di Giulio Fratta
Mercoledì 2 agosto la piazza Cattedrale ha accolto a braccia aperte i manifestanti di Rete Pace Ferrara per richiedere un intervento urgente da parte del governo italiano, sospendendo le esportazioni militari verso i Paesi coinvolti nei due conflitti, agevolando le triangolazioni verso il Sudan, promuovendo serie azioni diplomatiche, garantendo la consegna di aiuti umanitari alla popolazione decimata e portando al centro del dibattito mediatico il conflitto sudanese: “Siamo qui per opporci a queste azioni abominevoli. Il conflitto in Ucraina e il genocidio in Palestina hanno distolto l’attenzione pubblica dalla guera civile sudanese, anch’essa una carneficina a cielo aperto”. Un grido di aiuto è stato lanciato anche per la liberazione di Hussam Abu Safiya, baluardo di vita in un mondo colpito dalla morte.
1228 è un tempo inimmaginabile, forse. In 1228 giorni la Terra può compiere 3,36 orbite complete intorno al Sole; in 1228 giorni il cuore di un uomo a riposo può battere circa 123 milioni di volte; in 1228 giorni può prendere forma la crisi umanitaria definita dalle Nazioni Unite la più grande del mondo, la quale può arrivare a contare 200.000 morti, 12.000.000 di sfollati interni, 37.000.000 di persone in insicurezza alimentare.
Dal 15 aprile 2023, esattamente 1228 giorni fa, il Sudan è inginocchiato di fronte alle violenze della guerra civile tra le Forze Armate Sudanesi (SAF) e le Forze di Supporto Rapido (RSF). A pagare il prezzo del sangue, come sempre, è il popolo: villaggi distrutti, donne e bambine stuprate, torture sia psicologiche che fisiche, la cancellazione di ogni diritto dell’essere umano. Chi prova a scappare elimina l’ultima salvezza rimasta, ossia la speranza della compassione. Passando per il confine egizio, i profughi vengono perseguitati, deportati e respinti, infatti l’Egitto riceve fondi dall’UE per cacciare gli “intrusi”, mentre il confine libico è tappezzato di janjaweed, milizie tagliagola, e lager. Ogni rifugio naturale è andato perduto, i dannati cercano di aggrapparsi a qualsiasi ramo per salvarsi ma lo spezzano, ne è l’esempio la foresta di Sunut, completamente spoglia e senza tronchi.
Una situazione simile si ritrova a Gaza, dove il primo ministro israeliano Netanyahu ha perfino vietato ai bambini di giocare con gli aquiloni:”Questa è l’ultima volta che mi vedrete…mi hanno portato qui per uccidermi e non credo che uscirò vivo”. Sussurra il dottor Hussam Abu Safiya, pediatra e direttore dell’ospedale Kamal Adwan nella Striscia, incarcerato da 560 giorni in una prigione israeliana.
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