Come si ricostruisce una terra devastata da tre anni di conflitto, in modo giusto, sostenibile e duraturo? Parlare oggi del futuro di Gaza non significa solo progettare la rinascita di edifici e infrastrutture spazzate via. Implica soprattutto interrogarsi su chi avrà il potere di decidere il domani della Striscia, come far rinascere le comunità e le relazioni, in che modo restituire dignità, diritti e speranza a oltre due milioni di persone allo stremo.
Saranno questi i temi cruciali al centro di “Le chiavi di casa”, l’incontro promosso da Oxfam Italia in programma sabato 3 ottobre alle ore 14.00, al Ridotto del Teatro Comunale, nell’ambito del Festival di Internazionale a Ferrara.
La tavola rotonda – che si svolgerà in italiano e in inglese con traduzione consecutiva – sarà l’occasione per accendere i riflettori sulle enormi sfide della ricostruzione e sul diritto, finora negato, del popolo palestinese a essere protagonista del proprio futuro. Al dibattito, moderato dalla giornalista di Internazionale Francesca Gnetti, prenderanno parte: Alessandra Annoni docente di diritto internazionale dell’Università di Ferrara; Paolo Pezzati, portavoce per le crisi umanitarie di Oxfam Italia; Yara Sharif, architetta palestinese.
Serviranno 71 miliardi per ricostruire Gaza, tornata indietro di quasi 80 anni
Al centro dell’incontro ci saranno anche le analisi e le raccomandazioni contenute nel nuovo rapporto di Oxfam sulla ripresa e la ricostruzione di Gaza, pubblicato nell’ambito della campagna ©Palestina, tutti i diritti riservati, lanciata per ribadire che i diritti del popolo palestinese sono inalienabili, universali e protetti dal diritto internazionale. Non sono favori o concessioni da negoziare.
“Ricostruire Gaza costerà 71,4 miliardi di dollari, una cifra record che riflette solo una parte dell’impatto del conflitto, perché la ricomposizione del tessuto sociale richiederà generazioni. -sottolinea Paolo Pezzati, portavoce per le crisi umanitarie di Oxfam Italia – Il conflitto ha distrutto il sistema di istruzione e culturale, le relazioni comunitarie, le opportunità economiche, i luoghi della memoria e dell’identità collettiva. Il livello di sviluppo umano è stato riportato indietro di ben 77 anni. Per questo oggi più che mai è cruciale riflettere e individuare soluzioni condivise a livello internazionale perché il popolo palestinese abbia davvero in mano le chiavi del proprio presente e futuro. Qualsiasi Piano di ricostruzione imposto dall’alto è infatti destinato a fallire, se non si partirà dal riconoscimento del diritto inalienabile della popolazione palestinese di decidere del proprio presente e futuro in ogni fase della ricostruzione, potendo esprimere un’unica visione nazionale che colleghi Gaza, la Cisgiordania e Gerusalemme est”.
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