Un totale di 3,4 milioni di giornate-uomo all’anno dedicate ad attività amministrative a basso valore aggiunto, pari a un costo di 673,9 milioni di euro, che potrebbe essere significativamente ridotto grazie alla digitalizzazione, ricorrendo a strumenti che già esistono: questo, il conto – salato – degli adempimenti connessi alle 10 autocertificazioni più diffuse con cui si misurano le imprese italiane, per un totale di 27,5 milioni di pratiche.
È quanto è emerso da un report realizzato da Fondazione Promo Pa presentato a Padova nel corso del convegno nazionale “Trasparenza, innovazione e sviluppo: trent’anni di storia del Registro delle Imprese”. L’appuntamento, promosso da Camera di Commercio di Padova, Unioncamere e InfoCamere, è stato occasione per celebrare i 30 anni dall’entrata in funzione del Registro delle Imprese che ha rappresentato e rappresenta un’innovazione significativa nel processo di digitalizzazione e semplificazione amministrativa.
L’indagine realizzata da Promo PA stima un tempo medio di 63 minuti per la compilazione di ogni autocertificazione evidenziando, tra le principali criticità segnalate dalle imprese, l’obbligo di ripresentare la stessa dichiarazione ad ogni nuova procedura con la pubblica amministrazione, la complessità e la ripetitività degli adempimenti, la richiesta di modulistica diversa da parte di amministrazioni diverse per la stessa autocertificazione. La Piattaforma Digitale Nazionale Dati, che funge da interconnessione con le banche dati di Inps, Inail, Agenzia delle Entrate, Agenzia delle Entrate Riscossione e delle Camere di commercio – rileva l’analisi – è conosciuta solo dal 17% delle imprese. Proprio questo strumento è individuato come la strada per arrivare alla “decertificazione” eliminando le autocertificazioni con dati acquisiti alla fonte in tempo reale e modo automatico e validati dal sistema. Tre le direttrici operative individuate dalle Camere di commercio: rendere cogente la decertificazione, obbligando le amministrazioni a riversare le notizie sulle imprese sulla PDND, accompagnare imprese e PA con formazione, sportelli digitali, campagne informative; valorizzare le potenzialità della piattaforma alimentandola con i dati delle imprese, a partire dalle certificazioni più frequenti. Da qui la proposta, lanciata in occasione del convegno, di utilizzare l’app impresa-italia.it, che consente l’accesso facile al Registro delle Imprese, realizzata da InfoCamere, per portare le autocertificazioni direttamente sullo Smartphone degli imprenditori.
“Ogni aspetto della vita delle imprese – ha sottolineato Giorgio Guberti, presidente della Camera di commercio di Ferrara Ravenna – è governato da regole e cadenzato da obblighi, adempimenti, pratiche, procedure e processi. La produttività e la competitività di un’impresa sono, quindi, fortemente condizionate dalla qualità del quadro normativo e dalla capacità di quest’ultimo di disciplinare, in maniera proporzionata e non pervasiva, l’attività d’impresa, nonché dall’efficienza della macchina pubblica nel. fornire risposte in tempi certi e ragionevoli. Occorre definire – ha proseguito il presidente della Camera di commercio – un quadro normativo stabile, chiaro e prevedibile, che consenta alle imprese di pianificare e investire. La qualità della regolazione, infatti, ha un impatto positivo diretto sulla crescita degli investimenti, perché riduce i costi di conformità e accelera i processi autorizzativi e decisionali”.
Nel corso dell’evento di Padova, sono state inoltre presentate alcune analisi di Unioncamere relative al valore economico complessivo generato – in trent’anni – dal Registro delle imprese, stimato in un range compreso fra i 34 e i 41 miliardi di euro. Secondo i dati presentati, a fronte di un investimento complessivo tra il 1996 e il 2025 stimabile in circa 7 miliardi di euro, il Registro delle Imprese genera benefici rilevanti in termini di riduzione dei costi amministrativi, semplificazione digitale, trasparenza del mercato, interoperabilità dei dati e sostegno alla legalità economica. A questi si aggiungono effetti legati alla maggiore liquidità disponibile per gli investimenti e al ruolo degli investimenti tecnologici, in particolare di InfoCamere. Nel complesso, i benefici economici e amministrativi generati nei trent’anni di attività sono stimati prudenzialmente in circa 10 miliardi di euro. A questo valore si sommano le esternalità positive derivanti dalla riduzione dei costi di transazione per le imprese, stimate tra 16 e 24 miliardi di euro.
“Il Registro delle imprese – ha concluso Guberti – è e sarà sempre di più uno strumento di semplificazione della vita delle imprese. Non soltanto perché azzera le code allo sportello, ma perché riduce i tempi e costi della burocrazia attraverso processi di aggiornamento che già ora sono semplici, fluidi, il più possibile condivisi all’interno della pubblica amministrazione. A guidare tali innovazioni, la tutela della trasparenza, valore essenziale per garantire la sicurezza del mercato, la certezza del diritto, la legalità dell’operare economico anche rispetto a fenomeni distorsivi o criminali”.alla carta alla trasparenza digitale, dai vecchi archivi presso le cancellerie dei tribunali ad uno dei sistemi telematici più strutturati, tecnologici”.
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