Comacchio
16 Agosto 2026
Il segretario del Pd di Comacchio e membro della commissione di garanzia regionale ripercorre le crisi delle amministrazioni di centrodestra e attacca la nuova Giunta Bellotti dopo le dimissioni dell'assessore Romagnoli: "La polveriera è aperta dopo appena sessanta giorni"

Farinelli: “La destra comacchiese sa vincere le elezioni. Deve ancora dimostrare di saper governare”

di Redazione | 4 min

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Comacchio. “Quante volte ancora dobbiamo vedere lo stesso film prima di capire come finisce?”. È la domanda dalla quale Michele Farinelli, segretario del Pd di Comacchio e membro della commissione di garanzia regionale del partito, parte per mettere sotto esame le esperienze amministrative del centrodestra comacchiese degli ultimi quindici anni.

Nel suo intervento, Farinelli ricostruisce le vicende che hanno segnato le amministrazioni guidate da Paolo Carli e Pierluigi Negri, arrivando alla Giunta del neo sindaco Samuele Bellotti. Un percorso che, secondo l’esponente dem, sarebbe caratterizzato da divisioni interne e cambi di schieramento più che da una reale discontinuità politica.

A partire dal 2010, quando l’amministrazione Carli cadde dopo le dimissioni contestuali di undici consiglieri. Farinelli richiama quindi alcuni protagonisti di quella stagione che, a distanza di anni, sono tornati nella politica amministrativa comacchiese. “Non è House of Cards. È House of Comacchio”, ironizza, aggiungendo: “Non c’è nulla di illegittimo. Ma almeno smettiamola di chiamarlo ‘il nuovo'”.

Il secondo capitolo riguarda l’amministrazione Negri, eletta nel 2020 con il centrodestra unito e poi entrata in crisi nel giro di due anni. Farinelli ricorda la rottura con Fratelli d’Italia e i successivi cambiamenti politici, sottolineando come alcuni dei protagonisti di quella fase siano poi tornati nella maggioranza.

Il bersaglio principale dell’intervento, però, è l’attuale amministrazione Bellotti, insediata nel 2026 con la promessa della “Comacchio del futuro”. Farinelli contesta in particolare la distanza tra la rappresentazione della città affidata anche a video e immagini realizzati con l’intelligenza artificiale e la complessità concreta dell’amministrazione pubblica.

“I rifiuti non sono pixel. Le buche non spariscono cambiando prompt. Il verde non si taglia cliccando ‘rigenera’. Le strade non si asfaltano con ChatGPT”, afferma. E aggiunge: “Amministrare significa bilanci, uffici, gare, determine, personale, responsabilità. Significa conoscere la macchina comunale”.

Da qui la critica alla scelta del sindaco di affidare ad Antonio Romagnoli un numero particolarmente ampio di deleghe, tra cui Turismo, Promozione, Ambiente, Lavori Pubblici, Infrastrutture, Viabilità, Verde e Valli. Una decisione che, secondo Farinelli, avrebbe mostrato i suoi limiti dopo meno di due mesi, con le dimissioni dell’assessore.

“Le deleghe non sono arrivate con una raccomandata anonima. Romagnoli le ha accettate. Bellotti gliele ha assegnate”, osserva il segretario dem. E pone quindi una questione politica: “O l’assessore ha accettato responsabilità senza valutarne fino in fondo il peso. Oppure il sindaco ha distribuito le deleghe senza comprendere fino in fondo il peso della macchina amministrativa che stava costruendo”.

Per Farinelli, il problema non riguarda soltanto Romagnoli, la cui capacità di promuovere iniziative e territorio non viene messa in discussione. “Amministrare Comacchio non è creare un amaro”, sostiene. “Un Comune non è un prodotto. Comacchio non è un brand da lanciare. È una comunità da amministrare”.

La conclusione dell’esponente Pd torna quindi sul ruolo del sindaco e sulla responsabilità politica della composizione della Giunta. “Gli assessori li sceglie il sindaco. Le deleghe le distribuisce il sindaco. La squadra la costruisce il sindaco”, afferma, definendo legittima la domanda sulla capacità di Bellotti di affrontare la complessità della macchina comunale.

Il bilancio tracciato da Farinelli è netto: “Carli: centrodestra eletto, maggioranza spaccata, amministrazione caduta. Negri: centrodestra eletto, FdI rompe, coalizione esplosa. Bellotti: centrodestra eletto, meno di sessanta giorni, primo assessore dimesso”.

Da qui la conclusione politica: “Cambiano le liste. Cambiano i manifesti. Cambiano gli slogan. Ma il problema rimane sempre lo stesso”. E ancora: “La destra comacchiese sa vincere le elezioni. Deve ancora dimostrare di saper governare”.

Farinelli chiude con un richiamo agli elettori e alla necessità, a suo giudizio, di non dimenticare quanto accaduto nelle precedenti amministrazioni. “Quanto basta cambiare confezione per venderci ancora lo stesso prodotto?”, si chiede. E sul caso Romagnoli conclude: “La polveriera Bellotti è aperta dopo appena sessanta giorni”.

L’ultima stoccata è riservata proprio alla promessa della “Comacchio del futuro”: “I video con l’intelligenza artificiale si possono rigenerare. Cinque anni di amministrazione no”. Per Farinelli, dunque, la sfida della nuova Giunta non è costruire una rappresentazione virtuale della città, ma dimostrare sul campo di saperla amministrare: “Comacchio, soprattutto, non ha bisogno di essere generata. Ha bisogno di essere governata”.

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