Politica
21 Luglio 2026
Dopo la frase pronunciata da Francesco Rendine, Anna Zonari chiede una seduta congiunta delle commissioni Statuto e Pari opportunità e regole più chiare contro espressioni discriminatorie e sessualmente allusive

Allusione sessista in Consiglio: “Non ragionate a 360 gradi, ma a 90”

di Redazione | 4 min

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“Non ragionate a 360 gradi, ma a 90 gradi”. È la frase pronunciata per due volte dal consigliere Francesco Rendine durante la seduta del Consiglio comunale di Ferrara del 20 luglio, subito dopo gli interventi delle consigliere Anna Zonari e Marzia Marchi. Un’espressione che, secondo il gruppo consiliare La Comune di Ferrara, per il contesto, la ripetizione e i risolini suscitati in aula ha assunto un doppio senso di natura sessuale, estraneo al conflitto politico.

Da quell’episodio nasce la richiesta di convocare una seduta congiunta delle commissioni Statuto e Regolamento e Pari opportunità per affrontare il tema del linguaggio sessista nelle istituzioni e definire criteri più chiari di intervento anche quando espressioni sconvenienti, discriminatorie o sessualmente allusive vengono formulate in modo indiretto, impersonale o senza nominare esplicitamente il destinatario.

La proposta è stata avanzata da Anna Zonari con una lettera inviata martedì 21 luglio al presidente del consiglio comunale Federico Soffritti e al presidente della Commissione pari opportunità Brando Sarto.

Tornando alla seduta del lunedì, Zonari aveva chiesto di intervenire per fatto personale. La richiesta non era stata accolta perché la frase pronunciata da Rendine non nominava direttamente una determinata consigliera o consigliere e non conteneva un’attribuzione esplicita riconducibile con certezza alla fattispecie disciplinata dall’articolo 81 del Regolamento del Consiglio comunale.

Nella lettera, tuttavia, Zonari precisa di non voler mettere in discussione la conduzione della seduta né attribuire alla presidenza la responsabilità di non essere intervenuta.

Al contrario, secondo al consigliera, l’episodio avrebbe mostrato la difficoltà oggettiva di assumere decisioni immediate quando espressioni suscettibili di risultare offensive, discriminatorie o sessualmente allusive vengono formulate in maniera indiretta, impersonale oppure genericamente rivolte a una parte dell’aula.

È proprio l’ambiguità dell’espressione, sostiene Zonari, a rendere necessario un approfondimento istituzionale. La questione, chiarisce, non sarebbe quella di accertare o presumere l’intenzione soggettiva di chi ha pronunciato la frase, ma di valutare l’effetto oggettivamente prodotto nel contesto della discussione e di stabilire quali criteri debbano orientare, in futuro, la conduzione delle sedute.

Zonari richiama innanzitutto l’articolo 70 del Regolamento del Consiglio comunale, che riconosce alle consigliere ai consiglieri il più ampio diritto di esprimere valutazioni e opinioni, purché riferite a comportamenti politico-amministrativi e prive di considerazioni sulla vita privata e sulle qualità personali.

Lo stesso articolo prevede inoltre il richiamo quando vengano pronunciate parole sconvenienti, senza limitare espressamente questa possibilità alle sole offese rivolte nominativamente a una determinata persona.

La questione, secondo La Comune, deve essere valutata anche alla luce della mozione con protocollo generale 232339 del 2024, approvata in Consiglio il 23 dicembre dello stesso anno.

Con quel documento, ogni componente dell’assemblea era stato impegnato ad attenersi a valutazioni di carattere tecnico e politico, evitando considerazioni relative alle caratteristiche personali e ad adottare un linguaggio non discriminante e rispettoso dell’identità di genere.

Nella lettera viene richiamato anche il Codice europeo di comportamento per gli eletti locali e regionali, adottato dal Comune di Ferrara, che invita gli amministratori al rispetto delle competenze e. delle prerogative degli altri rappresentanti politici e alla responsabilità di opporsi alla violazione dei principi etici nell’esercizio delle funzioni pubbliche.

Zonari richiama anche la Raccomandazione CM/Rec (2019) del Consiglio d’Europa, che include nella nozione di sessismo parole, gesti e comportamenti capaci di ledere la dignità delle persone o di creare un ambiente degradante, umiliante o offensivo. La successiva Risoluzione 459 del 2020 invita inoltre gli enti locali a vietare il linguaggio sessista nelle assemblee e a dotarsi di codici di condotta e linee guida rivolti agli eletti.

Alla luce di questi riferimenti, la consigliera propone, ai sensi dell’articolo 34, comma 5, del Regolamento, una seduta congiunta delle Commissioni Statuto e Pari opportunità. L’obiettivo è chiarire il rapporto tra il fatto personale previsto dall’art. 81 e il potere di richiamo dell’art.70, valutare come intervenire anche davanti a espressioni sessuali o discriminatorie formulate in modo indiretto, definire criteri condivisi per le presidenze del Consiglio e delle commissioni e considerare eventuali modifiche regolamentari o l’adozione di un protocollo o codice di condotta, dando così concreta attuazione alla mozione sul linguaggio istituzionale approvata il 23 dicembre 2024.

“Il confronto può essere anche fermo e aspro, ma deve rimanere sul terreno delle idee, degli atti e delle responsabilità politico-amministrative”, conclude Zonari.

Evitare allusioni sessuali o considerazioni riferibili alle caratteristiche personali, aggiunge la consigliera, non tutela solo le donne, che ne risultano più frequentemente destinatarie, ma la dignità di tutte le consigliere e di tutti i consiglieri e la credibilità dell’istituzione che rappresentano.

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