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È online il programma della 20ª edizione di Internazionale a Ferrara, il festival di giornalismo organizzato da Internazionale e dal Comune di Ferrara
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È stata una stagione irrigua particolarmente complessa quella affrontata dal Consorzio di Bonifica Pianura di Ferrara, alle prese con temperature eccezionalmente elevate, precipitazioni irregolari, la progressiva riduzione delle portate del Po e una crescente intrusione del cuneo salino nel Delta. Una situazione che ha aumentato contemporaneamente il fabbisogno d’acqua delle colture e la difficoltà di renderla disponibile dove e quando serve.
A fare il punto, durante la conferenza stampa dedicata alla stagione irrigua 2026, è stato il presidente del Consorzio, Stefano Calderoni. “È stata una stagione complicata, ulteriormente aggravata dal deficit idrico e dall’aumento incontrollato delle temperature medie, con oltre 50 giorni di temperature subtropicali, cioè con una media giornaliera superiore ai 25 gradi”. Secondo Calderoni, si tratta di “numeri nuovi ma non imprevedibili”, con gli agricoltori tra i primi a risentire delle conseguenze.
“Non abbiamo mai abbandonato gli agricoltori, fornendo volumi aumentati di acqua per l’irrigazione”, ha sottolineato il presidente. Senza la primavera particolarmente piovosa, ha aggiunto, “il 2026 avrebbe avuto dati più drammatici del 2022”. Il Consorzio ha dovuto sostenere il sistema al massimo delle proprie possibilità, fronteggiando anche diverse rotture della rete. “Quando il motore è sotto stress qualcosa ci molla”, ha osservato Calderoni, evidenziando però che “abbiamo aumentato il volume per gli agricoltori, ai quali non è mancato un metro cubo d’acqua”.
Da qui la necessità, secondo il presidente, di cambiare prospettiva nella gestione della risorsa. “Abbiamo necessità di parlare di acqua quando c’è e non quando manca: quindi programmazione”. E guardando al futuro, Calderoni ha richiamato anche il rischio legato all’aumento degli eventi estremi: “Ormai abbiamo chiaro che il Mediterraneo si è riempito di energia che prima o poi si abbatterà e dobbiamo quindi prepararci al rischio di eventi estremi”.
I dati presentati dal Consorzio restituiscono infatti un’estate caratterizzata da forti estremi climatici: cinque ondate di calore, 46 giorni torridi e una temperatura estiva che, secondo il trend stimato dal 1960, è cresciuta di 3,47 gradi. A luglio si sono inoltre verificati due eventi pluviometrici estremi, il 15 e il 21.
I primi tre mesi dell’anno avevano fatto registrare precipitazioni superiori sia a quelle del 2022 sia alla media storica trentennale. Da aprile, però, il quadro è cambiato nettamente, con cumulate mensili in diminuzione e, in alcuni casi, inferiori ai valori del 2022. Ne è derivata una forte irregolarità: lunghi periodi poco piovosi si sono alternati a fenomeni intensi e concentrati.
Anche il Po ha progressivamente risentito della situazione. Dalla metà di giugno le portate hanno iniziato a scendere, avvicinandosi ai livelli dell’estate 2022. Una riduzione che ha avuto conseguenze dirette anche sul fenomeno della risalita del cuneo salino. I rilievi di Arpae indicano infatti un’intrusione salina arrivata fino a 28,1 chilometri dalla foce del Po di Goro, mentre Po della Donzella e Po di Tolle risultano completamente interessati dall’intrusione. La salinità rappresenta una criticità strutturale per il Delta. Con la diminuzione delle portate fluviali si riduce infatti la spinta dell’acqua dolce verso l’Adriatico, favorendo la risalita dell’acqua marina. Un fenomeno ulteriormente aggravato dalla subsidenza e dal progressivo innalzamento del livello del mare, con conseguenze sulla possibilità di prelevare acqua dolce per l’irrigazione.
