 Ottobre 2026
L'intervento di Alessandro Scalambra del Comitato per Ferrara sulle problematiche in viale Alfonso d'Este: "Ogni spazio disponibile viene usato come parcheggio o come area di manovra"

“La ciclopedonale è nuova, le vecchie abitudini no”

di Redazione | 3 min

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di Alessandro Scalambra

C’è qualcosa di paradossale in quello che sta accadendo lungo il controviale di Viale Alfonso d’Este.

Un’area che recentemente è stata oggetto di un importante intervento di riqualificazione, divenuta una bella pista ciclopedonale con spazi verdi, oggi rischia di essere nuovamente compromessa dalla vecchia abitudine di utilizzare ogni spazio disponibile come parcheggio o come area di manovra.

Le immagini parlano chiaro, automobili che salgono sulle aree verdi, attraversano le aiuole e finiscono per danneggiare anche il sistema di irrigazione.

A questo punto viene quasi da chiedersi se sia soltanto maleducazione o se, dopo oltre vent’anni di parcheggio selvaggio, qualcuno abbia semplicemente deciso che quelle abitudini fossero un diritto acquisito.

Naturalmente la prima responsabilità è di chi, con assoluta disinvoltura, mette le proprie quattro ruote sopra un’aiuola appena realizzata. Un comportamento difficile da giustificare e ancora più difficile da comprendere quando si tratta di uno spazio pubblico pagato dalla collettività.

Ma sarebbe troppo facile fermarsi qui.

Come Comitato, infatti, ci poniamo anche un’altra domanda, quanto è stato tenuto conto, nella progettazione dell’intervento, delle caratteristiche concrete dell’area e dei carrai già esistenti?

In più occasioni era stato fatto presente, alla responsabile del progetto che alcune delle nuove aree verdi sono state collocate proprio in prossimità degli accessi carrabili. In determinate situazioni, entrando o uscendo dai carrai, può accadere che le ruote finiscano inevitabilmente sull’area verde.

E allora il problema non è più soltanto quello del cittadino incivile che parcheggia dove non dovrebbe.

Il problema diventa anche quello di una progettazione che dovrebbe prevedere come le persone realmente utilizzano gli spazi, soprattutto quando si interviene su un’area che per decenni ha avuto una funzione completamente diversa.

Non serve aspettare che le aiuole vengano distrutte, che l’irrigazione venga riparata più volte e che il nuovo intervento perda progressivamente il suo valore.

Quanto deve durare questa attesa?

Dobbiamo davvero aspettare che il manufatto nuovo, realizzato con soldi pubblici e quindi anche con i contributi dei cittadini, venga progressivamente danneggiato prima di intervenire?

Una soluzione semplice potrebbe essere quella di installare dissuasori o paletti, collocati con criterio e senza ostacolare i carrai, così da impedire il parcheggio selvaggio e il transito sulle aree verdi.

Non si tratta di mettere paletti ovunque.

Si tratta di progettare una protezione intelligente, tutelare il verde, impedire l’accesso improprio alle auto e, contemporaneamente, garantire ai residenti e agli aventi diritto la piena possibilità di entrare e uscire dai propri carrai.

Perché una buona riqualificazione non si misura soltanto dalla bellezza del giorno dell’inaugurazione.

Si misura dalla capacità di resistere all’uso quotidiano, agli errori di progettazione e, soprattutto, alla maleducazione di chi pensa che lo spazio pubblico sia sempre lo spazio di qualcun altro.

Come Comitato riteniamo quindi che sia arrivato il momento di smettere di rincorrere i danni e di intervenire preventivamente.

Da una parte servono rispetto e senso civico da parte dei cittadini.

Dall’altra servono controlli, progettazione attenta e soluzioni concrete da parte dell’Amministrazione.

Perché sarebbe davvero un peccato che una riqualificazione pensata per restituire qualità e bellezza a Viale Alfonso d’Este finisse per essere ricordata soltanto come l’ennesimo spazio pubblico che non siamo stati capaci di proteggere.

*Comitato per Ferrara

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