Attualità
18 Giugno 2026
Agli Emergency Days 2026 il primo incontro con Stefania Valbonesi, Paolo Bertazza, Paola Montedoro, referente del progetto Nessuno Escluso di Emergency a Milano e Alice Facchini, giornalista de Il Post e di Internazionale

Grattacielo e povertà. Quando la casa diventa un privilegio

di Redazione | 4 min

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di Emanuele Gessi

La povertà si è insinuata o insidia (quasi) ognuno di noi. Una condizione di fragilità che appare più sinistra se si considera che una parte di chi oggi è povero “lavora, ma ciononostante non ha i soldi per accedere a condizioni e diritti minimi”. È questo quanto sostiene Stefania Valbonesi, moderatrice del primo incontro degli Emergency Days 2026, la manifestazione che si tiene a Ferrara al centro sociale il Parco, che il 16 giugno ha avuto come tema gli affitti alle stelle, la precarietà e le disuguaglianze crescenti.

Il titolo del dibattito era “Poveri noi: quando avere una casa diventa un privilegio” e tra i diritti essenziali ostacolati, su cui gli ospiti più si sono soffermati, c’è proprio quello alla casa e all’abitare. Difficile che fosse altrimenti, considerando il profilo di chi è intervenuto. A partire da Paolo Bertazza, videomaker impegnato nel racconto dell’emergenza abitativa che più di recente (e in maniera perturbante) ha scosso questa città, quella del Grattacielo. Paola Montedoro, referente del progetto Nessuno Escluso di Emergency a Milano, volto a ridurre le vulnerabilità sociali nel capoluogo lombardo. E Alice Facchini, giornalista de Il Post e di Internazionale, che in Poveri Noi (Il Margine, 2025) ha sviscerato cosa significhi oggi vivere in povertà: “Non solo mancanza di denaro, ma esclusione da casa, cure, istruzione e diritti”. Arrivando quasi a un 10% della popolazione italiana che versa oggi in povertà assoluta.

“In Italia – nota Valbonesi – abbiamo 360 mila persone che sono già dentro alle liste di assegnazione dell’edilizia pubblica ma non hanno la possibilità di avere la casa”. Venendo allo specifico della situazione in Emilia-Romagna i dati si presentano così: “Gli alloggi non assegnabili sono il 10,8%, rispetto ai 55 mila alloggi che fanno parte del patrimonio erp (edilizia residenziale pubblica, ndr). Mentre le domande delle persone che sono già in lista ammontano a 30 mila”. Valbonesi descrive questa situazione come una “sproporzione allucinante fra quello che c’è e la richiesta”. Una premessa che porta i bisogni e le esigenze di chi è vulnerabile a “essere assolutamente non ascoltati”.

Passando dai numeri a un ritratto degli scenari urbani in cui effettivamente prendono corpo le disuguaglianze, Montedoro porta la testimonianza di una Milano in cui “si millanta la possibilità di mettere a posto il patrimonio di edilizia popolare non attraverso i soldi pubblici, bensì tramite l’intervento di enti privati, come per esempio la Caritas”. Una prospettiva secondo la quale il pubblico sarebbe inerte e all’assunzione di responsabilità preferirebbe demandare. In cui le irregolarità sono sistemiche (vedi la questione subaffitti) e la discriminazione razziale imperversa: “Se sono un giovane immigrato – prosegue Montedoro – fatico a trovare un alloggio, anche se ho un lavoro, perché i prezzi sono schizzati alle stelle e il proprietario di casa sceglie di non affittare a me per via del colore della mia pelle”.

Il microfono passa nelle mani di Bertazza e si arriva a parlare di Grattacielo, dopo aver proiettato alcuni minuti del documentario che il videomaker ha realizzato sulla vicenda. Ripercorre i fatti dall’inizio. Si interroga sull’inopportunità delle affermazioni che il sindaco Alan Fabbri rilasciò a Le Iene, quando fu intervistato sul tema. In particolare sulla risposta che Fabbri diede al giornalista, indicando che si sarebbe trattato di una “faccenda squisitamente privata”. E così Bertazza arriva a individuare una categoria, quella che lui definisce degli “ottimisti”. Quella parte di mondo che si aspetta “un futuro meraviglioso in cui ci sarà un Grattacielo nuovo, rinnovato da un salvatore in grado di acquisirlo completamente. Dove gli appartamenti che non valevano niente, varranno molto di più”.

Parole con le quali Bertazza si riferisce alle grosse ditte, che fra smentite e rumors, gravitano attorno alle torri, per investire, mettere a posto e rivendere a prezzi più alti. Un’ipotesi felice per gli ottimisti, dice Bertazza, ma molto meno per le persone che lì hanno vissuto fino a qualche mese fa: “Chi si trova in difficoltà potrà cedere il proprio appartamento a questi salvatori per un euro. Per gli ottimisti è tutto perfetto”. La prospettiva cambia se si adotta quella degli attuali inquilini: “Dove andranno? Quale sarà il loro futuro?”.

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