Di fronte a queste condizioni, il sistema consortile ha reagito aumentando il ricorso alle proprie infrastrutture. Fino al 31 agosto sono stati derivati oltre 510 milioni di metri cubi d’acqua, dei quali 425 milioni attraverso il sollevamento. La minore disponibilità di acqua per gravità ha quindi imposto di movimentare una quota crescente della risorsa attraverso gli impianti consortili, con un conseguente incremento dei costi.
È cambiato anche l’assetto delle colture. Sono aumentate le superfici destinate a cereali, mais, soia, erba medica e foraggio, barbabietola e colture orticole, in particolare il pomodoro. In diminuzione, invece, le superfici delle colture arboree, soprattutto pero e melo.
La gestione della stagione è stata organizzata per livelli di criticità, utilizzando le principali derivazioni dal Po – Pilastresi, Pontelagoscuro, Cer/Palantone, Guarda, Contuga, Berra, Garbina e i sifoni di Goro – insieme alle fonti integrative e minori rappresentate dal tratto terminale del Po di Volano, in particolare valle Tieni, e dal Reno, attraverso Bagnetto, Gallo, Bastia e i sifoni Lepri. Non sono comunque mancati problemi infrastrutturali. Nell’area sud si sono registrate difficoltà di approvvigionamento nel tratto terminale del Ciarle Sud, soprattutto durante la sospensione dei prelievi dal Reno per il rispetto del deflusso minimo vitale, oltre a difficoltà di derivazione attraverso i sifoni della Risvolta di Fossalta. Nell’area nord si sono verificati problemi analoghi, una temporanea interruzione della derivazione a Capodargine e la rottura del canale Contuga. All’impianto di Berra-Canal Bianco, un’interruzione dell’alimentazione elettrica ha richiesto un intervento urgente per ripristinare i gradienti idraulici necessari al funzionamento dell’impianto, con la temporanea sospensione di alcune derivazioni. Nell’area est, invece, si sono verificate limitazioni e interruzioni della derivazione da Berra lungo la linea del Canal Bianco, rendendo necessario anche l’utilizzo dei bacini di ricircolo. Il 24 agosto si è infine verificata una rottura nel tratto terminale del Canal Bianco.
Per il direttore generale Mauro Monti, la capacità di risposta del Consorzio risiede soprattutto nella possibilità di adattare la gestione alle condizioni che si presentano. “Non c’è un anno uguale all’altro e il sistema deve reagire di conseguenza. Reagiamo bene grazie alla cultura dell’ente e alla sua adattabilità. Non c’è infatti un metodo ideale per tutte le stagioni, ma bisogna, a ogni situazione, sapersi adattare con flessibilità e capacità di reazione: è questo che sappiamo fare”.
Ma la risposta alle emergenze, secondo Paolo Cirelli, componente del comitato esecutivo, non può limitarsi alla gestione dell’esistente. “Abbiamo un quadro dei problemi in parte conosciuti e in parte no. Bisogna guardare al futuro con la volontà, tutti quanti, enti e istituzioni, di realizzare le opere necessarie per gestire al meglio questo genere di emergenze, investendo sulle opere che servono, sui bacini e sulle riserve d’acqua quando questa c’è”.
Il quadro tracciato dal Consorzio è quindi quello di una risorsa che, almeno per questa stagione, non è venuta a mancare, ma che è diventata progressivamente più difficile da gestire. Temperature elevate e lunghi periodi asciutti hanno fatto crescere la domanda irrigua, mentre la diminuzione delle portate del Po e la risalita del cuneo salino hanno reso più complesso l’approvvigionamento. A questo si è aggiunto il maggiore ricorso al sollevamento, al ricircolo e alla gestione continua della rete, con costi più elevati e margini di sicurezza sempre più ridotti. In un sistema sottoposto a una pressione crescente, guasti, rotture o interruzioni improvvise possono infatti produrre effetti quasi immediati sulla distribuzione dell’acqua.
Il messaggio del Consorzio guarda dunque oltre la stagione irrigua 2026: la gestione dell’acqua dovrà essere programmata quando la risorsa è disponibile, attraverso infrastrutture, bacini e riserve capaci di aumentare la resilienza del territorio di fronte a siccità e fenomeni meteorologici estremi.
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