di Caterina Spadi
Diversi i punti di criticità e le incertezze segnalati in conferenza stampa da alcuni membri del Sindacato Autonomo Medici Italiani Ferrara (Snami) per quanto concerne la categoria dei Medici di Medicina Generale e la sanità del territorio.
Portavoce di insoddisfazione e malcontento il presidente provinciale Riccardo Vaccari, la vicepresidente regionale Doriana Franciosi, il tesoriere Jacopo Malaguti e, come membro dell’esecutivo provinciale, Carlo Leone.
Lo sdegno della categoria dei medici di medicina generale è rivolto al nuovo contratto nazionale e regionale per i medici di medicina generale e al recente Decreto Schillaci, in particolare all’introduzione del cosiddetto “ruolo unico”, che prevede lo svolgimento di attività orarie, oltre alla regolare attività a scelta, da esaurire in Case di comunità e AFT – aggregazioni funzionali territoriali.
“Una soluzione, a nostro avviso, impraticabile e incompatibile con il ruolo del medico di famiglia, al quale si richiede un impegno costante e continuativo che va a gravare ulteriormente sugli oneri di cui esso già si fa carico”, la protesta dei rappresentanti per Snami. Questi ultimi, invero, denunciano problemi di sovraccarico – con una crescente burocratizzazione della medicina generale – e continue incertezze lavorative, anche a discapito della cura del paziente. A fronte di tali incongruenze, l’esecutivo provinciale si è riservato di firmare l’accordo integrativo regionale.
Il quadro descritto dai rappresentanti Snami provinciale prevede “un sempre crescente collasso di un sistema che già versa in uno stato di precarietà, nonché una minore appetibilità della medicina generale tra i giovani colleghi e meno garanzie per i cittadini”.
Le soluzioni proposte? Una maggiore ripartizione delle mansioni, per consentire ai medici di medicina generale di poter dedicare tempo alle loro funzioni basilari garantendo attenzione alle cure dei pazienti, e l’introduzione di una scuola di specializzazione a livello universitario, per aprire le porte della medicina generale a più nuovi medici possibile.
“La nostra è una lotta contro la demonizzazione della categoria dei medici di famiglia – conclude il sindacato -, che non trova il supporto delle istituzioni e, per prima, si ritrova esposta alle insoddisfazioni dei pazienti; quando la medicina generale, il primo filtro tra cittadini e sanità pubblica, è impossibilitata a lavorare correttamente, ne risente il sistema sanitario nazionale e la popolazione intera”.
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