di Giada Magnani
Argenta. “Non piegate la testa. È difficilissimo, ma sono convinta che siano le persone a fare la differenza”. Donata Bergamini interviene all’incontro organizzato dalla Consulta delle donne del Comune di Argenta nell’ambito della Fiera di Argenta.
Presso il Mercato Centro Culturale si è tenuto l’appuntamento dal titolo “Donata e Denis, la vita e la morte”, che ha visto, oltre a quella della sorella di Denis Bergamini, la presenza del sindaco Andrea Baldini e di Patrizia Molesini, presidente della consulta, dell’avvocato Silvia Galeone Massari dello studio Anselmo, del giornalista di Sky Italia Bruno Palermo (intervenuto da remoto), che ha seguito il caso giudiziario di Denis negli ultimi 15 anni, e di Marco Zavagli, direttore di Estense.com nel ruolo di moderatore.
Andrea Baldini interviene per primo e paragona l’ospite ad Antigone, per “la sua vita spesa a lottare contro le leggi dello Stato, facendosi forza con la volontà di dare una degna sepoltura al fratello”.
Per lui Donata ha avuto parole di apprezzamento per essere “sempre stato al suo fianco, sin dai primi difficili momenti. Ci sono sindaci e sindaci”.
Molesini spiega le ragioni dell’incontro, “un’importante occasione per valorizzare la figura di una donna che, con grande forza e tenacia, ha lottato per anni alla ricerca della verità sulla tragica fine del fratello Denis, scomparso il 18 novembre 1989 a Cosenza, a soli 27 anni”.
Donata, visibilmente commossa, ricorda tutti coloro che le sono stati vicini in questi 37 anni di lotta, “a partire “dalla mia gente, voi, che ringrazio per il sostegno, gli amici, gli ultras del Cosenza che hanno fatto ritirate la maglia numero 8 di Denis e dai quali è partito tutto”.
Grazie a tanto sostegno lei e suo padre Domizio hanno potuto affrontare “una pesantissima atmosfera che si era creata tutt’intorno a noi. Ma non mi sono mai sentita sola, né arresa o intimorita”.
Sul percorso processuale che ha visto l’ex fidanzata di Denis, Isabella Internò, condannata a 16 anni per omicidio volontario, e che ora vede il termine del processo di secondo grado (la sentenza ci sarà il 17 novembre) Donata si mostra fiduciosa: “Abbiamo vinto in primo grado ed ora spero di non venire tradita. Mi auguro che chi ha sbagliato paghi, e senza sconti. In questi anni Denis è stato ucciso più volte. C’è stato vilipendio di cadavere e di verità”.
Sulla difficoltà ambientale riscontrata in Calabria parla anche l’avvocata Galeone Massari, che ha seguito 60 udienze facendo la spola tra Ferrara, Castrovillari, Cosenza e ora Catanzaro, dove si tiene il processo di appello in corte di assise. “L’impatto anche nella vita personale di vicende come questa è inevitabile. E gli scogli che abbiamo trovato sono stati tantissimi; sicuramente alcuni pezzi di potere non volevano che quella verità fosse raggiunta” confessa, per poi rivolgersi a Donata e regalare un altro paragone dopo quello con Antigone: “Per me lei è come Prometeo, che ha rubato il fuoco agli dei per darlo agli uomini per illuminarli”.
Palermo riflette su un “Processo difficile dall’inizio, dal momento che si partiva da indagini fatte male o non fatte proprio. Poi, quando arrivò Facciola (il procuratore capo di Castrovillari che ha riaperto il caso, ndr), pensai che la storia sarebbe arrivata a una conclusione. Lui disse alla polizia giudiziaria di lavorare al caso di omicidio come se fosse avvenuto il giorno prima”.
Al termine dell’incontro Donata svela il significato di un gesto che dice essere stato frainteso a suo tempo. Quando il giorno del funerale del padre dietro un pugno sulla bara: “ci sentivamo le ragnatele addosso. Lui soffriva perché io lottavo. Mi diceva: «ho già perso un figlio, non voglio perderne un altro». Lo vidi finalmente contento il giorno della riesumazione: aveva capito che le risposte dell’autopsia ci avrebbero dato ragione. Mi ha detto di stare sempre vicino al pm Facciolla. In lui vedeva la speranza”.
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