Indiscusso
2 Luglio 2026

La paura del dissenso

di Marzia Marchi | 3 min

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La paura del dissenso è pervasiva. Forse lo è sempre stata ma con l’avvento delle democrazie sembrava che l’avessimo vinta o almeno avessimo trovato strumenti per controllarla.

La democrazia per definizione prevede il dissenso, l’opinione divergente e la sua rappresentanza che ovviamente può portare alla rivoluzione delle parti, rivoluzione in senso copernicano, senza prese di potere e spargimenti di sangue.

Ora stiamo regredendo a tutti i livelli e si vede dagli svariati tentativi di manomettere le Costituzioni statali che normalmente sono state definite in seguito a liberazioni dagli oppressori. La Costituzione è infatti l’atto normativo fondamentale che definisce l’identità, le regole di funzionamento e i principi di uno Stato. Come legge suprema, nasce appunto contestualmente al nuovo Stato e ne stabilisce l’organizzazione politica, i rapporti tra i poteri pubblici e riconosce i diritti e doveri fondamentali dei cittadini, ponendosi al vertice dell’ordinamento giuridico.

Oggi negli Stati Uniti così come in Italia si attacca in maniera, peraltro sgangherata, il principio costituzionale tentando di piegarlo ai voleri del potente che naturalmente non ammette dissenso. Una volta conquistato il potere anche attraverso un consenso legittimo, ci sono persone, perché di queste stiamo parlando, di esseri umani che perdono il senso della loro finitezza e si esaltano al punto da voler modificare la legge, anche quella Costituzionale, a loro piacimento personale.

Lo sbraitare fanatico di un Presidente americano che si arroga il diritto di decidere non solo le sorti dei propri cittadini ma anche le sorti del mondo è qualcosa che speravo di non veder nel mondo in cui sono cresciuta, così come lo scimmiottamento in piccolo della nostra Presidente del Consiglio che ambisce a un premierato conquistato coi punti premio, dove il dissenso non è ammesso.

Questa dinamica purtroppo scende più giù fino alla gestione delle regioni e delle città dove una normale funzione ammnistrativa assume il ruolo di gestione aziendale manageriale, presupponendo una linea di potere che non si può più mettere in discussione.

Quando chi è stato eletto, anche se a teoriche botte di maggioranza (dato l’alto tasso di astensione elettorale) si arroga il diritto di tacitare il dissenso la democrazia vacilla.

I cortigiani del re non esprimevano visioni ma solo assenso ed è questa a logica che pervade la politica attuale, anche nelle nostre traballanti democrazie, tra cui Stati Uniti, Israele e, avanti di questo passo, l’Italia potranno presto chiamarsi fuori.

Escludere il diverso che sia immigrato, di un’altra religione o geneticamente non inquadrabile in un genere esprime soltanto una dannata paura della propria debolezza. La paura di non essere all’altezza della sfida di vivere insieme agli altri per quello che sono.

Si tenta addirittura di educare alla paura dell’altro, invece che educarsi a convivere con le differenze che storicamente sono quelle che hanno fatto evolvere l’umanità dai tempi primitivi ad oggi. Ma ora che abbiamo tutto, che abbiamo piegato la Terra alle nostre esigenze, che stiamo cercando di conquistare altri pianeti, ora che la connessione globale è realtà di informazioni, di idee, di oggetti e di persone, ora gridiamo sguaiatamente di un ritorno alle identità!

Dall’America first ai ferraresi first (per i sovranisti nazionalisti first significa prima!) il passo è lo stesso, ha un ‘andatura militare e spaventosa, calpesta storia e diritti e tenta di chiudere la bocca, per ora solo sbeffeggiando, a chi esprime dissenso e lancia l’allarme.

Per questo è più che mai importante alzare la testa e non omologarsi al verbo comune.

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