Cinque anni e due mesi di carcere. Arriva un’altra condanna in primo grado per Aissa Moncef, 59enne di nazionalità tunisina già condannato per tentata estorsione ai danni di un ristoratore ferrarese. Ieri mattina, giovedì 1 ottobre, il collegio del tribunale di Ferrara lo ha ritenuto responsabile di rapina, estorsione e lesioni personali aggravate nei confronti di un imprenditore di Copparo, parte civile nel procedimento rappresentato dall’avvocato Alessandro D’Agostino.
L’uomo era finito a processo dopo che, secondo l’impianto accusatorio, sarebbe arrivato a intimidire per soldi l’imprenditore con l’invio di messaggi telefonici minatori. Messaggi di testo ma anche audio e foto, in particolare quella scattata nei pressi dell’abitazione dell’uomo in cui veniva ritratto un cartone con la scritta “paga” e all’interno una bambola con un cappio al collo.
Tutto avrebbe avuto inizio l’8 marzo 2023, quando il 59enne aveva deciso di fare una visita nello studio dell’imprenditore. Lì, insieme a un complice e a un connazionale, per gli inquirenti, Moncef lo avrebbe minacciato, dicendogli che se non gli avesse restituito i 1.500 euro che – a proprio dire – aveva versato per una precedente pratica di regolarizzazione in Italia di una terza persona, non solo gli avrebbe dato fuoco al locale, ma poi si sarebbe diretto anche presso la sua abitazione.
Tra l’1 e il 6 aprile poi, una volta ottenuta la somma richiesta in parte in contanti in parte con versamenti su carte ricaricabili, non contento, minacciando la parte offesa sempre tramite messaggi telefonici, l’imputato sarebbe riuscito a ottenere ulteriori 500 euro.
La situazione degenerò ulteriormente quando, il 19 aprile 2023, Moncef venne a sapere che – nel frattempo – l’imprenditore lo aveva denunciato. E quindi, alle precedenti frasi minatorie, il 59enne – secondo la ricostruzione avanzata dalla Procura di Ferrara – avrebbe aggiunto anche l’utilizzo della forza fisica. “So che mi hai denunciato, ti taglio la gola, ti bruciamo la casa, l’ufficio e la macchina, sappiamo dove abiti, possiamo venire a trovarti in ogni momento, quando vogliamo” avrebbe detto all’uomo.
Poi lo avrebbe spinto violentemente contro un muro e colpito con un calcio al fianco sinistro, giudicato guaribile con quattro giorni di prognosi. Il tutto accompagnato dalla richiesta di ulteriori 1.500 euro, che l’imprenditore stavolta aveva però negato, rifiutandosi di pagare.
“Mi reputo soddisfatto del fatto che il tribunale in composizione collegiale abbia riconosciuto provati i fatti e ridato dignità al mio assistito, vittima di continue minacce ed estorsioni. Ritengo giustizia sia stata fatta” è il commento dell’avvocato Alessandro D’Agostino.
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