di Romeo Farinella*
I due concerti di Vasco Rossi che hanno richiamato complessivamente circa 120.000 spettatori, una cifra pari quasi all’intera popolazione della città è stata al centro di un evento di rilevanza nazionale, un imponente dispositivo organizzativo e un impatto significativo sulla mobilità e sulla militarizzazione della città. Saranno da verificare gli impatti su turismo ed economia locale, essendo un evento “mordi e fuggi”.
La stampa locale ha seguito ampiamente l’evento, con toni esaltati, il TG3 ha detto qualcosa ma spicca il silenzio dei principali quotidiani nazionali e anche delle loro redazioni regionali. Si è parlato molto di Dua Lipa a Palermo, del tour di Cesare Cremonini a Reggio Emilia e in Italia, addirittura si è parlato di Serena Dandini e Luciana Littizzetto a Mirandola.
Colpisce che un fenomeno capace di mobilitare una popolazione equivalente a quella di una media città italiana non venga considerato una notizia di interesse nazionale (e nemmeno regionale nonostante gli assist del nostro presidente de Pascale), almeno nella sua dimensione urbana, sociale, economica e ambientale.
La questione va oltre la musica. Interroga probabilmente il rapporto tra i territori e il sistema dell’informazione: quando un evento che trasforma per due giorni una città intera non riesce a entrare nel racconto nazionale, forse vale la pena chiedersi quali siano oggi le gerarchie dell’attenzione mediatica e quali città vengano considerate degne di essere raccontate.
Molti a Ferrara amano raccontare la città come capitale del Rinascimento, custode del palio più antico del pianeta e ormai persino città dei grandi eventi internazionali, addirittura smart e green. Ma l’auto narrazione non sempre coincide con la realtà. La scarsa attenzione nazionale riservata a eventi che qui vengono percepiti come straordinari dovrebbe indurci a una riflessione: forse il problema non è come ci raccontiamo, ma quanto siamo disposti a confrontarci con racconti che animano un mondo sempre più competitivo. Le illusioni, ahimè, hanno una funzione consolatoria, ma spesso rendono ciechi.
Sicuramente da quanto si è letto sulla stampa locale, in alcune parti della città si sono vendute molte birre, salsicce e arrosticini, dando un robusto aiuto anche all’economia abruzzese, e speriamo che questo contribuisca a riportare la città dagli ultimi posti, dove è, in cima alle classifiche sulla qualità delle città italiane, ma ne dubito. Da “lamentoso” quale sono, come qualcuno bonariamente ci ha definito, credo serva altro.
*Professore ordinario di Progettazione Urbanistica – Dipartimento di Architettura Università di Ferrara
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