Il 2 giugno non è soltanto la Festa della Repubblica. È anche la data che ha cambiato per sempre la storia della democrazia italiana, il giorno in cui milioni di donne entrarono per la prima volta nelle cabine elettorali per scegliere il futuro del Paese.
A ricordare quel passaggio storico sono alcuni ospiti della Casa Residenza per anziani Betlem, gestita da Coop Serena. Ottant’anni dopo, a Ferrara restano vive le voci di chi quel momento lo ha vissuto in prima persona o ne conserva ancora i ricordi.
Testimonianze preziose che raccontano l’entusiasmo, le speranze e la consapevolezza di una conquista che oggi può sembrare scontata, ma che allora fu il risultato di una lunga battaglia civile.
Tra queste c’è quella di Remigia Mazzini, nata nel 1928, che ricorda con orgoglio l’impegno delle donne in quegli anni. “Il 2 giugno del 1946 abbiamo potuto votare come gli uomini e abbiamo fatto il nostro dovere”, racconta. Ma il diritto di voto non arrivò per caso. “Abbiamo continuato a raccogliere domande, firme. Siamo andate persino a Roma. Io sono una di quelle che è andata a Roma chiedere questa possibilità, perché le donne erano messe da parte. Avevamo figli e i nostri figli ci dicevano: andate a Roma e combattete per la vostra parte”.
Parole che restituiscono il senso di una mobilitazione collettiva e di una generazione di donne che non accettò più di restare ai margini della vita pubblica.
Per Massima Bianchetti, nata nel 1927, quel giorno coincise con un momento indimenticabile della sua vita. “Il 2 giugno 1946 ho votato per la prima volta. Avevo 19 anni”, ricorda ancora oggi con emozione. E conclude con un’esclamazione semplice ma eloquente: “Viva le donne!”.
Anche chi non aveva ancora l’età per votare conserva immagini nitide di quei giorni. Silvia Marchetti, nata nel 1930, aveva appena sedici anni. Troppo giovane per partecipare al referendum, ma abbastanza grande per percepire il clima che si respirava nelle città italiane.
“Mi ricordo che sono andata a Ferrara e alla stazione c’era un cartellone enorme con scritto: ‘2 giugno, votate'”, racconta. Un’immagine che testimonia il grande fermento che accompagnò la consultazione popolare e l’importanza attribuita alla partecipazione dei cittadini.
A offrire una riflessione sul significato storico di quella stagione è anche Roberto Fiocchi, intellettuale ferrarese nato nel 1943. “Dopo la guerra finalmente gli uomini politici più illuminati si accorsero che le donne non avevano un valore minore degli uomini”, osserva. Per Fiocchi, il referendum e il successivo lavoro dell’Assemblea Costituente rappresentarono una volta fondamentale nella storia nazionale: “Fu scritta una delle più belle Costituzioni del mondo, nella quale veniva sancito che uomini e donne hanno gli stessi diritti e gli stessi doveri”.
Un principio che oggi appare naturale, ma che nel 1946 segnò una rivoluzione culturale e politica destinata a cambiare il volto dell’Italia.
Le testimonianze dei ferraresi che hanno attraversato quella stagione ricordano come la Repubblica sia nata non solo da una scelta istituzionale tra monarchia e repubblica, ma anche dall’ingresso pieno delle donne nella vita democratica del Paese.
Dietro ogni scheda depositata nell’urna c’erano storie di sacrificio, di impegno, lotta e coraggio. Storie che, a distanza di decenni, continuano a parlare alle nuove generazioni e a ricordare che i diritti conquistati non sono mai frutto del caso, ma della partecipazione e della determinazione di chi ha lottato per ottenerli.
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