Parte Estate Bambini 2026
Da oggi, venerdì 4 settembre, il Polo della Creatività Viale Alfonso I D’Este diventa il punto di incontro di bambini e famiglie grazie alla XXXII edizione di Estate Bambini, in programma dal 4 al 6 settembre a Ferrara
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Venerdì 11 settembre a San Bartolomeo in Bosco e venerdì 18 settembre a Marrara: due date da aggiungere all’agenda per chi al rientro in città desidera trascorrere divertenti momenti conviviali e incontrare nuove persone
Dai farmaci alle meteopatie, dalla formazione per gli adulti con un ruolo educativo, fino alla cultura del dono. È una proposta sempre più ampia quella che le Aziende Sanitarie di Ferrara mettono a disposizione delle scuole
Una camminata lungo le mura di Ferrara, guidata da fisioterapisti, per promuovere stili di vita attivi e sicuri, per conoscere i benefici dell'esercizio fisico. È questo l'obiettivo di "Prevenire Camminando", l'iniziativa organizzata per domenica 6 settembre
Il “Furioso” di Ariosto diventa una mappa per leggere il presente. Nasce “Il Disegno Furioso”, il tema scelto dal Dipartimento di Architettura dell’Università di Ferrara per il Convegno Internazionale dei Docenti delle Discipline della Rappresentazione e il Congresso dell’Unione Italiana per il Disegno
Cronaca dal reparto di chirurgia senologica dell’ospedale di Cona
di Monica Farnetti*
Non è una stagione felice, questa, per la nostra città, al cui interno inevitabilmente irrompono, a dispetto delle sue pur formidabili mura, le tensioni che tengono in scacco il mondo e alle quali, giorno dopo giorno, essa si rivela sempre meno capace di rispondere in modo adeguato. Ragione per cui in questa estate interminabile, allorché le temperature sono al di là di ogni immaginazione, la guerra si respira anche nell’aria, le emergenze si moltiplicano e la cittadinanza piange la perdita di alcuni dei suoi volti più amati – il letterato Gianni Venturi, il filosofo Sandro Cardinali, il direttore di radiologia Stefano Leprotti, l’ingegnere Pier Luigi Di Federico –, la risposta consiste in musicanti, arrosticini e cappellacci sparsi in tutto il territorio. Così da tenere vive almeno due tradizioni – quella, sempre più solida, delle sagre culinarie e quella, sempre più esausta, dei buskers – fra quante consentono alla città di essere se stessa.
Eppure non mancano, a Ferrara, realtà che la fanno degna del suo illustre passato, della sua cultura, scienza, politica, della sua – in una parola – civiltà. Penso, nella fattispecie, al reparto di chirurgia senologica dell’ospedale di Cona, di cui mio malgrado ho di recente fatto esperienza ma un’esperienza che, oso dire, è valsa letteralmente la pena, e che credo meriti di essere brevemente raccontata.
Diretto dal professor Paolo Carcoforo, e fatto funzionare da una squadra spettacolarmente articolata e affiatata, è un reparto alle cui prodezze ho assistito con sincera e commossa ammirazione, e non credo solo in grazia di una diagnosi tutto sommato a me non sfavorevole. Salta subito all’occhio, infatti, la mancanza di ‘anelli’ di scarsa tenuta nella catena operativa costituita da tutto il personale del reparto, nonché da quello dei reparti con i quali esso collabora più da vicino. Si tratti di chirurgia senologica o plastica (settore che annovera, oltre al primario, i dottori Baldassarre e Pederzani), di oncologia (che vede all’opera il dottor Ritrovato e le dottoresse Bonazza, Koleva, Nevoso, Rossini, Santini), di radiologia (il dottor Rollo, la dottoressa Chiarelli) o di senologia (ambito nel quale nomino, con infinita e affettuosa stima, la dottoressa Mazzilli), ovunque regna la famosa quanto misteriosa “eccellenza”, che definire in teoria è difficile ma che, quando la si incontra, risulta inequivocabile. E lo stesso dicasi per quanto riguarda il personale infermieristico e di OS (all’interno del quale desidero ricordare almeno Aurora, Laura, Luca, Rina, Sofia…) nonché per i portantini e le portantine, le figure della segreteria, quelle addette alla pulizia, quelle titolari dei negozi di articoli di prima necessità all’interno dell’ospedale…
Non ci sono anelli deboli, dicevo, e lo confermo. Tanto che ciò che suscita maggiore ammirazione è la formidabile ‘economia’ di questo sistema, la precisione con cui l’intero ingranaggio funziona, l’accordo di tutte le sue componenti e la sapiente regia di tutti i loro movimenti. Ma è una precisione per ottenere la quale non si sacrificano di certo i tempi necessari alla cura della relazione con i, e soprattutto le, pazienti. Parole come rispetto, cordialità, delicatezza, pudore e finanche decoro non sono qui spese invano, e la tutela della dignità dei/delle pazienti, nonché se possibile della loro serenità e del loro buon umore, sembra essere il principale compito di tutti e tutte coloro che qui lavorano, ciò che sta loro maggiormente a cuore, il risultato più ambìto del loro eccelso operare.
“Il proprio paese si conosce conoscendo il carcere, l’ospedale e il manicomio” sosteneva, non a caso, la scrittrice Goliarda Sapienza, che aveva sperimentato in prima persona tutte e tre le dimensioni. E almeno per quanto riguarda l’ospedale sono in grado di darle ragione, giacché anche a me esso ha permesso di sapere qualcosa di più, e di molto importante, sulla mia città. Facendomi in aggiunta fantasticare, giacché ne avevo sotto gli occhi uno scampolo probante, su un progetto di civiltà imperniato sulla salute, nonché sulla bellezza, dei corpi delle donne: una sorta di ‘gin-ecologia’, o ‘ecologia femminile’, da diffondere, partendo da Cona, su tutto il pianeta.
Onore dunque al merito di questo reparto, patrimonio cittadino e nazionale che ben ci ripaga di altre miserie e ci consente di sperimentare, come si diceva nel Rinascimento a proposito delle opere ben riuscite, “lo splendore inesprimibile dell’eccellenza”. Parola quest’ultima, lo ribadisco, che solo a fronte di un esempio concreto perde la sua vaghezza e comincia a significare; e che, nel caso in questione, trova il suo significato nel settore 1D1 dell’ospedale di Cona, nel comune di Ferrara.
*scrittrice, docente di letteratura italiana all’Università di Sassari
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