di Tommaso Piacentini
Un premio agli innocenti vittime della brutalità della guerra. Si è tenuto ieri (mercoledì 12 agosto) in piazza della Cattedrale un presidio indetto dalla Rete per la Pace Ferrara per sostenere la proposta di assegnazione del Premio Nobel per la pace ai bambini e alle bambine di Gaza, lanciata dal professor Eugenio Mazzarella, docente di Filosofia all’università Federico II di Napoli, il 4 agosto scorso sulle pagine del quotidiano Avvenire.
“L’Unicef afferma che negli ultimi 300 giorni sono stati uccisi almeno 300 tra bambini e bambine a Gaza, con una media spaventosa di un bambino al giorno, nonostante l’accordo per lo stop alle azioni militari all’interno della Striscia” ha dichiarato Barbara Diolaiti della Rete.
L’iniziativa, come ha spiegato la stessa Diolaiti, “ha riscosso tante adesioni”. Centinaia, come riporta Il Fatto Quotidiano, sono infatti le firme raccolte, tra cui figurano quelle di Massimo Cacciari, Francesca Izzo, Luigi Manconi e della segretaria del Partito Democratico Elly Schlein.
“Nel frattempo – ha proseguito Diolaiti -, Israele ha respinto il piano per Gaza proposto da Donald Trump, confermando l’intenzione di non ritirarsi da Gaza mentre proseguono senza sosta le violenze dei coloni e dell’esercito israeliano in Cisgiordania nei confronti della popolazione palestinese, nel totale disprezzo delle norme del Diritto Internazionale e di ogni principio di umanità”.
Diolati ha poi ricordato il presidio tenutosi il 6 agosto dell’anno scorso, in cui vennero letti i nomi dei 18.500 bambini gazawi uccisi dall’inizio del genocidio: “Molti altri minori sono morti da allora, moltissimi sono gli orfani e i bambini mutilati, tanti i minori arrestati e torturati nelle carceri di Israele. Assegnare il Nobel ai bambini di Gaza significherebbe mettere al centro coloro che non hanno deciso la guerra e tuttavia ne hanno pagato e continuano a pagare il prezzo più alto”.
È poi Maria Calabrese della Rete a illustrare il testo della petizione e ciò che ha spinto i promotori a un tale atto simbolico: “Nel cuore del conflitto più aspro del nostro tempo, una generazione cresce sotto assedio, privata di ogni diritto fondamentale: all’istruzione, alla salute, alla protezione, alla libertà. I bambini di Gaza non sono solo vittime, ma simboli viventi di una speranza resistente, di un’umanità che continua a sopravvivere nonostante l’ingiustizia sistemica e la violenza cieca”.
“Nonostante abbiano visti distrutti i propri luoghi, le proprie famiglie e le proprie scuole – ha proseguito Calabrese -, questi bambini continuano a disegnare la pace sui muri, a sognare un futuro migliore, a domandare con le loro voci fragili ciò che agli adulti spesso manca: la capacità di immaginare la riconciliazione”.
“Questa candidatura non è solo un atto simbolico, ma un atto morale: premiare i bambini di Gaza significa riconoscere la loro sofferenza innocente, affermare che ogni bambino in ogni luogo del mondo ha diritto alla pace, chiamare la comunità internazionale alla responsabilità collettiva verso chi non può difendersi”.
Il Nobel quindi come messaggio universale: “Nessuna guerra può cancellare il diritto di un bambino alla vita e alla dignità” ha concluso Calabrese.
Corrado Oddi ha citato le parole di don Tonio Dell’Olio, ex presidente della Pro Civitate Christiana di Assisi e membro del Movimento cattolico internazionale per la pace: “Assegnare il Nobel per la pace ai bambini di Gaza avrebbe un significato che va molto oltre il riconoscimento simbolico di una sofferenza. Sarebbe un rovesciamento della logica con cui normalmente guardiamo la guerra: non premiare i potenti che firmano accordi dopo aver combattuto, ma mettere al centro coloro che non hanno deciso la guerra e che tuttavia ne pagano il prezzo più alto”.
Un simbolo, come ha spigato Oddi, della vittoria della forza di chi non ha forza: “Il Nobel ai bambini di Gaza significherebbe dire che la pace non appartiene innanzitutto ai governi, alle diplomazie o agli eserciti, ma a chi continua ad avere diritto a vivere, crescere, giocare, studiare, sognare. Significherebbe impedire che i bambini di Gaza vengano ricordati solo come numeri, morti, feriti, amputati, sfollati, ma restituirebbe loro un volto e quasi la parola davanti al mondo”.
Il premio assegnato a Oslo sarebbe un monito, infine, agli adulti: “Che mondo abbiamo costruito se sono i bambini a doverci ricordare che cosa significa pace?”.
Per sostenere la proposta, come hanno ricordato gli organizzatori, occorre inviare una mail a petizione.gaza@avvenire.it dichiarando la propria adesione alla proposta di assegnare il Nobel per la pace ai bambini di Gaza.
Inoltre, la Rete ha voluto ricordare un’altra raccolta firme, quella della campagna “Un’altra difesa è possibile” promossa dal Movimento Nonviolento, volta, tra le altre cose, a formare personale a intervenire nelle aree di crisi prima che il conflitto degeneri in violenza armata.
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