“La lunga notte del ’43” trionfa ancora a Venezia
Il capolavoro di Vancini è il miglior film restaurato, nell'anno del centenario della nascita del regista ferrarese
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Il presidente della Regione sarà ospite al Baluardo di Santa Maria della Fortezza
Era entrata in ospedale, a Cona, per dare alla luce suo figlio il 26 agosto. Dopo due giorni il parto e il dramma. Il bimbo nasce morto. I genitori, una coppia di 36 e 35 anni che vive in provincia di Ferrara, ha denunciato l'equipe medica che ha assistito la donna
Aveva finto di essersi dimenticato il portafogli in macchina e ha detto al barista che sarebbe tornato di lì a poco. Le cose sono andate diversamente. I Carabinieri hanno denunciato un venticinquenne per rapina impropria
Stava urlando contro i passanti ed era in evidente stato di alterazione. Alcuni di loro, spaventati, hanno chiamato le forze dell'ordine e sul posto, in zona centro a Ferrara, sono arrivate due volanti della Polizia di Stato e un'ambulanza
Tre giorni di musica hanno animato la Nuova Darsena di Ferrara con un programma gratuito costruito dalla collaborazione tra una rete di realtà associative, locali e di produzione del territorio, con il patrocinio del Comune. Sul palco di Darsena Calling si sono alternati artisti italiani come i Supernova, tribute band romana degli Oasis, i Persiana Jones, Carte 48 e Mogsy Land, fino agli ospiti internazionali che hanno caratterizzato la serata di sabato 12 settembre, la The Casbah Night.
A Ferrara sono arrivati Paul Simonon, bassista e membro fondatore dei Clash, e Donovan, già componente dei Big Audio Dynamite. Ma il momento più atteso, e quello destinato a rimanere nella memoria della città, è stato il concerto degli Strike. Dopo quarant’anni di attività, la storica band ferrarese ha scelto proprio la Darsena per il suo ultimo concerto della carriera live, dove più di tremila persone si sono raccolte sotto il palco per salutare una delle formazioni più longeve della scena italiana.
Quasi un’ora e mezza di concerto ha ripercorso quattro decenni di storia della band e, in qualche modo, della stessa Ferrara. Dalla critica sociale di “Cercando un senso” in apertura a “Resta sana”, sulla piaga dell’eroina negli anni ottanta, fino alle tematiche politiche di “Ruba ruba” gli Strike hanno riproposto una scrittura che conserva intatta la propria attualità. Non è mancata infatti anche una stoccata al tema della sicurezza, affrontato attraverso il ricordo di Federico Aldrovandi, a cui è stata dedicata “La notte brava”, un passaggio particolarmente intenso in una scaletta che ha alternato memoria, rabbia e ironia senza perdere la dimensione profondamente cittadina della band.
Pausa, poi le prime note di “Guns of Brixton” generano un sussulto nella platea. L’omaggio ai Clash si è trasformato in un incontro quando sul palco è salito proprio Paul Simonon per cantarla insieme ad Antonio Dondi. Davanti a loro, un pubblico trasversale per età, con molti spettatori arrivati con una copia di London Calling sotto il braccio nella speranza di strappare un autografo dal bassista dei Clash, immortalato nella celebre copertina del disco mentre distrugge il proprio basso.
Terminato il concerto degli Strike, non senza l’ultimo tributo con la cover di Fiesta dei Pogues, Simonon è tornato sul palco insieme a Donovan per il dj set conclusivo, chiudendo una serata capace di mettere in dialogo quarant’anni di storia musicale ferrarese con quella del punk britannico insieme a northern soul e dub giamaicano dalla personale collezione di dischi di Simonon.
Resta infine una riflessione che va oltre la musica. In una città dove il calendario degli eventi è sempre più caratterizzato da iniziative a pagamento e dove intere aree urbane vengono spesso trasformate in spazi temporaneamente accessibili attraverso un biglietto, Darsena Calling ha mostrato un’altra possibilità. Quella in cui è ancora possibile proporre cultura di qualità, anche internazionale, senza biglietto, restituendo uno spazio alla cittadinanza. E forse è proprio questo, oltre all’ultimo concerto degli Strike e alla presenza di Simonon, il messaggio più forte lasciato dal festival: Ferrara può ancora produrre cultura dal basso, gratuitamente e per tutti, negli spazi che appartengono alla comunità.
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