Ferrara è tra le 100 città che saranno coinvolte nel progetto di ascolto partecipativo. Obiettivo esplicito costruire un programma di governo che parta dal basso. 100 spazi di confronto in varie province d’Italia strutturati secondo il metodo dell’Open Space Tecnology, introdotto da NOVA per dare la parola all’Italia, o sarebbe meglio dire alle italiane e agli italiani che abbiano voglia di dare il loro contributo.
A Ferrara, l’agora di NOVA sarà allestita domenica 17 maggio presso i padiglioni della Fiera.
Il percorso OSP si basa su quattro principi fondamentali: Chi partecipa è la persona giusta; qualsiasi cosa accada è quella che doveva accadere; quando si inizia è il momento giusto; quando è finita, è finita. A questi si affianca una regola essenziale: se non si sta imparando o contribuendo, è sempre possibile spostarsi liberamente dove si può essere più utili”, anche al bar!
Una bella sfida quella di ridare voce alla cittadinanza che si ritroverà alle prese con una sola domanda: Cosa deve fare il governo della coalizione progressista, nei prossimi cinque anni per migliorare concretamente la vita delle italiane e degli italiani?
Gli inviti sono partiti secondo una suddivisione che pur dando spazio alle entità organizzate, siano esse di volontariato o economiche, profit o no profit, italiane o straniere si rivolge anche ai singoli cittadini che abbiano voglia di condividere la proposta secondo le regole del percorso OSP, che a Ferrara prevede una capienza intorno alle 100 persone chiamate a confrontarsi a dei tavoli di lavoro i quali si articoleranno negli argomenti preponderanti che emergeranno nelle prenotazione della propria presenza e nel corso stesso della giornata.
Questa metodologia non è completamente nuova a chi come me proviene dal mondo dell’attivismo sociale volontario, già Rete Lilliput all’inizio degli anni 2000 convocava processi partecipativi su largo raggio, strutturati con metodi ideati per favorire il confronto. Si parlava della possibilità di un mondo diverso, no global ma altermondialista. In questo caso la domanda è molto specifica e parte dall’assunto che comunque così non va!
Non va perché si stanno mettendo a rischio i fondamenti del diritto costituzionale faticosamente eretti dopo il fascismo, così come quelli del diritto internazionale, non caso definiti dopo la Seconda guerra mondiale. Immersi con i piedi nella TERZA guerra mondiale, seppur a pezzi come la definì Papa Francesco, resta difficile accontentarsi di rassicurazioni fittizie provenienti dall’attuale Governo che si barcamena sulla scena mondiale sacrificando i diritti delle proprie cittadine e cittadini.
Chi, come me, può oggi definirsi boomer, non può che constatare un regresso non solo dei diritti ma anche dei servizi pubblici che erano stati conquistati negli anni ‘70 e ‘80, soprattutto in materia di sanità, scuola e lavoro. Oggi si paga il ticket sui farmaci e sul pezzo di carta in cui sono scritti, io ho vissuto l’epoca dell’erogazione gratuita di farmaci per tutti e sperimentato tempi di appuntamento per visite mediche nell’arco di dieci giorni, che ora nemmeno il medico di base riesce a garantirti.
Ho visto la scuola impostare il tempo pieno, l’inclusione dei disabili e la compartecipazione di più insegnanti nella stessa classe, l’università che apriva le porte ai diplomati e l’aumento dei laureati. Ho visto migliorare i diritti delle donne all’interno della coppia e nella possibilità di autodeterminare il proprio futuro. Ho visto nascere le aziende municipalizzate che in virtù della loro natura pubblica portavano i servizi di acqua, elettricità e gas anche dove non era conveniente per le aziende private. Ho visto abolire la leva militare obbligatoria e ho creduto che il mostro della guerra, perlomeno nel mio Paese e in Europa, fosse definitivamente sconfitto.
Poi piano piano, con la strategia della rana bollita, le italiane e gli italiani hanno cominciato ad adeguarsi a perdere servizi e diritti e ad accettare che perfino la Costituzione potesse essere messa in discussione. Ma fino a un certo punto, direbbe qualcuno!
La decisa reazione nell’ultimo referendum sulla Costituzione e in generale ii tutti i referendum che mirano a sabotarne i pilastri fondamentali mostra che il popolo italiano non sorpassa un certo limite e allora non basta giocare in difesa ma occorre andare all’attacco confrontando idee e proposte per migliorare la vita di tutti coloro che risiedono in Italia.
Per questo sono invitate tutte le cittadine e i cittadini che si riconoscono in una visione progressista a partecipare a questo incontro: spazio aperto, senza simboli di partito, pensato per ascoltare davvero il Paese, a Ferrara come nelle altre 99 città. Tutto ciò che uscirà da questi 100 incontri appartiene alla coalizione e al Paese.
Nova · Parola all’Italia è promosso dal MoVimento 5 Stelle ma è un progetto per tutti i cittadini. Il brand Nova è volutamente autonomo dal logo del Movimento, perché chiunque,
indipendentemente da appartenenze politiche, possa riconoscersi in questo percorso e sentirsi libero di partecipare. L’obiettivo è costruire il programma della coalizione progressista con le voci di tutto il Paese.
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