Editoriali
2 Agosto 2026
Le parole di Caruso sono un monito: “Il problema è che parlare è più facile che leggere e conoscere le carte”

2 agosto. Siamo solo all’inizio

di Marco Zavagli | 3 min

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Estensecom apre oggi, come ogni anno, con il ricordo della Strage di Bologna. Sotto le macerie di quel 2 Agosto rimasero sepolte le vite di 85 persone, tra le quali cinque ferraresi.

Questa volta l’apertura ha una veste speciale. Quella dell’apodittico, dell’inconfutabile, del verdetto.

Nell’intervista del collega Daniele Predieri al giudice Francesco Maria Caruso c’è molto più di una verità giudiziaria.

Caruso non è un “giudice qualunque”, per anticipare chi sicuramente cercherà di sminuirne le dichiarazioni. A lui si devono sentenze storiche. Da quella del processo Borsellino bis a quelle sulle stragi di Pizzolungo e Via Pipitone, fino a quelle Aldrovandi, Aemilia e, quella oggetto dell’intervento, sui mandanti della strage del 2 Agosto.

Caruso, che si sente soltanto un uomo che sa di “avere fatto il mio dovere di magistrato col massimo scrupolo e con tutte le mie capacità”, mette in guardia ogni italiano, ogni cittadino che oggi e in futuro si troverà a vivere in questa imperfetta democrazia.

“Si è impedito per anni di accertare la verità giudiziaria sulla matrice fascista ed eversiva della strage – afferma Caruso -. Ma la verità completa non è stata ancor oggi raggiunta”. Questo perché “depistaggi, occultamento di prove, distruzione e dispersione di documenti, la protezione di cui hanno goduto e tuttora godono gli autori della strage, le collusioni tra destra eversiva, apparati militari, massoneria deviata, gruppi politici ed economici che con l’eversione hanno trescato, lasciano ancora zone d’ombra”.

Quei mandanti occulti hanno “da sempre hanno tramato contro la Repubblica democratica con stragi e tentativi di colpo di Stato”. Il movente? “È quello eversivo collegato all’introduzione di una seconda Repubblica, governata da lobby, massoneria e poteri criminali”. Una seconda Repubblica (anche se io la chiamerei aspirante “Secondo Ventennio”) che “puntava a delegittimare la Costituzione per introdurre un regime politico alternativo a quello di democrazia avanzata basata sui valori della Resistenza al nazifascismo”.

E quel tentativo è ancora in corso, evidentemente con altri modi e sistemi, se è vero che “quanti erano stati fascisti e parte dell’apparato dello Stato fascista furono riciclati nelle strutture amministrative, militari e di polizia; il neofascismo divenne uno strumento da mettere in campo contro la Repubblica”.

Questo significa che il lavoro di Caruso, e di tutti coloro che cercano la verità per dare davvero un senso a quanto è scritto nella Costituzione, non è ancora finito. Anzi, è appena agli inizi.

È un lavoro di paziente costruzione. Forse di ricostruzione, dove la cazzuola e la calce per tenere insieme i mattoni della Cosa Pubblica sono la conoscenza e la verità.

Antepongo in questa endiadi la conoscenza. Perché spesso, troppo spesso, anche raggiunta una verità si assiste a tentativi meschini di negarla o, ancor peggio, molti non fanno quel minimo sforzo democratico di volerla apprendere.

“Molti criticano senza conoscere” riprendo la parole di Caruso: “Le prove sulla matrice e sulle responsabilità della Strage di Bologna sono sterminate […]. Il problema è che parlare è più facile che leggere e conoscere le carte”.

Per questi motivi ritengo l’apertura di Estense di oggi uno dei punti più alti raggiunti nella storia ventennale di questo giornale. Confesso, con innocente imbarazzo, che è un articolo che avrei voluto scrivere io e un po’ invidio, puerilmente certo, Daniele Predieri per questo.

Ma Daniele ha scelto queste pagine per scrivere e consegnare ai lettori, mi auguro non solo ferraresi, questa intervista. E di questo io, la redazione, i nostri lettori, non possono che dirgli grazie.

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