Il centro diurno Giulio Maccacaro è un “servizio prezioso per il territorio” che “ho conosciuto solo qualche anno fa, quando hanno preso in carico mia figlia”, ma “evidentemente c’è chi non lo conosce ancora oggi”.
A parlare è il padre di una delle persone seguite dal centro di via Marco Polo, destinato a essere trasferito a Cocomaro di Focomorto. L’uomo, che preferisce rimanere anonimo per evitare che la figlia possa essere riconosciuta attraverso il cognome, racconta di aver appreso “con disappunto e sconcerto” la decisione di spostare la struttura.
“Forse – scrive – chi ha preso questa decisione (che ha colto di sorpresa anche operatrici e operatori) e chi ha dato l’assenso all’iniziativa non conosce la situazione e non si rende conto della preziosa opera svolta con zelo, passione e competenza da coloro che lavorano nella ex scuola elementare, vicina al ponte di San Giorgio, a favore di persone – soprattutto giovani – fragili e bisognose di un sicuro punto di riferimento”.
La figlia era seguita in via Ghiara e la psichiatra che l’aveva in cura aveva ritenuto opportuno indirizzarla al Maccacaro. “Ci è voluto del tempo per convincerla a frequentarlo – racconta il padre – ma poi si è trovata bene, anche grazie a operatrici molto competenti e disponibili”.
Da allora, spiega, ha visto “un netto miglioramento dal punto di vista della socializzazione”, favorito dalle numerose attività proposte dal centro. Attività che non si limitano agli spazi della struttura, ma comprendono uscite culturali, passeggiate e visite ai centri commerciali, “tutte esperienze con finalità terapeutiche”.
Il padre sottolinea anche le difficoltà che comporterebbe il trasferimento. “Molti utenti raggiungono il Maccacaro a piedi, in bicicletta oppure con gli autobus che fermano vicino a via Marco Polo. Ora che cosa faranno? Li dovremo costringere a pedalare fino a Cocomaro di Focomorto?”.
Una preoccupazione che si aggiunge a quelle già espresse nei giorni scorsi dagli psichiatri Guglielmo Russo e Francesca Cigala Fulgosi, che hanno lavorato fin dai primi anni di attività del centro.
Secondo il genitore, inoltre, gli effetti della decisione si stanno già facendo sentire tra gli utenti. “Oggi si nota disagio e disorientamento nelle persone che frequentano il centro. Mia figlia mi chiede continuamente cosa succederà adesso”. E aggiunge che, semmai, “avrei immaginato un ampliamento dell’offerta, non certo il suo trasferimento”.
Racconta che “si sta già creando un disagio psicologico che certamente non giova a chi avrebbe invece bisogno di sicurezza e serenità” mentre dal punto di vista pratico si va a produrre “una scomodità non solo per gli operatori ma anche per le persone assistite”.
L’uomo si fa portavoce anche delle preoccupazioni di altri familiari e invita “Comune e Ausl a rivedere una decisione inaspettata e assunta senza consultare chi opera quotidianamente al Maccacaro, nel silenzio incomprensibile di sindacati e associazioni che dovrebbero tutelare le persone con disabilità e che, invece, paiono aver perso la voce”.
Infine ricorda: “Il Comune di Ferrara si fa vanto di attuare politiche a favore delle persone con disabilità e delle persone fragili, ma la scelta di trasferire il Centro Maccacaro in una località più lontana e meno facilmente raggiungibile non mi pare coerente con questa linea d’azione, che non può essere subordinata a mere esigenze di cassa o di bilancio”.
Invita dunque a ripensare una scelta che ritiene “poco ponderata e sicuramente infelice, almeno per chi, fino a oggi, ha trovato nella struttura di via Marco Polo un porto sicuro nei momenti più difficili della propria vita”.
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