Bondeno
17 Giugno 2026
Incontro pubblico a Bondeno per illustrare il piano: stop al consumo di suolo e focus sulla rigenerazione urbana

Pug dell’Alto Ferrarese, via al confronto con i cittadini

di Redazione | 3 min

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Il 16 giugno sarà una data da indicare in “rosso” sul calendario, perché da quel momento e fino alla conclusione del cantiere, il ponte sul canale di Burana situato sulla Sp 9 per Casumaro, all’altezza del cimitero e dell’incrocio con via Virgiliana, chiuderà

Bondeno. Il Piano Urbanistico Generale è entrato nella sua fase di confronto con la cittadinanza, dal momento che le normative prevedono che ci siano 120 giorni di tempo per depositare eventuali osservazioni al Pug, prima della sua definitiva adozione. Il tutto in una logica di massima partecipazione.

Alla serata svoltasi lunedì alla sala 2000, c’erano il sindaco di Bondeno Simone Saletti, e il primo cittadino di Vigarano, Davide Bergamini.

A introdurre i lavori la dirigente del settore tecnico comunale di Bondeno, Maria Orlandini, con le colleghe degli uffici Sara Mazzocchi e Elena Bonora, Carlotta Paglierini (dell’ufficio tecnico di Vigarano Mainarda), oltre agli architetti Rebecca Pavarini e Carlo Santacroce. D’altra parte, il Pug è un lavoro di squadra, frutto della condivisione dell’Ufficio di Piano, che ha messo insieme i tecnici dei comuni dell’Alto Ferrarese. Simone Saletti ha precisato nel suo intervento che lo strumento è essenziale per uniformare regole e situazioni diverse, con la giusta attenzione per le capacità di insediamento ed espansione degli stabilimenti produttivi, e per le zone soggette a particolari tutele. «Il 3 giugno è stato pubblicato sul Burert (il bollettino ufficiale regionale) il Pug e ci saranno 120 giorni per presentare le osservazioni da parte ai cittadini. Un po’ come abbiamo fatto con gli Hub dedicando ampio spazio al confronto».

Davide Bergamini ha parlato del “corridoio” che esiste, nei fatti, tra Mirabello e Vigarano, interessato da un traffico importante, ma anche della necessità di riqualificare gli spazi presenti sul territorio. L’architetto Carlo Santacroce è entrato nel merito, assieme a Rebecca Pavarini e agli altri tecnici presenti: «Siamo entrati in una fase legislativa completamente nuova – ha esordito –. Ancora di più per i comuni che venivano da contesti regolati dalla presenza dei Piani regolatori. La legge nasce dalla volontà di contenere il consumo di suolo, che si lega al limite del 3% – avvisano dal palco i tecnici –. Sul territorio regionale non si possono più disegnare come un tempo le aree di espansione. Fuori da questo 3% potrà succedere qualcosa, ma si dovrà dimostrare la necessità dell’insediamento. La prima motivazione è legata ad un processo di rigenerazione, oppure all’essere in un contesto di residenzialità sociale. Alcune eccezioni esistono, come opere pubbliche (impianti sportivi, scuole ecc.), opere di interesse pubblico e interventi strategici, come possono essere gli insediamenti produttivi. Anche l’espansione delle attività produttive già presenti sono fuori da questo “tetto”».

Il grosso del lavoro sarà però centrato sulla rigenerazione, con una distinzione tra zone urbanizzate e non. I tecnici degli uffici comunali sono a disposizione dei cittadini per illustrare le variazioni intervenute e sul sito del Comune sono presenti tutti i documenti. Terminata la fase di confronto e definito lo strumento, si arriverà anche ad un regolamento edilizio, ma questo costituirà soltanto l’ultimo tassello sotto il profilo regolativo.

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