Attualità
29 Luglio 2026
Una raccolta fondi a cui hanno partecipato anche i volontari di Viale K ha permesso di portare l'acqua nella struttura africana

Dal carcere di Ferrara a quello di Maenghe, i detenuti finanziano un pozzo in Tanzania

di Redazione | 2 min

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Un gemellaggio nato quasi per caso, ispirato da una pagina di Vangelo e trasformato in un gesto di solidarietà. A raccontarlo è Domenico Bedin, presidente di Viale K, che in una lettera ripercorre la storia del progetto che ha unito la Casa circondariale di Ferrara al carcere di Maenghe, in Tanzania, permettendo la realizzazione di un pozzo destinato a garantire l’acqua ai detenuti.

Tutto nasce nell’estate del 2025 durante un viaggio in Tanzania. Bedin racconta di aver visto un gruppo di detenuti, “in tuta arancione e scortati da guardie armate”, trascinare un carro con una botte per rifornire il carcere di acqua. Una scena che si ripeteva tre giorni alla settimana, perché la rete idrica non raggiungeva la collina dove sorge la prigione.

Entrato nel carcere insieme al cappellano, don Joseph, per la celebrazione della messa, Bedin osserva una situazione di estrema precarietà. “I detenuti erano seminudi e con i secchi lavavano i propri stracci usando pochissima acqua. Dalla stessa botte il cuoco riempiva la pentola”. Proprio quel giorno, ricorda, il Vangelo proclamava le parole: “Avevo sete e mi hai dato da bere”.

Alla fine della visita promette al direttore del carcere che avrebbe trovato il modo di realizzare un pozzo. Poco dopo arriva il preventivo: 8.000 euro per lo scavo e per la rete idrica necessaria a portare l’acqua fino ai servizi e alle celle.

L’idea prende forma alcuni mesi più tardi, quando Bedin entra nel carcere di Ferrara per seguire, insieme ai volontari di Viale K, un progetto di orto all’interno di una sezione detentiva. Racconta ai detenuti la situazione vissuta in Tanzania e la risposta arriva immediata.

“Semplicemente e spontaneamente pensiamo a un gemellaggio”, scrive. I detenuti della sezione Z iniziano così a produrre piantine e fiori, messi poi in vendita dai volontari nei mercatini solidali. In pochi mesi vengono raccolti 2.000 euro, ai quali si aggiungono 3.000 euro messi a disposizione dalla Fondazione Adamant.

Il progetto prende così corpo. “E voilà… il pozzo è fatto, il collegamento al carcere è stato realizzato e resta soltanto da completare la rete idrica interna, che sarà terminata nel mese di agosto”, racconta Bedin.

“Mi commuove – conclude Bedin – la solidarietà dei detenuti di Ferrara e la gioia di quelli di Maenghe. Rifletto sul mistero della Provvidenza capace di scavare pozzi e sulla costanza dei volontari che ci credono. Mi piace che in momenti cosi bui delle luci di speranza indicano nuove strade”.

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